Marcho. L’ultima bandiera – recensione di Catello Masullo
SCHEDA TECNICA
Titolo: Marcho. L’ultima bandiera
Regia: Marco Fabbro
Anno: 2025
Paese: Italia
Durata: 75’
Produzione:
Prodotto da: Arte Video e ARLeF
Con il contributo di: Friuli Venezia Giulia Film Commission e Fondo per l’Audiovisivo FVG
Produttore esecutivo: Marco Fabbro
Produttore ARLeF: William Cisilino
Prodotto da: Giuseppe Tissino, Claudio Zorzenon
Soggetto:
William Cisilino, Enrico Maso, Marco Fabbro
Sceneggiatura:
Enrico Maso, Marco Fabbro
Approfondimenti storici:
Franco Cardini, Alberto Travain, Flavia Maria De Vitt, William Cisilino, Gianfranco Ellero
Cast:
Paolo Mutti, Aida Talliente, Fabiano Fantini, Alessandro Mistichelli,
Lorenzo Acquaviva, Paolo Fagiolo, Riccardo Apostolico,
Gabriele Benedetti, Andrea Braida, Beppe De Francesco,
Klaus Martini, Antonio Scarpa, Andrea Zuccolo, Maurizio Zacchigna
Voce narrante: Renato Rinaldi
CREW
Musiche: Vincenzo Di Francesco
Scenografia: Alex Nazzi
Montaggio: Marco Fabbro
Suono e sound design: Massimiliano Borghesi
Direttore della fotografia: Claudio Cescutti
Costumi: Roberta Blarasin
Trucco: Samia Laoumri
Organizzazione generale: Chiara Coseano
SINOSSI
Il docufilm narra la vicenda di Marcho, signore di Moruzzo, ultimo portabandiera dello Stato patriarcale di Aquileia e unico nobile a opporsi all’avanzata di Venezia nel 1420. Le testimonianze degli storici e una lettera ritrovata dopo cinque secoli riportano alla luce la sua ribellione, l’assedio e la tragica fine, riscattando una figura cancellata dalla storia.
NOTE DI REGIA
Marcho compie una scelta radicale: quando tutto intorno a lui cede, quando ogni alleanza si spezza e ogni equilibrio politico è ormai compromesso, decide di restare. Restare in nome della libertà, della dignità e della fedeltà a un’idea. La sua non è una ribellione eroica in senso retorico, ma una scelta profondamente umana, solitaria, destinata alla sconfitta ma non alla rinuncia.
È proprio questa dimensione della scelta che mi ha spinto a raccontare la sua storia. Marcho non combatte per vincere: combatte per non tradire se stesso. Ed è in questo spazio, fragile e assoluto insieme, che il film cerca di abitare il suo personaggio.
All’interno delle scene di fiction ho voluto inserire anche gli interventi degli storici, come se fossero dei viaggiatori del tempo che attraversano i secoli per entrare nella vicenda mentre essa accade. Non osservatori esterni, ma presenze che camminano nei luoghi, assistono agli eventi, li interrogano e li restituiscono allo spettatore nel momento stesso in cui prendono forma. In questo modo, la riflessione storica non interrompe il racconto, ma lo attraversa, fondendo il tempo dell’azione con il tempo della memoria.
Marcho. L’ultima bandiera è, in fondo, un film sulla responsabilità delle scelte e sulla memoria. Su ciò che resta di un uomo quando tutto ciò per cui ha combattuto viene cancellato. Raccontare Marcho oggi significa interrogarsi sul valore della libertà quando essa non è più garantita da nessun equilibrio, se non dalla coscienza individuale.
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO: “Marcho-L’Ultima Bandiera” è un film originale e notevole. Ha molti meriti. Primo quello di rievocare una pagina di storia dimenticata e poco o mai scritta. Lo fa con uno sguardo originale e allo stesso tempo autoriale e rigoroso. Narra le vicende con la tecnica del film di finzione storico, in costume (è ambientato nella prima parte del 1400), ma con l’intervento in scena di storici di vaglia, in abiti odierni, che chiosano, spiegano e, a volte, prendono persino parte all’azione che si sta svolvendo, come quando Franco Cardini porge una spada ad un condottiero durante una battaglia. Ci racconta cose sconosciute ai più, come il fatto che il parlamento friulano fondato nel 14esimo secolo continuò a riunirsi anche sotto la successive dominazione della Repubblica di Venezia, fino al 1805, quando fu sciolto da Napoleone. E che, quindi, questo ne fa uno dei parlamenti più antichi e longevi di Europa. La struttura è avvincente, sia per la messa in scena delle numerose scene di azione dell’epoca, sia per la suspence ed il colpo di scena del ritrovamento di un documento di importanza storica fondamentale che era rimasto nascosto e sconosciuto per 500 anni. La confezione generale è orginale e più che decorosa e avrebbe meritato qualche mezzo produttivo in più per conferire maggiore spettacolarità. Senza comunque togliere nulla al grande valore storico di una testimonianza epica e identitaria che non si dimentica.
VALUTAZIONE SINTETICA: 7
