CINEMA COREANO · RECENSIONE People and Meat Regia: Yang Jong-hyun , recensione di Giorgio Passeri

CINEMA COREANO · RECENSIONE

People and Meat

Regia: Yang Jong-hyun

Tre anziani e la loro “lotta di resistenza” a colpi di barbecue

Il film ci mostra una vecchiaia che non è nostalgia dei bei tempi andati — o almeno non solo — ma desiderio di bei tempi ancora da vivere.

I tre anziani protagonisti sopravvivono nella periferia economica della ricca società coreana: raccolgono cartoni per strada, o verdure di fine giornata ai mercati generali — scarti ed elemosine della medesima società che li ha dimenticati. Quando tutti e tre siedono a tavola per la prima volta, consapevoli che non pagheranno, non siamo testimoni di un atto goliardico, ma di un atto di resistenza disarmata contro un sistema che ha deciso di non vederli più. Nella loro fuga il regista ci porta lì a correre con loro, a condividere la loro ansia, e infine la loro gioia nel successo dell’impresa.

Non c’è una denuncia su un diritto in particolare — come magari quello a una pensione dignitosa. La denuncia è più generale: il diritto a godere ancora delle piccole, ultime gioie della vita. Contro quelle privazioni considerate normali per gli anziani che non hanno una famiglia che li sostenga. C’è chi l’ha persa tragicamente, chi non l’ha mai avuta, e chi l’ha avuta ma da cui poi è stato abbandonato.

Siamo lontanissimi dalla Corea del Sud patinata del k-pop o della quasi totalità dei k-drama — con poche splendide eccezioni, come My Mister. Yang Jong-hyun non giudica e non compiange: osserva, si avvicina, partecipa.

People and Meat è un’opera che lascia il segno. Ci ricorda che la vita, anche quando è quasi finita, vuole e dovrebbe essere vissuta bene. E magari con una bella grigliata insieme agli amici e alle loro risate.

 

★★★★☆   4/5 — Consigliato