COUP DE CHANCE (UN COLPO DI FORTUNA), OVVERO LA MALVAGITÀ PUNITA DAL CASO. Recensione di Francesco Sirleto

COUP DE CHANCE (UN COLPO DI FORTUNA), OVVERO LA MALVAGITÀ PUNITA DAL CASO.

IL CINQUANTESIMO FILM CI RESTITUISCE IL MIGLIOR WOODY ALLEN, CON LA SUA ININTERROTTA RIFLESSIONE SULLA NATURA MALVAGIA DELL’UOMO E SUL RUOLO DETERMINANTE DEL CASO SUI DESTINI INDIVIDUALI, INSIEME AD UNA FEROCE CRITICA ALLA MODERNA SOCIETÀ CAPITALISTICA.
L’ultimo film di Woody Allen (da me finalmente visionato questo pomeriggio in una sala del cinema Aquila al Pigneto), questo “Coup de chance” girato interamente a Parigi (una splendida Parigi autunnale, resa ancora più meravigliosa dalla magica fotografia di Vittorio Storaro, antitetica alla Parigi notturna e onirica di Midnight in Paris del 2012) e per di più in lingua francese, agli appassionati dell’opera alleniana (confesso di far parte della “confraternita”) non può non rievocare la memoria del suo capolavoro, cioè Match Point (apparso nel lontano 2005).
In parte però, per alcuni aspetti legati alla filosofia che sostiene la storia ivi narrata, accanto a Match Point il pensiero corre veloce in direzione di un altra pellicola del quasi novantenne regista newyorkese: mi riferisco a “Irrational man” (anno 2015).
L’oggetto di tutte e tre i film citati è, infatti, il medesimo: vale a dire la tendenziale malvagità della natura umana, la quale, se non sottoposta al rigido controllo della ragione (una facoltà alquanto evanescente, a dire il vero), spinge gli individui a commettere azioni abominevoli nei confronti di altri individui in vista di obiettivi immutabili nel tempo come la ricchezza e il sesso.
Se a ciò aggiungiamo che, molto spesso, l’esito delle azioni umane è determinato dal caso (la “fortuna” sulla quale discettava il nostro Machiavelli in capitoli famosi de Il Principe), e che queste caratteristiche sono portate al massimo livello dalle dinamiche relazionali tipiche della moderna società capitalistica globalizzata, possiamo dedurre quanto sia cupa e pessimistica la visione del mondo che anima il cinema alleniano.
In quest’ultima pellicola Allen, pur non raggiungendo i livelli di tensione drammatica e di aspra dialettica tra le contrastanti pulsioni che agitavano i protagonisti di Match Point, riesce tuttavia a confezionare una storia (un autentico thriller) in grado di tenere viva l’attenzione e la partecipazione dello spettatore alle varie fasi del dramma e ai colpi di scena che ne segnano lo sviluppo.
Una storia che nasce sotto forma di una banale relazione extraconiugale – in un ambiente, quello dell’alta borghesia dedita ad attività finanziarie al confine tra legalità e illegalità – ma che poi, successivamente, precipita nel delitto più atroce e raccapricciante.
La trama presenta, come già detto, analogie con quella di Match Point, tuttavia con una rilevante differenza: se nel film del 2005 il male, grazie al cieco intervento della fortuna, trionfava, in questo Coup de Chance il male viene punito con la morte del perverso protagonista, così come succedeva, del resto, in Irrational man.
Ma tutto avviene, come già osservato, non a causa dell’intervento delle forze del bene impersonate dai tutori dell’ordine e del diritto (che in questo film non appaiono assolutamente, al contrario che in Match point, dove però svolgevano un ruolo inessenziale e marginale), bensì perché il ruolo della fortuna è, questa volta, a svantaggio del protagonista, un miliardario senza scrupoli la cui professione è quella di “far diventare più ricchi coloro che già lo sono” e, necessariamente, più poveri coloro che già vivono nella precarietà e nella miseria.
In quest’ultima annotazione è contenuto l’altro fondamentale contenuto del film: la feroce critica ai meccanismi che sostengono la società capitalistica e soprattutto i suoi aspetti più deteriori: la finanziarizzazione dell’economia e la commistione tra imprenditorialità e criminalità.
Sul piano estetico, infine, va sottolineato come, a fronte di una regia, di una sceneggiatura e di una fotografia degne dei migliori film del Maestro, non sempre la recitazione dei principali interpreti appare all’altezza del compito.
Rimane, tuttavia, questo cinquantesimo film di Woody Allen, uno dei migliori film dell’anno che sta per morire.