Rainy Dog
(極道黒社会, “Gokudō Kuroshakai”)
Genere: azione
Nazione: Giappone
Anno produzione: 1997
Durata: 95’
Regia: Takashi Miike
Cast: Shō Aikawa, Gao Mingjun, Chen Xianmei, He Jianqin, Lee Li-Qun, Chang Shih, Tomorowo Taguchi
Sceneggiatura: Seigo Inoue
Distribuzione: Dynit
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Il sicario e il bambino Yūji è giapponese, si nasconde dalla Yakuza (la malavita nipponica) a Taiwan e passa le sue giornate girovagando controvoglia sotto una pioggia incessante e uccidendo gente per il crimine locale. Indossa sempre lo stesso capotto bianco e non parla mai con nessuno. Un giorno una sua ex-fidanzata gli affida un bambino dicendogli che è suo figlio. Lui non si ricorda nemmeno di essere andato a letto con la donna, figuriamoci se ha voglia di fare il padre di un ragazzino che non sa nemmeno parlare. Da quel momento il bimbo lo seguirà sempre come un cagnolino, assistendo a omicidi, violenze e tanta crudeltà. Taiwan: pioggia, solo pioggia Questo film si inserisce cronologicamente tra Shinjuku Triad Society (新宿黒社会 チャイナ マフィア戦争, “Shinjuku Kuroshakai – Chaina mafia sensō”, 1995) e Ley Lines (日本黒社会LEY LINES, “Nihon Kuroshakai – Ley Lines”, 1999) e fa parte della trilogia della Kuroshakai (lett. “Società Oscura”): storie che mettono a nudo i lati nascosti e i fenomeni delinquenziali della società del Sol Levante; vicende penose e piene di disperazione. Il regista tratteggia come suo solito un mondo macabro e corrotto. |
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Ancora una volta troviamo un film di Miike in cui la società orientale, spesso come in questo caso è quella nippo-cinese, viene presentata in modo totalmente antitetico alla patinata immagine che i governi asiatici amano dare dei loro Paesi. L’Oriente in questa pellicola è gretto e disordinato, ma ancor di più esso si mostra senza valori e totalmente alieno dalle proprie millenarie e ricchissime radici. Di grande interesse è l’utilizzo filmico della pioggia, che in questa opera è presente nel sottofondo come se fosse una colonna sonora. Aspetto che collega, seppur lontanamente, le atmosfere di Rainy Dog a quelle del cinema del regista taiwanese Tsai Ming-liang, come a voler confermare che in questa fredda città la pioggia viene vista come metaforico fattore di straniamento: tutto scorre, il dolore delle persone, la grigia vita di tanti esseri senza un futuro. L’apertura di Miike verso altri autori è inoltre rappresentata dalla figura allegorica del bambino che segue il padre senza fiatare, condividendone, in maniera seppur distaccata, le tristi imprese. Forse non c’è stata nessuna volontà da parte del cineasta nipponico di proporre citazioni di titoli celebri come quelli di Vittorio De Sica (1901 – 1974) o di King Vidor (1894 – 1982). Malgrado ciò, la figura di questo ragazzino conferisce spessore al messaggio di base della trama: l’Innocenza resta muta davanti alla violenza. Questa, come molte opere di Miike, propone personaggi che cercano di uscire dal Male, alla ricerca di un riscatto che probabilmente non arriverà mai. Ragion per cui, nella filmografia di questo controverso regista anche il tema della fuga ricopre un ruolo importante. Inoltre, ritroviamo un altro cliché di Miike, visto che anche questa vicenda è incentrata su di un universo maschile, seppure non dai toni misogini come avviene in altre sue pellicole, in cui il distacco dalla debolezza e dai sentimenti sembra essere l’antidoto contro una vita che rende freddi e insensibili verso il prossimo. Yūji, ad esempio, non riesce proprio ad avere uno slancio emotivo nei confronti del figlio. Concludendo, forse un film un po’ statico per gli amanti del Miike “cantore” della brutalità, ma comunque una opera che porta bene alla luce la poetica di un autore troppo spesso – a onor del vero anche per colpa sua – associato a roba solo per stomaci forti. Riccardo Rosati |
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Caratteristiche tecniche Formato Video: 16:9 anamorfico Formato audio: Giapponese Dolby Digital Surround 2.0 Sottotitoli: Italiano La qualità audio e video è buona, forse anche migliore di quelle degli altri titoli della stessa serie. Contenuti speciali Trailer titoli Dynit di Takashi Miike.
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