L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Credits e sinossi da cinematografo.it e AntonioGenna.net
L’uomo che sapeva troppo
The Man Who Knew Too Much
USA 1956
SINOSSI: In vacanza in Marocco i coniugi McKenna assistono ad un omicidio: un turista viene ucciso e Ben McKenna, che è un dottore, tenta di soccorrerlo. Prima di morire l’uomo gli confida che verrà presto commesso un attentato a Londra. L’uomo va alla polizia, ma per impedirgli di parlare, qualcuno gli rapisce il figlioletto…
Regia: Alfred Hitchcock
Attori:
| PERSONAGGI | INTERPRETI | DOPPIATORI |
| DOTT. BENJAMIN ‘BEN’ McKENNA | James Stewart | GUALTIERO DE ANGELIS |
| JOSEPHINE ‘JO’ McKENNA | Doris Day | LYDIA SIMONESCHI |
| LUCY DRAYTON | Brenda De Banzie | WANDA TETTONI |
| EDWARD DRAYTON | Bernard Miles | LAURO GAZZOLO |
| ISP. BUCHANAN | Ralph Truman | GIORGIO CAPECCHI |
| LOUIS BERNARD | Daniel Gelin | PINO LOCCHI |
| AMBASCIATORE | Mogens Wieth | CARLO ROMANO |
| VAL PARNELL | Alan Mowbray | MANLIO BUSONI |
| JAN PETERSON | Hillary Brooke | TINA LATTANZI |
| HENRY ‘HANK’ McKENNA | Christopher Olsen | |
| AMBROSE CHAPPELL SR. | George Howe | AMILCARE PETTINELLI |
| AMBROSE CHAPPELL JR. | Richard Wordsworth | BRUNO PERSA |
| RIEN | Reggie Nalder | VINICIO SOFIA |
| PRIMO MINISTRO | Alexi Bobrinsky | MARIO BESESTI |
| CINDY FONTAINE | Carolyn Jones | FIORELLA BETTI |
| HELEN PARNELL | Alix Talton | DHIA CRISTIANI |
| WOBURN | Noel Willman | |
| ISPETTORE DI POLIZIA A MARRAKESH | Yves Brainville | STEFANO SIBALDI |
Soggetto: Charles Bennett – sceneggiatura del 1936, D.B. Wyndham-Lewis – sceneggiatura del 1936
Sceneggiatura: John Michael Hayes, Angus MacPhail – contributi
Fotografia: Robert Burks
Musiche: Bernard Herrmann
Montaggio: George Tomasini
Scenografia: Henry Bumstead, Hal Pereira
Arredamento: Arthur Krams, Sam Comer
Costumi: Edith Head
Effetti: Farciot Edouart, John P. Fulton
Altri titoli:
El hombre que sabía demasiado
L’homme qui en savait trop
Alfred Hitchcock’s The Man Who Knew Too Much
Der Mann, der zuviel wußte
Der Mann, der zuviel wusste
Durata: 119
Colore: C
Genere: DRAMMATICO
Specifiche tecniche: VISTAVISION: MOTION PICTURE HIGH-FIDELITY, 35 MM (1:1.85) – TECHNICOLOR
Tratto da: dal soggetto di Charles Bemmett e D.B. Wyndham Lewis per il film omonimo del 1936
Produzione: ALFRED HITCHOCK (NON ACCREDITATO) PER FILWITE PRODUCTIONS, INC., PARAMOUNT PICTURES
Distribuzione: PARAMOUNT – CIC VIDEO – BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2012); DVD E BLU-RAY (HITCHCOCK BOXSET): UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2013)
NOTE
– REMAKE DEL FILM OMONIMO DI ALFRED HITCHCOCK DEL 1934.
– OSCAR 1956 PER LA MIGLIOR CANZONE.
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO: Sir Alfred Hitchcock, soprattutto dopo la più grande operazione di valorizzazione e sdoganamento di tutti i tempi che ne fece Francois Truffaut con il memorabile libro/intervista “Il cinema secondo Hitchcock”, è unanimemente considerato “il Maestro dei Maestri”. Con una carriera lunghissima (era già un famoso cineasta all’epoca del cinema muto) ha influenzato con i suoi film (che sono altrettante “lezioni di cinema”) (quasi) tutto il cinema a cavallo degli ultimi due secoli. Questo “L’Uomo che Sapeva Troppo”, del 1956, è un remake del film omonimo del 1934, dello stesso Hitchcock. Il primo film segnò il più grande successo del suo periodo inglese. Questo secondo film, rigirato negli USA, pure ebbe grande successo. Il secondo film, secondo lo stesso regista, gli venne meglio (dichiarò che “la prima versione è stata fatta da un dilettante di talento, mentre la seconda da un professionista”…). È un film superlativo, magistrale, esemplificativo, quasi didascalico, per la cosiddetta tecnica della “suspence”, del tenere cioè in sospensione, in tensione, lo spettatore. Ancora oggi la visione non può che essere fatta in apnea. Ogni scena, quasi ogni fotogramma, ti mette in apprensione, in trepida, morbosa, attesa di scoprire quello che avverrà nella scena successiva. Tecnica sopraffina che il Maestro metteva in atto con la assoluta semplicità e chiarezza della storia. La sua attenzione era di chiarire costantemente quello che avveniva sullo schermo, affinché lo spettatore fosse preparato, praticamente “condizionato”, a porre la massima attenzione a quello che veniva annunciato, a quello che stava per succedere. Esemplifico con la scena madre del film, quello dell’unico suono dei piatti, dei cimbali, durante una esecuzione musicale, che avrebbe dovuto mascherare il rumore di uno sparo (a quasi un secolo dalla versione americana e a oltre un secolo da quella inglese, uno spoiler, parziale, è forse consentito al recensore per approfondire l’argomento tecnico, fondamentale nel cinema del Maestro). Hitchcock si mette, come sempre, nei panni dello spettatore meno avvertito, meno colto, che potrebbe non sapere cosa siano i piatti nella musica, in qualità di strumenti musicali. Ed allora scopre i giochi fin dall’inizio. Subito dopo i titoli di testa viene mostrato un musicista con i piatti in mano e fa apparire una scritta in sovraimpressione: “un colpo di piatti può sconvolgere la vita di una famiglia americana”. Ha così creato l’attesa, la sospensione, in tutti gli spettatori, che non vedono l’ora di capire, quando e come, ci sarà questo, unico, determinante, colpo di piatti. Successivamente, gli attentatori, ascoltano su disco una registrazione della partitura musicale, due volte, nelle battute che precedono immediatamente il fatidico colpo di piatti. Che avverrà nella esecuzione a teatro quella sera stessa. La insistenza su questa scena, fa montare ancora di più l’attesa e la suspence. In questo modo il film ottiene la completa partecipazione del pubblico. Il quale, anche se prima del film non avesse saputo cosa fossero i piatti in un’orchestra, e non ne avesse mai sentito il suono, avendo letto a chiare lettere, all’inizio, la parola “piatti” ed avendo sentito per due volte il suono degli stessi, nella registrazione su disco ascoltata nella preparazione degli attentatori, ne è oramai perfettamente edotto. Gli spettatori immaginano il suono dei piatti in anticipo e sono in attesa di ascoltarlo. Ogni confusione nella mente dello spettatore su quanto accadrà in seguito è totalmente evitata. Se lo spettatore ha la minima confusione (ad esempio non riesce a distinguere tra due personaggi, perché sono vestiti in modo simile, oppure non riesce bene a capire dove si svolge l’azione, ecc.), mentre cerca di riprendere il filo della narrazione, la scena va avanti e non provoca in lui alcuna emozione. La lezione di suspence è servita, al pubblico ed a tutti i cineasti che cercano di interessare i loro spettatori. La confezione, la bravura degli attori, le musiche, la fotografia, le scenografie, ecc., contano. Ma, come usava ripetere Sir Alfred Hitchcock, per fare un buon film servono tre cose fondamentali: 1) la sceneggiatura, 2) la sceneggiatura e, 3) la sceneggiatura! (e diceva anche che la durata di un film non doveva mai eccedere quella della capacità di ritenzione di una vescica umana…).
P.S. Il marchio di fabbrica dei film di Hitchcock è che il regista appaia fugacemente sullo schermo come comparsa non parlante: anche questo film non fa eccezione, il regista è un passante al mercato in Marocco, all’inizio del film (ovviamente non accreditato…).
VALUTAZIONE SINTETICA: 10 e lode
