IL LEONE RUGGISCE E RESTA IN VETTA, di Catello Masullo

IL LEONE RUGGISCE E RESTA IN VETTA

Catello Masullo

Per i vini e per tutti i prodotti annuali si registrano annate eccezionali. Del tutto eccezionale e’ stata la selezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica dell’anno passato. Difficilmente ripetibile ad un solo anno di distanza. Tuttavia, la 76esima edizione ripete la eccellenza delle scelte. E fa restare Venezia saldamente in vetta, il miglior festival di cinema del Mondo, ancora una volta. Per la quarta volta consecutiva. Alta la qualità cinematografica proposta. Quasi senza eccezioni. Anche le scelte delle giurie sono apparse meno desiderose di stupire di quelle delle precedenti edizioni, più equilibrate e vicine ai gusti dei critici e del pubblico. Non fa certo gridare allo scandalo il Leone d’Oro attribuito a “Joker”. Una sceneggiatura scritta e modellata su uno dei più grandi e versatili attori viventi, Joaquin Phoenix, alla sua migliore interpretazione di sempre (sicuramente in odore di nomination agli Oscar). Con il linguaggio del corpo, con una mimica incredibile, Phoenix, ed il film, trascinano lo spettatore nella allucinazione progressiva del personaggio, incollandolo alla poltrona, con uno spettacolo assicurato. Anche se, il mio personale Leone d’Oro, lo avrei invece attribuito a “J’accuse”, di Roman Polanski, che si e’ dovuto accontentare del metallo meno nobile, l’argento, per il comunque prestigioso Gran Premio della Giuria. Un capolavoro d’arte cinematografica che e’ la migliore dimostrazione della insensatezza del condizionare il giudizio su di un’opera d’arte sulla scorta delle (supposte) qualità umane e comportamentali dell’artista che l’ha prodotta. Sarebbe come negare il genio assoluto dei dipinti del Caravaggio, perché il pittore non era, notoriamente, uno stinco di santo. “J’accuse” tiene gli spettatori incollati alle poltrone per oltre due ore, con atmosfere da thriller e l’incalzare incessante nello sviluppo della storia. Con colpi di scena a ripetizione, sapientemente dosati. Con una ricostruzione storica minuziosa della discriminazione sociale di Dreyfus in quanto ebreo, e della lunga e faticosa lotta per la reintegrazione sociale dello stesso. Impianto scenografico portentoso. Confezione superlativa, come gli attori, splendidamente diretti. Si e’ assicurato anche il Premio di Critica Sociale Sorriso Diverso Venezia 76, come miglior film straniero, Premio Collaterale riconosciuto dalla Mostra, la cui Giuria ho avuto l’onore di presiedere per la quarta volta consecutiva. Miglior regista e’ stato designato Roy Andersson, per “Om Det Oändliga (Sull’infinito)” film dalla inusitata carica di umorismo, con irresistibili momenti di comicità dell’assurdo, esaltati dall’inespressività degli attori. Tutti con facce cadaveriche, quasi come fossero gli zombie prodotti dalla nostra società . Un film straordinario e totalmente originale, di qualità visiva elevatissima. Migliore attrice Ariane Ascaride per “Gloria Mundi”, di Robert Guédiguian, una profonda critica alla spietatezza del capitalismo, in antitesi profonda alla solidarietà ed alla umanità. Un apologo sociale vivido e forte. A tenere alti i colori italiani la prestigiosa Coppa Volpi per miglior attore a Luca Marinelli, per “Martin Eden”, di Pietro Marcello, scritto addosso a Luca Marinelli stesso, uno dei nostri attori giovani più talentuosi e poliedrici, che parla un napoletano perfetto, senza alcuna inflessione e ci regala una interpretazione memorabile della evoluzione del personaggio, dalla famelicita’ bulimica degli inizi, alla inossidabile pervicacia della prima produzione letteraria, all’approccio critico al socialismo, al disincanto disperato e disperante sulle cose del mondo della fase finale. Altro prestigioso riconoscimento alla nostra cinematografia, il Premio Speciale della Giuria a “La Mafia non e’ più quella di una volta”, di Franco Maresco, stile inimitabile, fatto di umorismo feroce, spinto gusto del grottesco, del paradossale, del sopra le righe, di talento visivo e corrosivo, risultando divertente (a tratti di comicità irresistibile) e agghiacciante allo stesso tempo. “Mio Fratello Insegue i Dinosauri”, opera prima di Stefano Cipani, dalla efficace regia istintiva, con una eccellente direzione di attori in gran forma, e’ una bella storia di integrazione sociale, meritevole e meritoria che si e’ guadagnato il Premio di Critica Sociale Sorriso Diverso Venezia 76, come miglior film italiano. Gabriele Salvatores non sbaglia un film e convince anche con questa sua ultima opera, “Tutto il mio folle amore”, che la Mostra porta a Venezia. Che contiene una potentissima metafora : il diverso, se lo conosci, non ti fa più paura, non serve che lo allontani o lo combatti, lo puoi accogliere ed anche amare. Con la sua diversità che e’ unicità e che, più che un problema, può diventare una opportunità. Con il meccanismo classico del viaggio fisico che diventa viaggio nella conoscenza ed avvicinamento reciproco, Salvatores ci interessa, ci coinvolge, ci ammalia, ci diverte, ci fa ridere e ci fa pensare. Secondo le regole classiche della commedia all’italiana.  A tenere alto il tricolore anche “5 e’ il numero perfetto”, opera prima di Igort, tratta da una sua graphic novel, e’ un film di sottile ironia, schiettamente di genere gangster, con sparatorie dalle coreografie spettacolari, battute fulminanti e gag sapide. Di livello anche “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone, straordinario esempio di cinema alto, colto e, allo stesso tempo , popolare e spettacolare. “The Laundromat”di Steven Soderberg, un assoluto genio del cinema, un film dalle atmosfere brechtiane, cast stellare, avvincente e divertente. Meritano una menzione“Waiting for the Barbarians” film, tratto dal romanzo di J. M. Coetzee, con una sua cifra stilistica, che si impone come chiave di lettura di un luogo non luogo e di un tempo senza tempo, con riferimenti importanti all’attualità, di forte scrittura, a cura dello stesso romanziere Coetzee, e di solidissima e visionaria regia di Ciro Guerra, e “The Burnt Orange Heresy”di  Giuseppe Capotondi, un film complesso, con un meccanismo di intrigo molto ben congegnato, colto, fascinoso, coinvolgente ed adrenalinico. La Mostra non disdegna le serie tv di qualità, come “Zerozerozero” di Stefano Sollima, nulla da invidiare alla potentissima macchina produttiva USA anche sul terreno della serialità, ritmo adrenalinico, cura maniacale dei particolari, cast stellare. Un plauso del tutto particolare deve essere tributato alla Mostra per la altissima qualità degli esempi di cinema del reale che si sono potuti vedere a Venezia. Lo spazio concesso non consente di citare tutte le eccellenze. Valgano poche segnalazioni. “Les chevaux voyageurs”, di Bartabas, un film che ci fa gioire del privilegio di vedere cose mai viste, spettacoli straordinari, che richiedono, ciascuno, più di tre anni di preparazione, e che mostrano le relazioni che si possono istaurare tra persone e tra persone ed animali. “House of Cardin”, di P. David Ebersole, Todd Hughes, straordinario film su un genio assoluto. “Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e Cinema di Claudio Caligari”, di Simone Isola e Fausto Trombetta, un film che ci regala il ritratto di un uomo solo, come i personaggi dei suoi film, ma che si era guadagnato la stima e la vera amicizia di tanti. “Cercando Valentina”, di Giancarlo Soldi, film colto e raffinato, di rara eleganza visiva. “Life as a B-Movie: Piero Vivarelli” di Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli, straordinario ritratto di una sorta di anarchico della vita, che ha detto e fatto solo quello che riteneva giusto, infischiandosene del politicamente corretto. Ancora una volta il programma del Cinecircolo Romano e’ arricchito di tre dei capolavori presentati a Venezia : “J’accuse”, di Roman Polanski, “Martin Eden”, di Pietro Marcello e “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores.