PALMA D’ORO FRANCESE E FEMMINILE PER CANNES 76, di Maria Teresa Raffaele

PALMA D’ORO FRANCESE E FEMMINILE PER CANNES 76

Cannes 76 ha scelto per il  manifesto  ufficiale la più grande diva del cinema francese Catherine Deneuve in una gioiosa immagine giovanile. Inaugurato proprio dalla Deneuve, introdotta dalla figlia Chiara Mastroianni madrina del Festival, il Festival di Cannes  76^ edizione svoltosi dal 16 al 27 maggio 2023, non ha tradito la sua vocazione ed ha riunito sulla Croisette il meglio del Cinema Mondiale. Competizione ad altissimo livello con maestri come Wim Wenders, Ken Loach, Aki Kaurismaki, Kore-eda Hirokazu in un Festival che ha regalato un Cartellone stracolmo di grandi titoli per aspettativa e per qualità  e, come sempre, straripante di attori, cineasti, addetti al mercato, pubblico entusiasta. Notevole la presenza delle star arrivate di giorno in giorno sino alla fine, solo alcuni nomi: Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Johnny Depp, Robert De Niro, Leonardo Di Caprio, Jude Law, Jane Fonda, Scarlett Johansson, Jennifer Lawrence, Julianne Moore, Natalie Portman, Andie Mac Dowell, Juliette Binoche … Da segnalare le prestigiose  presenze di Michael Douglas  che ha accolto con gratitudine la Palma d’oro d’onore per i suoi 50 anni di Carriera e quella commossa dell’ottantenne Martin Scorsese, fuori concorso al Festival con Killers of the flower moon, interpreti  De Niro e Di Caprio, un film di 3 ore e mezza che vuol essere un atto d’accusa dei delitti contro i nativi americani.

La Giuria presieduta dal regista svedese Ruben Östlund, vincitore lo scorso anno della Palma d’oro con Triangle of Sadness, ha ammesso che  quello di quest’anno è stato un concorso così livellato verso l’alto che è stato difficile fare le scelte: “abbiamo molto discusso tra noi … gli equilibri all’interno di una giuria sono sempre complicati, è stata un’esperienza forte ed importante!”

La Palma d’oro è andata ad Anatomie d’un Chute della regista francese Justine Triet. Jane Fonda, evidenziando in questa 76^ Edizione del  Concorso la partecipazione di ben sette registe rispetto alla sua prima presenza a Cannes del 1963 in cui non figurava alcuna donna in questo ruolo,  ha consegnato la Palma d’oro ad una emozionatissima Justine Triet, terza regista ad ottenere il riconoscimento più importante nella storia del Festival. Il Film vincitore è un thriller psicologico che scava nei segreti di famiglia che emergono nel corso del processo ad una moglie accusata di aver ucciso il marito. La regista francese con questo court drama incentrato sul contrastato ritratto di una donna, disseziona come un coroner la relazione tra moglie e marito mettendo a nudo i tanti nodi che si nascondono dietro una convivenza fino ad arrivare al verdetto della Giuria, senza con questo tralasciare un’attenta rappresentazione di caratteri, personalità e pregiudizi degli altri personaggi coinvolti nella storia.

Il Gran Prix come miglior film è stato attribuito a The Zone of Interest, il film sull’Olocausto di Jonathan Glazer. Il Regista britannico ha ricevuto il Premio dalle mani di un sempre brioso Quentin Tarantino accompagnato da un suo idolo, il 97enne Roger Corman regista, produttore, sceneggiatore, attore, maestro indiscusso dei Film di Genere, personalità eclettica ed instancabile accolto dalla Platea con una standing ovation. Il film di Glazer, adattato liberamente dal romanzo omonimo di Martin Amis, racconta l’orrore del campo di concentramento pur senza mai mostrarlo poiché la prospettiva scelta dal regista è quella di narrare la vita di una famiglia tedesca che vive accanto ad Auschwitz. Ogni dettaglio, fumo, treno, urla, guaiti, sembrano lontani e sbiaditi, ma lo spettatore li vive sulla pelle come uno schiaffo. Amatissimo dalla Critica, ma  divisivo per tematica, livello di autorialità e impostazione registico-narrativa, il film  è stato definito la cosa più sperimentale ed ardita vista in Croisette.

Il Premio della Giuria è stato assegnato  a Les  Feuilles Mortes,  di Aki Kaurismaki. Il regista finlandese torna a Cannes con un piccolo film di grande emozione, un film umanista, assoluto, puro,  quasi una preghiera laica, reso con  una sintesi perfetta tra forma e contenuto. Un film ecumenico, di quelli che hanno messo d’accordo tutti, pubblico, critici, addetti ai lavori, Dopo la prima al Grand Theâtre Lumière, applausi fragorosi e senza fine, calore,  partecipazione sincera. Al centro del Film  sono gli umili, gli ultimi, i poveri che abitano ai bordi della nostra società: qui la storia di due persone sole, una commessa licenziata ed un manovale alcolista che s’incontrano per caso nella notte di Helsinki.  Kaurismaki li osserva e li scruta stabilendo con loro una corrente di avvertibile empatia, solidarietà, compassione in una rappresentazione di straziante grazia che sembra dirci che anche gli umili e gli ultimi possono creare bellezza.

Tran Anh Hùng, regista e sceneggiatore vietnamita naturalizzato francese, ha vinto il Premio per la Migliore Regia con il film culinario La passion de Dodin Bouffant. La storia è ambientata nella Francia del 1885: la cuoca di talento Eugenie, interpretata  da Juliette Binoche, da vent’anni lavora per il famoso gourmet Dodin, col tempo l’ammirazione reciproca si trasforma in una relazione romantica che però mette in discussione il forte desiderio di libertà della donna. Film per il quale sono stati riservati aggettivi contrastanti: opera troppo patinata oppure film bellissimo, inno all’amore e alla vita, in cui la cucina diventa luogo di legami e sentimenti, un film che si “degusta”, in cui le cene sono “parate”  e nel quale non c’è bisogno della musica perché il gusto della storia è dato dal suono dei mestoli e dei piatti e dallo sfrigolio dei  soffritti.

Il Premio per la Miglior Sceneggiatura è andato a Yûji Sakamoto, sceneggiatore del Film Monster del giapponese Kore-eda Hirokazu, regista di un film complesso e avvincente che tratta lo scontro tra individuo ed istituzione familiare e scolastica. Una storia raccontata tre volte da tre angolazioni diverse che invita, prima di attribuire l’epiteto “mostro”, a vedere le persone con gli occhi degli altri e capirne a fondo le motivazioni. Una storia delicata e commovente di amore, dovere, conflitti sociali e segreti, un ping pong intellettuale ma soprattutto umano e sentimentale che mette in discussione  il concetto di verità analizzando  emozioni e comportamenti. Da segnalare nel film la colonna sonora del noto musicista  Ryuichi Sakamoto, scomparso di recente.

L’attrice Merve Dizdar ha vinto la Palma per la Migliore Interpretazione Femminile  per il film About dry grasses  del regista turco Nuri Bilge Ceylan, L’attrice turca, protagonista del film che tratta il tema delle molestie sessuali, interpreta una donna che combatte per la sua vita attraverso grandi difficoltà ed ha voluto dedicare il premio a tutte le donne che lottano per  affermare la dignità della loro esistenza, affermando di sapere bene  cosa vuol dire essere donna in certi paesi.

Il Premio per la Migliore Interpretazione Maschile è andato a Kōji Yakusho, l’attore giapponese protagonista di Perfect Days del Regista tedesco Wim Wenders, tornato ad un lungometraggio di finzione con quest’Opera rara e libera. Il Film raccontando la storia di Hirayama, addetto alle pulizie di bagni a Tokyo, pienamente soddisfatto della sua vita, celebra, citando la canzone di Lou Reed di cui Wenders è stato molto amico, le “piccole cose della vita” che si nascondono nella quotidianità. Un film emozionante, delicato, dignitoso e commovente che ci porta  in un Giappone frugale e spirituale attraverso un grandissimo interprete protagonista.

Nessun premio ai tre film  italiani in concorso:  Rapito di Marco Bellocchio, Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti e La Chimera di Alice Rohrwacher. Accantonato il disappunto per la mancata affermazione di tutti gli italiani va invece sottolineata l‘oggettiva qualità artistica dei nostri film, peraltro molto apprezzati dal Pubblico in Sala, dalla Stampa Internazionale e dal Market Industry. A tale proposito Paolo Mereghetti scrive: “Cannes non è il paradiso in terra per il nostro cinema … non possiamo continuare a lasciare che la promozione internazionale delle nostre opere sia gestita da francesi e inglesi.”

L’invito a Cannes di Moretti ha offerto al suo film Il sol dell’avvenire una prestigiosa  presentazione francese, ulteriore testimonianza di stima per il nostro Regista da parte di Thierry Frémaux, delegato generale del Festival. Il Film, sorretto da un sagace umorismo, è una sorta di summa del cinema di Moretti che sembra voler fare i conti con la propria storia fatta di ambizioni e vittorie ma anche di errori e sconfitte. Come ha affermato lui stesso: “Racconto ciò che conosco, e volevo farlo col sorriso. L’ironia è un modo per guardare a se stessi ed ai propri difetti.” Affermazioni avvalorate  da uno dei momenti più divertenti di questa 76ª edizione, l’inaspettato  balletto sul red carpet di tutto il cast, Moretti compreso, sulle note di un noto brano di Franco Battiato.

Particolari suggestioni sono arrivate dal film di Marco Bellocchio e da quello di Alice RohrwacherRapito di Marco Bellocchio  ripercorre una terribile e nascosta pagina di storia. La confisca da parte della Chiesa di quei bambini ritenuti di cristiana proprietà.  Il Film, tratto da una storia vera,  può essere visto e letto in un’infinità di modi: una presa di posizione, un documento storico, la manifestazione reazionaria del Potere sia religioso che sociale. Per affermazioni dello stesso Regista, questo Film non ha voluto attaccare la Chiesa ma mostrare la cecità della religione intollerante. E’ l’ennesima dimostrazione della  fulgida lucidità di un autore che a 83 anni dimostra di essere in continua evoluzione, sempre brillante nel portare alla luce la sua idea di cinema e la sua libertà di espressione.

Nel film La chimera di Alice Rohrwacher  c’è leggerezza narrativa. Qualcuno chiama il suo cinema “realismo magico” ma forse è più esatto parlare di massima espressione di cinema artigianale. Sulla stessa tavolozza di colori, mischiando il passato che torna e il presente che sfugge, si svolge la  vicenda di un archeologo inglese che si trova coinvolto in un pericoloso traffico illegale di reperti antichi. La libertà di sguardo della Regista dà vita ad un racconto puro, scevro da orpelli, legato solo alle immagini ed alle parole, con una poetica insieme onirica e realistica immersa in mondi lontani, arcaici, perduti, ma che riguardano anche il presente, la morte, la rinascita.

Il  risultato di questi film italiani può essere chiamato sconfitta  solo se ci si concentra nel contesto della competizione, mentre invece tutte e tre le opere rappresentano una produzione motivo di orgoglio.  Il Cinecircolo Romano ha selezionato per la Stagione 2023/24 i film Rapito di Bellocchio ed Il Sol dell’avvenire di Moretti.

 

                                                                                     Maria Teresa Raffaele

 

 

 

PALMARES DEL FESTIVAL DI CANNES 2023

 

Palma d’oro:

Anatomie d’une chute  di Justine Triet

 

Grand Prix:

The Zone of Interest  di Jonathan Glazer

 

Premio della Giuria:

Le foglie morte  di Aki Kaurismaki

 

Miglior Regia:

Tran Anh Hung (per il film La passion de Dodin Bouffant)

 

Miglior Sceneggiatura:

Sakamoto Yuj  (per Monster di Kore-eda Hirokazu)

 

Miglior Attrice:

Merve Dizdar (per About dry grasses  di Nuri Bilge Ceylan)

 

Miglior Attore:

Koji Yakusho  (per Perfect Days di Wim Wenders)

 

Palma d’oro d’Onore

Michael Douglas  (Premio ai 50 anni di Carriera)