THE BOY WITH WHITE SKIN, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
(L’enfant à la peau blanche)
(in alphabetical order)
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sound recordist
tecnico del suono
Sound Editor
- Anno: 2024
- Durata: 14’
- Distribuzione: Manifest Pictures
- Genere: Cortometraggio drammatico
- Nazionalita: Francia, Senegal
PREMI PRINCIPALI
Clermont-Ferrand International Short Film Festival
2025 Vincitore France Televisions Award
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- Best Film
- Simon Panay (director)
Flickerfest International Short Film Festival
2025 Vincitore Best European Film
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- International Competition
- Simon Panay (director)
2025 Vincitore Prix de la Singularité
-
- Official Competition
- Simon Panay (director)
Bali International Film Festival (aka BALINALE)
2025 Vincitore International Short Film Competition Award
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- International Short Film Competition
- Simon Panay (director)
-
- Best Short Film
- Simon Panay (Simon Panay)
European Short Film Festival of Bordeaux
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- European Competition
- Simon Panay (director)
-
- International Competition
- Simon Panay (director)
Cinécran – Rencontres du Cinéma Européen à Vannes
2025 Vincitore Prix du meilleur court métrage
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- Best Film
- Simon Panay (director)
2025 Vincitore Prix des détenus
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- Compétition Officielle
- Simon Panay (director)
Flickers’ Rhode Island International Film Festival
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- Breaking Boundaries
- Simon Panay
Cisterna Short International Film Festival
2025 Vincitore Primo Premio (Motivazione della Giuria: Per la capacità di raccontare l’impatto delle superstizioni su chi le subisce, senza retorica né compiacimento, ma con uno sguardo limpido, delicato e documentaristico. Grazie a una regia asciutta e partecipe, il film ci conduce dentro l’esperienza intima di chi viene percepito come “altro” e definito da ciò che non è.)
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO: “The Boy With White Skin” è un film che esplora il mondo delle miniere d’oro in Burkina Faso, con un focus particolare sul rituale di utilizzo di bambini albini per attirare l’oro. Il film è stato proiettato in 71 paesi e ha ricevuto 134 premi, dimostrando il suo potere e la sua importanza sociale. Il regista, Simon Panay, a soli diciotto anni è nominato Young Talent of the Year 2014 all’ARP, sotto la guida del regista Gérard Krawczyk. Fondamentale l’incontro con il documentarista burkinabè Souleymane Drabo che segna l’inizio del suo impegno in Africa, in particolare in Burkina Faso, dove è diventato un grande esperto delle miniere d’oro, all’interno delle quali ha girato dapprima “Nobody Dies Here”, e poi “Si tu es un homme”, girato in full immersion nella miniera di Perkoa, dove ha assistito al rituale che avrebbe poi dato vita a questo suo terzo lavoro, a completamento di una trilogia, “The Boy With White Skin” (“L’enfant à la peau blanche”). A differenza dei primi due, quest’ultimo è un film di finzione. Che si è reso necessario, dato che non gli fu permesso girare dal vivo il rituale, perché i minatori temevano che avrebbe potuto spezzare l’incantesimo. Il film è di rara potenza visiva. Claustrofobico, inquietante, con atmosfere da horror/thriller, molto dark, nel buio delle miniere a 100 metri sotto terra, squarciato a tratti dalle lame di luce delle torce elettriche.
Lo stesso regista ha dichiarato che: “Per i minatori l’oro è come una creatura mitologica (…) Una bestia che va cacciata, seguita, affrontata in un duello mortale prima di essere conquistata. Volevo che lo spettatore sentisse questa presenza, che l’oro avesse una voce, un respiro.”
La cultura di quell’area del mondo vede i bambini albini come semidei, esseri dotati di poteri spirituali, capaci di attirare l’oro cantando nel buio della terra, mentre in altri paesi dell’Africa Sub Sahariana sono perseguitati e uccisi per colpa del “malocchio” oppure rapiti e uccisi durante i periodi elettorali in riti sacrificali, essendo considerati, al contrario portatori di fortuna per i candidati politici. Per superare i timori dei genitori del giovane protagonista, per ragioni di sicurezza, le scene nei tunnel sono state ricostruite in set artificiali sull’isola di Gorée, nella baia di Dakar, in Sénégal.
Un film antropologicamente interessante, socialmente di dura denuncia sulle anche strali pratiche discriminatorie, tra mito e superstizione.
VALUTAZIONE SINTETICA: 8
