Il regno (RECENSIONE DI CATELLO MASULLO )

 

Il regno (RECENSIONE DI CATELLO MASULLO )

ITALIA – 2020

(Sinossi e credits da cinematografo.it)

Sinossi : Eppure trent’anni fa, Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi natali. La storia inizia quando il vecchio avvocato del padre, l’eccentrico Bartolomeo Sanna, invita Giacomo a tornare al casale per i funerali dell’odiato genitore. L’uomo si reca al cancello della sua vecchia dimora e nota con stupore che l’avvocato lo è andato a prendere in carrozza. Strano. Ancora più strano è prendere atto che il funerale si tiene all’interno della tenuta, con un prete che parla solo in latino e una folla di contadini vestiti di nero (“amici di papà”, spiega Sanna). Sembra uno scherzo ma non lo è! infatti, Giacomo scopre di aver ereditato Il Regno del padre. In che senso? Presto detto: nei suoi terreni c’è una comunità di persone che ha scelto di tornare a una vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. (“Ma che è? Il medioevo?”, domanda l’ignaro erede al trono). Non capita tutti i giorni di ereditare dei sudditi pronti a darti cieca obbedienza, prosperose ancelle ben disposte a insaponarti la schiena e soprattutto il potere di legiferare a proprio piacimento. Ma Giacomo non è affatto come il padre, che fu un prepotente autocrate tutto d’un pezzo. Lui con i sudditi ci vuole parlare, ci vuole fare amicizia. Grosso errore, nessuno vuole un monarca compagnone, ma lui è così. Riuscirà il re più strampalato della storia a farsi rispettare e diventare l’uomo che non è mai riuscito ad essere?

  • Regia:

Francesco Fanuele

  • Attori:

Stefano Fresi

Giacomo,

Max Tortora

Bartolomeo Sanna,

Fotiní Peluso

Lisa,

Silvia D’Amico

Ofelia

  • Durata: 97′
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO

 (RECENSIONE DI CATELLO MASULLO ): Opera di esordio per Francesco Fanuele, totalmente riuscita. Segue le tracce della grande commedia all’italiana, che per decenni si e’ presa gioco della cialtroneria, dei difetti (tanti) e delle virtù (poche) delle genti italiche. Celiando, al contempo, al genere “parabola politica”, con i mali che riaffiorano periodicamente nella nostra storia, dalla tentazione di ricorrere all’uomo forte, al rifugio nel passato per sfuggire al presente. Il contesto narrativo, pur non originalissimo, fornisce il destro per grandissime interpretazioni. Su tutte quelle dei due mattatori, Max Tortora, sempre più sublime, sempre più necessario al cinema nostrano, qui “spalla” d’eccezione, che ruba la scena a più riprese, e Stefano Fresi, sempre più comico, sempre più in parte, in qualsiasi ruolo, qui eccezionalmente e deliziosamente spaesato e disorientato. Anche se qualche snodo narrativo un po’ fatica, nel complesso la commedia scorre gradevole, divertente, scanzonata. Con toni garbatamente grotteschi e surreali. Francesco Fanuele e’ promosso a pieni voti, subito, fin dall’opera prima.

Curiosità : non vi alzate ai primi titoli di coda come se il cinema fosse in fiamme…, a metà e verso la fine dei titoli stessi, ci sono due sottofinali, davvero gustosi ed imperdibili.

Valutazione sintetica : 7.5