NEL TEPORE DEL BALLO, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Credits e sinossi da cinematografo.it
Nel tepore del ballo
ITALIA 2026
SINOSSI: Gianni Riccio, celebre conduttore televisivo, viene travolto da uno scandalo finanziario proprio all’apice della carriera. Tra Roma e Jesolo, il film racconta la caduta pubblica e il confronto privato con un passato segnato dalla perdita precoce dei genitori ma anche dal suo primo grande amore sacrificato alla carriera, mettendo al centro il tema delle grandi scelte della vita, della reputazione e della possibilità di rinascita.
Regia: Pupi Avati
Attori: Massimo Ghini – Gianni Riccio, Isabella Ferrari – Clara, Giuliana De Sio – “La Morta”, Lina Sastri – zia Nunzia, Sebastiano Somma – Morè, Pino Quartullo – Giuliano, Morena Gentile – Vanna, Manuela Morabito – regista tv, Raoul Bova – Mister, Bruno Vespa – se stesso, Jerry Calà – se stesso, Pascal Vicedomini – se stesso
Soggetto: Pupi Avati, Antonio Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati, Tommaso Avati, Marco Molendini
Fotografia: Cesare Bastelli
Musiche: Stefano Arnaldi
Montaggio: Ivan Zuccon
Scenografia: Giuliano Pannuti
Durata: 92
Colore: C
Produzione: Antonio Avati per DUEA Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data uscita: 2026-04-30
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
La casa di produzione si chiama DUEA, ed effettivamente è posseduta da due A, da due Avati, Pupi e Antonio Avati. Un marchio di garanzia, di alta qualità cinematografica. Antonio sempre alla produzione, Pupi sempre alla regia, ma con un lavoro comune a quattro mani in cui è difficile distinguere chi fa cosa. Spesso le idee sono comuni, anche per questo film il soggetto è firmato da entrambi i fratelli, che a volte hanno anche steso assieme le sceneggiature. Spesso è Antonio che sceglie gli attori, che sono sempre le gemme più preziose dei film degli Avati. Non fa eccezione questo “Nel Tepore del Ballo”, con un cast meraviglioso, al solito magistralmente diretto. Il cinismo ipocrita di Massimo Ghini raggiunge vertici di attorialità inimmaginabili dopo la caduta del carcere. La trasmissione tv condotta da Giuliana De Sio è di un trash insuperabile. Un dolente Sebastiano Somma cita Pascoli a Ghini: “Io lo so perché tetto di stelle nel concavo cielo sfavilla, ritornava una rondine al nido, cade tra spine. E tenea nella bocca la cena per i suoi rondinini”. Sublimi i toni nostalgici, che nessuno sa trattare e rappresentare meglio di Pupi Avati. Tecnica cinematografica suprema, con la raffinatezza delle immagini in bianco e nero delle telecamere, alternate sapientemente con quelle a colori. Un “Avati Touch” in purezza, da proiettare nelle scuole di cinema.
VALUTAZIONE SINTETICA: 7.5/8
