Bucking Fastard, RECENSIONE DI GIORGIO PASSERI
La realtà diventa una favola
Ci sono film che ti sorprendono e altri che ti ricordano perché ami il cinema. Bucking Fastard appartiene forse alla prima categoria, ma porta con sé qualcosa di profondamente particolare: la capacità di prendere una storia reale, apparentemente impossibile, e trasformarla in una favola sospesa tra realtà, sogno e follia.
Werner Herzog parte da una storia vera, quella delle gemelle Greta e Freda Chaplin, e dalla loro straordinaria simbiosi, fino al punto di parlare all’unisono. Ma il dato reale diventa soltanto il punto di partenza. La storia viene portata altrove, in una dimensione più libera, fantastica e quasi mitologica.
E qui arrivano Kate e Rooney Mara. Straordinarie.
Il loro lavoro di recitazione in sincrono è qualcosa che va oltre la semplice bravura tecnica. Le due attrici parlano, si muovono e reagiscono come se fossero davvero una sola persona divisa in due corpi. All’inizio è curioso, poi straniante, infine quasi spaventoso. C’è qualcosa di ipnotico nella loro perfetta simultaneità, qualcosa che porta lo spettatore a dimenticare persino che sta guardando due attrici. Non sembrano interpretare quella simbiosi: sembrano viverla.
Bucking Fastard riesce anche a far ridere. E non è un dettaglio da poco, considerando che il punto di partenza è una condizione che, pur essendo assolutamente unica, può essere letta anche attraverso il tema della disabilità. Il film evita però il pietismo e sceglie una strada completamente diversa: trasforma la diversità in materia narrativa, poetica e persino comica, aggiungendo alla storia vera una dimensione da favola.
Da menzionare anche Orlando Bloom, sorprendentemente efficace e perfettamente in parte.
La sceneggiatura è uno dei punti di forza del film. Costruisce una storia che non ha bisogno di spiegare razionalmente ogni cosa e che preferisce accompagnare i suoi personaggi verso un mondo sempre più surreale. La realtà viene continuamente deformata dalla fantasia, senza però perdere il suo nucleo emotivo.
E poi ci sono i paesaggi, che diventano molto più di un semplice sfondo. La natura è presenza, atmosfera, quasi un personaggio. Le immagini hanno una forza che contribuisce a rendere ancora più sospesa e irreale la vicenda.
È inevitabile, per chi conosce Herzog, pensare ad Aguirre, furore di Dio e Fitzcarraldo. Come in quei film anche qui c’é l’impresa disperata al centro della storia: scavare un tunnel per cercare una via d’uscita. Un progetto folle e quasi impossibile, che richiama le imprese smisurate e ossessive di Aguirre e Fitzcarraldo. Qui cambia la scala e cambia il tono, ma resta la stessa ostinazione dell’essere umano nel tentare di raggiungere l’irraggiungibile, trasformata questa volta in qualcosa di più intimo, surreale e fiabesco.
Il finale è forse il punto meno convincente del film. Non è “sbagliato” ma l’ho trovato un po’ troppo dilatato:
Resta comunque un film difficile da confondere con quello di qualcun altro.
Bucking Fastard è una favola strana, divertente, inquietante e tenera. Un film nel quale due sorelle sembrano davvero appartenere allo stesso corpo e alla stessa anima, e nel quale una storia vera diventa l’occasione per interrogarsi sul confine tra normalità e diversità, realtà e immaginazione.
Herzog ,ancora una volta, guarda l’impossibile e decide di raccontarlo.
E forse è questo il talento più grande: ricordarci che, qualche volta, la realtà è già abbastanza folle da non aver bisogno di essere inventata. Basta guardarla con gli occhi giusti.
