… CHE DIO PERDONA A TUTTI, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Credits e sinossi da cinematografo.it
…che Dio perdona a tutti
ITALIA 2026
SINOSSI: Sicilia, oggi. Arturo è un agente immobiliare quasi infallibile nel suo lavoro, molto meno nella vita sentimentale. Vive da solo, è piuttosto sfiduciato e coltiva un’unica, incrollabile passione: i dolci. La sua vita si illumina quando incontra quella che è, senza dubbio, la sua anima gemella. Flora è perfetta: bella, divertente, gentile, brillante… ed è pure pasticciera. Tra loro nasce un amore immediato e travolgente. A dividerli, però, c’è una presenza invisibile ma potentissima: Dio. Flora è una cattolica fervente, mentre Arturo ha smesso di credere da bambino. Pur di non perdere la donna della sua vita, sceglie di fingersi credente e intraprende un percorso sentimentale e spirituale che lo porterà a confrontarsi con la fede e con la verità. Questa volta, però, non è solo: ad accompagnarlo c’è un complice davvero inatteso, il Papa.
Regia: Pierfrancesco Diliberto
Attori: Pierfrancesco Diliberto – Arturo, Giusy Buscemi – Flora, Francesco Scianna, Carlos Hipólito – Papa, Maurizio Marchetti, Domenico Centamore
Sceneggiatura: Pierfrancesco Diliberto
Fotografia: Guido Michelotti
Musiche: Santi Pulvirenti
Montaggio: Giogiò Franchini
Scenografia: Marcello di Carlo
Colore: C
Tratto da: romanzo omonimo di Pierfrancesco Diliberto (Pif)
Produzione: Kavac Film
Distribuzione: Piperfilm
Data uscita: 2026-04-02
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Alcune analisi fanno risalire alla religione la differenza di efficienza, di rettitudine, di correttezza e, perfino di PIL, tra i paesi anglosassoni e quelli latini. Nei paesi anglosassoni prevale la religione protestante, che non prevede l’istituto della confessione. L’individuo di religione protestante è meno incline a peccare, a fare il “furbo”, ad essere scorretto nel lavoro (lavora sodo anche se non controllato dal datore di lavoro), perché non può lavare la sua coscienza con la confessione e con la penitenza, che si riduce in genere a poche preghiere da recitare. Il cattolico, per le stesse e opposte ragioni, è indotto a fare il contrario. Ce lo dice il titolo del film, “… Che dio perdona a tutti”. O meglio ce lo dicono i puntini di sospensione che lo precedono, perché il detto siciliano completo è “Futti, futti, che Dio Perdona a Tutti”. Tradotto, pecca pure, che poi te la cavi con il perdono cattolico. Lo spunto a PIF deriva da un incontro con Papa Francesco (al quale sembra abbia detto: “Santità, sto lavorando a causa Sua…”). Da agnostico, ha subito il fascino prepotente di quel Papa così popolare, carismatico e indimenticabile. Ed ha cominciato a porsi tante domande, che ha riposto nel romanzo (scritto già pensando al film, ha confessato). E che fanno da irresistibile esergo del film: “Padre, ha presente la parabola della pecorella smarrita? Certo che ce l’ha presente. Io mi chiedo, ma se fossero le altre 99 pecore ad aver sbagliato strada e solo io ad aver preso quella giusta? … Se Dio aveva ascoltato la mia preghiera, perché non aveva ascoltato la preghiera del bambino del Brasile? (il riferimento è alla famosa partita di calcio dei mondiali dell’82, ndr.)… non è che questa storia dell’esistenza di Dio è una minchiata? Con tutto il rispetto, Eminenza… che la pecorella, se non è smarrita, in Sicilia fa una ricotta da Dio!… Regola n. 3: mentire sempre… che poi è la regola base del cattolicesimo!”. Il film è garbato e gradevole, mai irrispettoso della religione. Papa Francesco (interpretato divinamente… da Carlos Hipòlito) che “appare” al protagonista a consigliarlo nel quotidiano, come il Bogart di “Provaci ancora Sam”, è un colpo di genio assoluto. Che impreziosisce e da’ struttura al film, peraltro di pregevolissima fattura, con la raffinata ripresa di Pif e della deliziosa Giusy Buscemi tra i due buchi della carta, oppure con la bellissima ripresa di lei nuda a pancia sotto sul letto che riconosce i dolci al semplice contatto sulla schiena (una “mise” che appare una citazione/omaggio della celebre scena in cui Angela Finocchiaro viene cosparsa di cioccolato nel film “Volere volare“ del 1991, diretto e interpretato da Maurizio Nichetti). Gli approcci amorosi in pasticceria sono veramente da antologia. La riflessione di Pif non è banale, è anzi profonda. Denuncia l’ipocrisia dei credenti di facciata, che ci dimostra essere i più. I quali, messi di fronte alla prova della reale e letterale osservanza dei dettami della fede, ne sono profondamente urticati, travolti e sconvolti. Per concludere con una apertura che allarga il cuore: “Un mio amico di Parigi mi diceva che la tradizione non consiste nel conservare le ceneri, ma nel mantenere viva la fiamma… La tradizione è una innovazione che ce l’ha fatta!”. Da non mancare.
VALUTAZIONE SINTETICA: 8
