Un uomo ritorna  (RECENSIONE DI CATELLO MASULLO )

 

Un uomo ritorna  (RECENSIONE DI CATELLO MASULLO )

ITALIA – 1946

(Credis e sinossi da cinematografo.it e wikipedia)

La guerra sorprende Sergio, direttore appassionato di una centrale elettrica dell’Italia centrale, e la sua famiglia nel giorno del compleanno materno. Al suo ritorno, dopo cinque anni, di cui tre di prigionia, trova la centrale distrutta; il terreno attorno minato e la famiglia smembrata. Nel paese infatti vive solo la madre ed un figlio, tornato dalla guerra con una gamba di meno. Gli altri, cioè il fratello minore e la sorella Luciana, sono a Roma con un amico e con la signora Adele, una vedova a cui hanno deportato il figlio ancora ragazzo. Sergio vuol ricostruire la centrale e va nella capitale ma tutto si arena per la burocrazia. Il fratellino fa la borsa nera e Luciana guadagna facendo la “segnorina”. L’amico invece di lavorare parla e va ai comizi; la signora Adele attende il figlio, ma cova vendetta contro il delatore. Nauseato da tanto fango Sergio torna alla centrale e cerca di fare qualche cosa. Lo seguono il fratellino e poi anche la sorella ravveduta. Anche Adele riesce a vincere la disperazione e la brama di vendetta e forse si lascerà consolare da Sergio per tutta la vita.

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NOTE

– PRESENTATA ALLA 65. MOSTRA DI VENEZIA (2008) NELLA RETROSPETTIVA “QUESTI FANTASMI: CINEMA ITALIANO RITROVATO (1946-1975)” L’EDIZIONE RESTAURATA IN DIGITALE DALLA CINETECA NAZIONALE E DA RIPLEY’S FILM.

(RECENSIONE DI CATELLO MASULLO ): In occasione della ricorrenza del 25 aprile 2020  la VIGGO, in collaborazione con la RIPLEY’S FILM  ha reso disponibile al pubblico la visione gratuita di “Un uomo ritorna” . Il film, uscito nella sale italiane nel 1946, è stato a lungo considerato perduto. E’ stato (parzialmente) recuperato solo nel 2008 grazie alla RIPLEY’S FILM che ne ha curato la ricostruzione pezzo dopo pezzo a partire da un duplicato negativo 16mm, poi integrato grazie al ritrovamento di un duplicato positivo 35mm e da vari materiali positivi 16mm. La ricostruzione non e’ stata ancora completata. La versione attualmente disponibile contiene infatti ancora numerosi spezzoni di colonna sonora con gli attori doppiati in francese e con sottotitoli in italiano. Si tratta comunque di una ghiotta occasione per cinefili, dal momento che il film è rimasto a lungo dimenticato ed invisibile. Diretto dall’austriaco Max Neufeld, famoso per essere stato il regista per eccellenza dei cosiddetti film dei “telefoni bianchi”, e’ interpretato da Gino Cervi ed Anna Magnani, che all’epoca erano già dei divi assoluti. Il film offre uno spaccato di grande interesse storico ed antropologico dell’Italia dell’immediato dopoguerra e delle sue macerie fisiche e morali. Non possiede, però la forza espressiva dei maggiori film coevi del neorealismo italiano. E, nonostante la sceneggiatura sia firmata da autori importanti come Anton Giulio MajanoIvo PerilliUmberto Del Giglio, i vari (forse troppi) episodi non appaiono cuciti al meglio. Un eccesso di enfasi in alcune battute ad effetto, come nella arringa del difensore del repubblichino Barletti: “Se la vendetta può essere cieca, cieca non può essere la giustizia!”, oppure nell’esergo finale di Gino Cervi, rivolto ad Anna Magnani : “Anche nel tuo cuore tornerà la luce!”. La metafora, infine, della luce ritrovata nell’ultima scena suona oggi telefonata, ma forse era un messaggio di ottimismo e di fiducia nel futuro valido per l’epoca, alla Frank Capra, ma almeno due spanne sotto rispetto alla magia del grande italiano di Hollywood.

Valutazione sintetica : 7