L’addio a Otar Iosseliani, mite poeta delle immagini di Armando Lostaglio

L’addio a Otar Iosseliani, mite poeta delle immagini

 

di Armando Lostaglio

Se n’è andato in punta di piedi Otar Iosseliani, un poeta mite con la macchina da presa. Così lo avevamo conosciuto negli anni ‘90 a Venezia, mite e discreto, dove spesso era invitato con sue opere, delicate e caustiche ad un tempo. Era nato a Tbilisi capitale della Georgia (nel Caucaso della ex Unione Sovietica), e lì è spirato nello scorso dicembre ad 89 anni, dopo essere stato esule a Parigi. Il regime sovietico mal sopportava le sue opere, diversi suoi film vennero più volte vietati e questo spinse Iosseliani ad emigrare in Francia nel 1982. Alla Mostra del Cinema di Venezia del 1992 ci colpì molto Caccia alle farfalle (La Chasse aux papillons) che con Donato e il CineClub “De Sica” decidemmo di portarlo al pubblico di Rionero. Scelta felice per parlare con dolcezza di terza età: siamo nella campagna francese dove le nobili Agnès e Solange, anziane cugine, vivono nel castello ereditato del XVII secolo. Agnès, più anziana, è costretta su una sedia a rotelle ed è accudita con dedizione da Solange la quale è alquanto partecipe alla vita sociale del paese. Solange è interpretata da Narda Blanchet, incontrata in quell’edizione al Lido per presentare l’opera con il regista. Nel film come nella vita – ci raccontava con discrezione – era davvero così: sempre in bicicletta e suonatrice di trombone nella banda locale. Iosseliani, più che la trama classica, rivela l’incanto nei suoi personaggi. Il cineasta si era laureato nel 1954 a Mosca, sette anni dopo diresse il suo primo film, April (1961) dai toni surreali: due amanti emanano felicità in una stanza vuota finché non irrompono elementi del mondo esterno a alterare la loro gioia. Il film fu censurato e il regista fece per un po’ di anni l’operaio metalmeccanico. Nel 1984 girò in Francia I favoriti della luna (Les favoris de la lune) che fu premiato alla Mostra di Venezia e divenne un successo internazionale. Sempre a Venezia si aggiudicò altri due premi: nel 1989 per Un incendio visto da lontano (Et la lumière fut) e nel 1996 per Briganti (Brigands, chapitre VII). Il film Lunedì mattina (Lundi matin) vinse l’Orso d’argento al Festival di Berlino del 2002. Il regista georgiano firmò anche alcuni documentari, tra cui Un piccolo monastero in Toscana. Gli ultimi due film sono Chantrapas del 2010 e Chant d’hiver del 2015. Quest’ultimo capolavoro di Iosseliani è una sorta di quintessenza del suo percorso cinematografico: le rivoluzioni sociali e gli effetti talvolta nefasti nel puro significato della Storia, le ingiustizie degli uomini e i conflitti, il sogno quale rara possibilità di evasione dalle prigioni quotidiane. Iosseliani ama condire le sue sceneggiature con imprevisti lampi dal sapore surreale e spesso con un umorismo funambolico di chi ama e allude a Buñuel come a Beckett. E questo “testamento” artistico vede tra gli interpreti anche Enrico Ghezzi, che ha fatto apprezzare il suo cinema nelle sue notti televisive.