NAPOLI NEW YORK di Gabriele Salvatores, recensione di Andrea Bacchi

NAPOLI NEW YORK di Gabriele Salvatores

Dopo il crollo di una palazzina,una bambina napoletana si trova da sola, dalla morte della parente con cui viveva. Qui viene assistita da uno “scugnizzo” napoletano che entrando in contatto con un marinaio,che faceva il cuoco, per una questione di soldi, decise di andarlo a cercare sulla nave a cui tale bambina si aggregò. Tenendo la scialuppa che sfuggì alla presa, si trovarono imbarcati clandestini su una nave  americana.La banbina decise quindi di raggiungere la sorella a New York. Ma la realtà che l’aspetta in  America è ben diversa. Poiché la sorela si dimostra un tutore inaffidabile, in un        ” paese” lontano  dal loro, aiutati dagli immigrati e dal cuoco di colore subendo tale diffidenza da gente da espatrio, dal commissario di bordo riescono a trovare fortuna con la loro avventura da un direttore del giornale a cui si erano rivolti per lo smarrimento della bambina.Riescono a trovare fortuna con la loro avventura:Due adolescenti in un ” paese” straniero. Ritrovandosi .Informando l’opinione pubblica.