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PREMIO CINEMA GIOVANE
VII EDIZIONE
CONCORSO PER LA MIGLIORE RECENSIONE
20 SIGARETTE di Aureliano Amadei
Troppo difficile parlare di guerra, troppo difficile
farla, comprenderla, capirne il senso.
Un senso che forse non c’è, quando poi vedi la polvere da sparo sulla
pelle delle
persone, quando le schegge affondano laceranti e a contare le
vittime è chi rimane.
Una strage quella di Nassirya, un attentato costato la vita di soldati,
civili e bambini,
un bambino, come quello che il protagonista vedeva andar via nelle
sue braccia ricolme
di sangue e la disperazione negli occhi. Scritto dallo stesso protagonista
di questa
storia vera, Aureliano Amadei in tutta la sua drammaticità ci
racconta il suo vissuto come se
lo spettatore fosse parte della trama, dando peso ai sentimenti,
alla percezione di chi di una
guerra non doveva far parte, di chi come noi, la guerra la vede
scritta nei titoli di giornale
a cui viene raccontata quando è già finita. La storia di un
“aiutante regista” che parte per
l’Iraq rimanendo vittima, il 12 novembre 2003, dell’attentato
kamikaze al presidio italiano.
Un grande sognatore, Aureliano, anarchico, giovane, spontaneo e con
il futuro in tasca, l’ideale
di un sogno tutto quello che porta con se in valigia, tutto quello
che lo spinge ad andare e
la certezza di essere intoccabili a vent’anni, invulnerabili, invincibili,
come se il fatto di essere
giovani ci esentasse dall’avere paura, come se la vita non potessi
giocartela a ventanni.
Colpito tra le bombe, mentre andava a girare il primo film, corre
Aureliano, cerca di
scappare, ma non c’è fuga alla fiamme che lo rincorrono, si rifugia
sotto un camion e
trascinandosi spalla a spalla nel dolore riesce a scappare, portando con
se quelle
immagini che rivivrà in ogni istante della vita quotidiana, quando
tutto sarà finito, anche
quando ci sarà pace, rimbomberà il silenzio di quel giorno, di quegli
istanti di vita, indimenticabili
per chi ne è stato travolto. Esiste una cosa più dura della vita, la forza
dell’uomo sull’altro uomo,
il conflitto, l’attrito, scegliere una guerra di difesa, per non
tornare più a casa. Ancora una volta
un grido alla pace, di pace, perché tutti sappiano, che la guerra non è
mai come ce la raccontano.
CHIARA BARTOLI
ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE DI VIA ASMARA 28-ROMA
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