Quijote
Genere: docufiction
Nazione: Italia
Anno produzione: 2006
Durata: 75’
Regia: Mimmo Paladino
Cast: Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ginestra Paladino, Remo Girone, Alessandro Bergonzoni, Edoardo Sanguineti, Enzo Moscato, Roberto De Francesco
Produzione: Ananas Film
Distribuzione: Distribuzione Indipendente
Sceneggiatura: Liberamente tratto dal romanzo Don Chisciotte della Mancia (1605 – 1615) di Miguel de Cervantes Saavedra
Quello strano cavaliere che ritorna ancora, ma in un’altra forma
Il celeberrimo hidalgo de La Mancia (“En un lugar de La Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme”, così inizia l’opera immortale di Cervantes) torna a nuova vita ripercorrendo episodi canonici e apocrifi. Gli orizzonti visivi e sonori si intrecciano fino a confondersi in incroci spaziotemporali dove cavalieri erranti del passato e del presente incontrano poeti, maghi, fanciulle, imperatori.
Mimmo Paladino, che firma questo lavoro, è nato nel 1948 a Paduli, presso Benevento. Pittore, scultore, creatore di scenografie; le sue opere arricchiscono le principali collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
Tra arte e cinema
Quijote è il primo lungometraggio di Mimmo Paladino ed è stato presentato in anteprima nazionale alla 63° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella Sezione, “Orizzonti”.
Per meglio capire questa opera, è giusto partire dalle parole dello stesso Paladino: “Ho sempre pensato che un film non si sostituisca alla pittura, non vi si sovrapponga, è semplicemente un’altra cosa. Nello stesso tempo però se guardi nell’obiettivo, nel rettangolo della macchina da presa puoi immaginare che quello sia lo spazio della tela. Probabilmente è stato proprio il confronto con la figura di Cervantes, e con i tratti sincronicamente confusi che l’hidalgo riunisce in sé, utopia, sogno, fantasia, sentimento, nobiltà, fierezza, coraggio, a mostrarmelo come possibile soggetto del mio primo film. Così nasce il Quijote”.
Un percorso visivo, articolato tra arte, cinema e letteratura che Paladino ha riservato all’eterna attualità del personaggio di Don Chisciotte: un significativo archetipo della cultura occidentale. Una ricerca, quella dell’artista italiano, iniziata con una mostra che ha allestito a Napoli, nel dicembre dello scorso anno, presso lo straordinario Museo di Capodimonte, nella ricorrenza dei quattrocento anni dalla pubblicazione dello scritto di Cervantes.
Maestro riconosciuto dell’arte contemporanea, Paladino offre una lettura assolutamente inedita e personalissima della figura dello strambo e malinconico cavaliere. Curiose e originali le location delle riprese, con l’antica e remota terra del Sannio a farla da padrona. Le musiche sono di Lucio Dalla e che qui interpreta, talvolta non con grande disinvoltura, Sancho Panza.
Immagini d’arte, citazioni illustri tratte ovviamente da Cervantes, ma non solo (si va da Joyce a Kafka), Paladino ci propone una storia dalla cadenza sincopata, con una chiara e apprezzabile propensione multidisciplinare, grazie a luci, voci, scenografie.
Forse si sarà fatto caso che sinora non si è utilizzato il termine “film”. Ciò non è stato casuale, poiché l’opera in questione non può considerarsi come un vero prodotto cinematografico. Essa è difatti in più occasioni vicina alla videoarte, che al Cinema comunemente inteso. Inoltre, la poca recitazione presente nella storia è decisamente teatrale, statica e senza interazione tra i personaggi.
Tuttavia, malgrado rimanga qualche perplessità sulla operazione anche sotto il profilo della trasposizione, e non versione, su pellicola del testo a cui si ispira, non ci sentiamo di sconsigliarla, anzi: se si ha voglia di passare poco più di un’oretta, gustandosi un lavoro a suo modo colto e originale, Quijote è quanto mai adatto. Certo, che se non si conosce bene il romanzo e si è privi di un certo gusto per l’arte e il teatro contemporanei, sarà difficile apprezzare il lavoro di Paladino.
Riccardo Rosati
