L’uomo che cadde sulla Terra, recensione di Riccardo Rosati

 L’uomo che cadde sulla Terra

 

Genere: Fantascienza

Nazione: Gran Bretagna

Anno produzione: 1976

Durata: 139’

Regia: Nicolas Roeg

Cast: David Bowie, Rip Torn, Candy Clark, Buck Henry, Bernie Casey, Jackson D. Kane, Rick Riccardo, Tony Mascia, Linda Hutton, Hilary Holland

Sceneggiatura: Paul Mayersberg. Tratto dal romanzo omonimo (1963) di Walter Tevis

Distribuzione: Universal Home Video

 

Un giorno sulla Terra per caso

Un alieno (David Bowie) dalle sembianze umane scende sulla Terra alla ricerca dell’energia che permetterebbe al suo pianeta di continuare a sopravvivere. La sua tecnologia gli consente di creare invenzioni a noi sconosciute e che lo fanno diventare un magnate delle comunicazioni. L’extraterrestre, immalinconito dalla distanza che lo separa dal pianeta natio, rimarrà solo e sarà tradito dal suo collaboratore che lo consegnerà nelle mani del Governo.

 

Dov’è la Fantascienza?

L’uomo che cadde sulla Terra (“The Man Who Fell to Earth”) non è certo un  titolo di cui si sente parlare spesso. Osannato dai fan del “Duca Bianco” (nomignolo di Bowie), è comunque altamente da sconsigliare per chi ama la Fantascienza vera, poiché da questo complesso genere, il film di Nicolas Roeg prende poco o, quasi, nulla. Bowie (qui alla sua prima apparizione cinematografica) è l’unica cosa che renda speciale la pellicola: è il suo Alfa e Omega, la “musa” della storia, il tutto insomma, fino a comporre la colonna sonora, che presenta anche alcuni suoi brani originali. Roeg sfrutta furbescamente l’icona glam del cantante inglese, grazie ai frequenti primissimi piani, per evidenziare il suo look magnetico. L’uso della telecamera a mano è sempre un po’ un rischio per un film di FS, che necessita molto del formale, seppure questa venga spesso alternata a riprese fisse e decisamente ben calibrate.

 

Come detto, più che di una storia fantascientifica, trattasi di un film  dal taglio fortemente sperimentale e psichedelico, perfettamente in linea con il gusto onirico di molta cinematografia d’autore degli anni ’70. Un montaggio non lineare, una struttura frammentaria ed ellittica della narrazione, e un approccio sensistico all’immagine fanno di questa opera un rebus che non si lascia facilmente risolvere, ma che allo stesso tempo sa essere di una limpidezza disarmante nella sua critica feroce alla società contemporanea. Come se la impossibilità del protagonista di invecchiare si riflettesse in una storia capace di rimanere sempre attuale e pronta a stigmatizzare la tendenza umana alla autodistruzione in nome dei soldi, del sesso, dell’alcool e della brama. È d’uopo altresì evidenziare quella suggestiva vocazione al nichilismo tipica della Sci-Fi britannica, ove la scienza è fonte di dolore e genera sovente nell’uomo una insaziabile sete di conoscenza e dominio.

Una pellicola che vorrebbe essere arte e che alcuni critici dell’epoca, intrisi di una boria che sa talvolta di Nouvelle Vague, l’hanno pure giudicata così. Quello di Roeg è solo un esperimento confuso e senza spina dorsale e, come ammette egli stesso, non si sarebbe mai potuto fare senza la presenza di David Bowie, poiché il film è lui! Per tirarne fuori qualcosa, è necessario sentire le parole dello sceneggiatore Paul Mayersberg (presente in una intervista negli extra), il quale afferma: “non è vera Fantascienza, ma una poesia dell’alieno e di come vede il mondo”. Dunque, qui troviamo almeno un interessante gioco di parole col termine inglese “alien”, che in America viene anche utilizzato per indicare lo straniero. Difatti, il personaggio di Bowie afferma di venire dall’Inghilterra, come a voler sardonicamente far intendere (la medesima cosa accade del resto nella famosa canzone di Sting, Englishman in New York), che per un suddito di sua Maestà, gli Stati Uniti sono proprio un altro pianeta.

Riccardo Rosati

 

 

Caratteristiche tecniche

Formato video: 2.35:1

Formato audio: Dolby Digital 2.0 italiano.

 

Contenuti speciali

Trailer originale

Guardando l’alieno

Sogno di una notte di mezza estate.

 

La qualità video e audio è discreta. Peccato che talvolta le immagini appaiano leggermente sgranate.