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STAGIONE 2011/2012

 

 

PREMIO CINEMA GIOVANE
VII EDIZIONE
 

CONCORSO PER LA MIGLIORE RECENSIONE


20 SIGARETTE di Aureliano Amadei

 

Troppo difficile parlare di guerra, troppo difficile farla, comprenderla, capirne il senso.
 Un senso che forse non c’è, quando poi vedi la polvere da sparo sulla pelle delle
persone, quando le schegge affondano laceranti e a contare le vittime è chi rimane.
 Una strage quella di Nassirya, un attentato costato la vita di soldati, civili e bambini,
un bambino, come quello che il protagonista vedeva andar via nelle sue braccia ricolme
 di sangue e la disperazione negli occhi. Scritto dallo stesso protagonista di questa
storia vera, Aureliano Amadei in tutta la sua drammaticità ci racconta il suo vissuto come se
lo spettatore fosse parte della trama, dando peso ai sentimenti, alla percezione di chi di una
guerra non doveva far parte, di chi come noi, la guerra la vede scritta nei titoli di giornale
a cui viene raccontata quando è già finita. La storia di un “aiutante regista” che parte per
l’Iraq rimanendo vittima, il 12 novembre 2003, dell’attentato kamikaze al presidio italiano.
Un grande sognatore, Aureliano, anarchico, giovane, spontaneo e con il futuro in tasca, l’ideale
di un sogno tutto quello che porta con se in valigia, tutto quello che lo spinge ad andare e
 la certezza di essere intoccabili a vent’anni, invulnerabili, invincibili, come se il fatto di essere
giovani ci esentasse dall’avere paura, come se la vita non potessi giocartela a ventanni.
 Colpito tra le bombe, mentre andava a girare il primo film, corre Aureliano, cerca di
scappare, ma non c’è fuga alla fiamme che lo rincorrono, si rifugia sotto un camion e
 trascinandosi spalla a spalla nel dolore riesce a scappare, portando con se quelle
immagini che rivivrà in ogni istante della vita quotidiana, quando tutto sarà finito, anche
 quando ci sarà pace, rimbomberà il silenzio di quel giorno, di quegli istanti di vita, indimenticabili
 per chi ne è stato travolto. Esiste una cosa più dura della vita, la forza dell’uomo sull’altro uomo,
il conflitto, l’attrito, scegliere una guerra di difesa, per non tornare più a casa. Ancora una volta
 un grido alla pace, di pace, perché tutti sappiano, che la guerra non è mai come ce la raccontano.

 CHIARA BARTOLI

ISTITUTO DI ISTRUZIONE  SUPERIORE  DI VIA ASMARA 28-ROMA

 

 

 


 


 

 

 

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