Nessuna verità
Genere: spionaggio
Nazione: USA
Anno produzione: 2008
Durata: 128’
Regia: Ridley Scott
Cast: Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani, Simon McBurney, Michael Gaston
Produzione: Ridley Scott, Donald De Line
Sceneggiatura: William Monahan; dal romanzo omonimo (2007) di David Ignatius
Dentro l’oblio
Roger Ferris (Leonardo DiCaprio) è l’uomo migliore di cui dispone la CIA (Central Intelligence Agency) in Medio Oriente, abituato a cavarsela in luoghi dove la vita umana vale molto di meno delle informazioni che può fornire. Ferris agisce in situazioni che lo portano spesso a sacrificare gli altri per la buona riuscita della sua missione. Tuttavia, lui non è completamente privo di scrupoli e spesso dipende dalla voce che si trova all’altra estremità di un telefono segreto – il veterano della CIA, Ed Hoffman (Russell Crowe). Creando le sue strategie tramite un computer portatile, Hoffman è sulle tracce di un importante terrorista che ha organizzato una serie di attentati in Europa. Per attirarlo allo scoperto, è necessario immergersi nel suo “mondo”, ma più Ferris si avvicina all’obiettivo e più scopre che la fiducia e la lealtà sono le uniche cose che forse gli salveranno la vita.
Nessuno è innocente
Nessuna verità (“Body of Lies”) è tratto, come già ricordato, dal romanzo di David Ignatius, un giornalista di vecchia data che si è occupato per ben dieci anni di questioni relative alla CIA e al Medio Oriente per il The Wall Street Journal, da qui si spiega la grande precisione del film nel descrivere le macchinazioni dei servizi americani e la tecnologia che utilizzano.
La pellicola presenta tantissimi elementi d’azione, pur avendo una trama complessa. L’ottimo ritmo narrativo è sempre bilanciato dalla eccellente caratterizzazione dei personaggi e dallo spazio lasciato alla loro introspezione.
Ridley Scott si avvale di un Leonardo DiCaprio ormai totalmente a suo agio, dopo l’ottima interpretazione in The Departed – Il bene e il male (“The Departed”, 2006), in ruoli carichi di emotività e tensione. Alla prova maiuscola di DiCaprio, fa da altrettanto valido contraltare il personaggio di Crowe: un burocrate che scherza con macabra ironia con le vite umane, mentre conduce una guerra dietro un microfono dall’altra parte dell’oceano.
Il regista inglese ci propone una franca visione del lato oscuro della lotta al terrorismo, mettendo quasi sullo stesso piano spie americane e jihadisti, o almeno i metodi spietati che entrambi usano. Anzi, si spinge oltre, stigmatizzando l’arroganza delle alte sfere della CIA, che spesso non ricercano la collaborazione dei Paesi arabi nella battaglia contro quello che gli statunitensi asseriscono essere un problema comune, ma che in fondo, come mostra il film, considerano una guerra tra loro e il Male assoluto, rappresentato dal fondamentalismo islamico.
Lo spirito critico di questa storia lo si ritrova tutto nella citazione iniziale del poeta e romanziere britannico, poi naturalizzato americano, Wystan Hugh Auden (1907 – 1973): “Io e il pubblico sappiamo quel che tutti gli scolari apprendono: coloro cui vien fatto male, male fanno in cambio”. Il messaggio è allora chiaro, sebbene in una guerra tra spie tutto sembri lecito, la menzogna e l’inganno non portano automaticamente alla vittoria, anche se alle spalle si ha un esercito dotato di armi e di tecnologia imponenti.
Riccardo Rosati
