PERFECT DAYS recensione di Catello Masullo

 

PERFECT DAYS recensione di Catello Masullo

(sinossi e credits da MYMOVIES E ANTONIOGENNA.NET)

 

PERFECT DAYS

GIAPPONE, GERMANIA 2023

Sinossi: Hirayama conduce una vita semplice, scandita da una routine perfetta. Si dedica con cura e passione a tutte le attività della sua giornata, dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo all’amore per la musica, ai libri, alle piante, alla fotografia e a tutte le piccole cose a cui si può dedicare un sorriso. Nel ripetersi del quotidiano, una serie di incontri inaspettati rivela gradualmente qualcosa in più̀ del suo passato.

Regia: Wim Wenders

Attori: 

PERSONAGGI INTERPRETI DOPPIATORI
HIRAYAMA Kōji Yakusho MASSIMO ROSSI
TAKASHI Tokio Emoto ALEX POLIDORI
NIKO Arisa Nakano CECILIA SALUSTRI
TOMOYAMA Tomozaku Miura MARIO CORDOVA
AYA Aoi Yamada FRANCESCA BUTTARAZZI
KEIKO Yumi Asō FRANCESCA FIORENTINI
MAMA Sayuri Ishikawa ANTONELLA BALDINI
SENZATETTO Min Tanaka  

Sceneggiatura: Wim WendersTakuma Takasaki

Fotografia: Franz Lustig

Montaggio: Toni Froschhammer

Durata: 123’

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Produzione: WIM WENDERS, TAKUMA TAKASAKI, KOJI YANAI

Distribuzione: LUCKY RED

Data uscita: 2024-01-04

NOTE

– PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE (KŌJI YAKUSHO) AL 76. FESTIVAL DI CANNES (2023).

 

Recensione di Catello Masullo:

Meritato il premio per miglior attore al Festival di Cannes a Kōji Yakusho, che costruisce con rara maestria un personaggio silenzioso, meticoloso, lavoratore premuroso, amante della umanità e della natura, salutista, politicamente corretto, ecologista, colto, appassionato del suo lavoro e delle hits musicali occidentali anni ’70, generoso, filantropo, igienista del corpo, sempre di buon umore. Wim Wenders realizza un (secondo) alto omaggio alla cultura giapponese ed al cinema minimalista del grande regista Ozu, dopo “Tokyo Ga” (film documentario, che, curiosamente, ha permesso a molti giovani giapponesi di scoprire le opere di Ozu). Ma lo fa con il suo sguardo, di artista tedesco, con uno stile tedesco, che non si adegua, né si piega allo stile giapponese. Rende omaggio anche alla politica della capitale del Giappone di aver dato incarico ai maggiori architetti di progettare e realizzare i bagni pubblici più eleganti del mondo (ed anche i più puliti, grazie a lavoratori come il protagonista di questo film, e i più tecnologici, nei quali con il proprio telefonino si possono aprire le porte senza toccarle e scegliere le musiche da ascoltare durante l’uso del locale). Wenders non racconta una storia (sebbene nella seconda parte del film vi introduce un colpo di scena sulla identità del protagonista che nessuno si sarebbe aspettato), piuttosto riprende lo scorrere di una vita con i suoi ritmi, e con la sua commendevole etica del lavoro. Una vita in netta contrapposizione con la frenesia delle vite della metropoli (e, anche, più in generale, delle metropoli). Un lavoro manuale che non prevede uso di tecnologie moderne. L’hobby della fotografia, in totale assenza di digitale, con stampe su carta fotografica, come una volta (avendo come soggetti la luce che filtra attraverso le chiome degli alberi: curiosità, in giapponese esiste una parola che non esiste in nessuna altra lingua, “komorebi”, che significa, per l’appunto, “luce che filtra attraverso le chiome degli alberi”). Un mezzo di trasporto individuale, rarissimo a Tokyo, dove la grande maggioranza degli spostamenti è realizzato con sistemi collettivi su ferro. Un film di rara poesia, di atmosfere rarefatte, di immagini sublimi, denso di significati (si potrebbe apporre un sottotitolo, comprensibile solo a chi è nato intorno agli anni ’50 o prima…: “Un film Cinar, contro il logorio della vita moderna”…), di allegorie e metafore (il foglietto con il giochetto “tris” che il protagonista trova infilato dietro uno specchio e con il quale comincia a giocare a distanza con l’ignoto giocatore, vuole significare il simbolo della incomunicabilità nella società attuale?). Da non perdere.

Curiosità: nel film la libraia di fiducia del protagonista gli consiglia un libro della autrice giapponese Aya Koda, figlia di un famoso romanziere nato alla fine dell’800, altro omaggio a Tokyo, il titolo del libro è “ki”, che significa “albero”.  

Valutazione Sintetica: 8