PLAYING GOD, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

PLAYING GOD, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

Credits e sinossi da IMDB

Playing God

SINOSSI: Una statuetta di argilla osserva il suo Dio creatore.

 

RECENSIONE DI CATELLO MASULLO: Non è un caso che questo cortometraggio sia l’unico film italiano ancora in lizza per gli Oscar 2026. Si tratta, infatti, di un capolavoro assoluto. Come testimoniato dai già numerosi e prestigiosi riconoscimenti: Nastro d’Argento e vincitore del Tribeca Film Festival per Miglior Cortometraggio d’Animazione, Miglior Film e Menzione Speciale al FI PI LI Horror Festival, Premio del pubblico al Fantasy Filmfest ed al London International Animation Festival, Nomination per Miglior Film al Septimius Awards. Sette anni di lavoro per 9 minuti di animazione in tecnica “a passo uno” (“stop motion”). Un film sulla creazione non solo come atto artistico, ma anche come metafora della fragilità umana. Sono state utilizzate in combinazione tre tipi di tecniche: la puppet animation, la clay animation e la pixilation. Il protagonista è un piccolo “Frankenstein” d’argilla scolpito da un demiurgo in un laboratorio disordinato, intrappolato in un loop infinito di “costruire-per-cadere”. Non si tratta solo del legame tra un “padre” ed un “figlio”, tra lo scultore e la scultura, ma anche di quello della connessione tra la scultura e “gli altri”. Che sono figure simili a lui, tutte alla ricerca di un senso di appartenenza. Sono stati composti 12.000 fotogrammi, con una post produzione minima: tutto quello che si vede nel film è stato animato direttamente in camera. Una animazione che ha richiesto due anni interi di riprese, a cura di una unica animatrice. L’argilla è rappresentata come materia grezza, come fosse carne viva sullo schermo. L’argilla è molto flessibile, ma richiede una lavorazione molto lenta, anche 40/50 minuti per un singolo fotogramma. La pixilation richiedeva un intervento umano: le braccia umane che si vedono sono quelle del regista Matteo Burani, il quale ha dichiarato allo specifico proposito che la maggiore sfida che ha dovuto affrontare è stata quella di restare immobile durante le lunghe fasi di ripresa, fotogramma per fotogramma, una performance di controllo mente-corpo, molto intensa, fino a 7 ore al giorno, in perenne contatto con il pupazzo di argilla. Per il viso del regista è stata creata una protesi in silicone per le scene di “face reveal” dello scultore, una scelta insolita per un film di animazione, ma molto efficace nel creare una connessione fisica ed emotiva reale con il pubblico che guarda il film. Sono stati creati 80 pupazzi in argilla, ognuno diverso dall’altro. Il protagonista, il n. 85, è alto 58 cm, con armatura interna a snodo e sfera, progettata per supportare i micromovimenti. Il corpo è interamente in argilla. Rimarchevole l’effetto camera a mano, combinato con l’animazione dell’obiettivo, per creare transizioni espressive di fuoco e fuori fuoco, e inquadrature grandangolari a 24 mm, alternate con primi piani a 70 mm. Emozioni intense che suscitano riflessioni su come affrontiamo le pressioni e le illusioni imposte dalla società in cui viviamo. Solo 9 minuti di visione, ma ne vale veramente la pena. In bocca al lupo per gli Oscar!

 

VALUTAZIONE SINTETICA: 10