FUORI, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Credits e sinossi da cinematografo.it
Fuori
ITALIA, FRANCIA 2025
SINOSSI: Roma, 1980. La scrittrice Goliarda Sapienza finisce in carcere per aver rubato dei gioielli, ma l’incontro con alcune giovani detenute si rivela per lei un’esperienza di rinascita. Uscite di prigione, in una calda estate romana, le donne continuano a frequentarsi e Goliarda stringe un legame profondo con Roberta, delinquente abituale e attivista politica. Un rapporto che nessuno, fuori, può riuscire a comprendere ma grazie al quale Goliarda ritrova la gioia di vivere e la spinta a scrivere.
Regia: Mario Martone
Attori: Valeria Golino – Goliarda Sapienza, Matilda De Angelis, Elodie , Corrado Fortuna, Antonio Gerardi, Francesco Gheghi
Soggetto: Ippolita di Majo
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo
Fotografia: Paolo Carnera
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Carmine Guarino
Colore: C
Produzione: INDIGO FILM CON RAI CINEMA E THE APARTMENT PER L’ITALIA / SRAB FILMS PER LA FRANCIA, IN COLLABORAZIONE CON FREMANTLE
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
Data uscita: 2025-05-22
NOTE
– PRESENTATO IN CONCORSO AL 78. FESTIVAL DI CANNES (2025).
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO: Mario Martone ha ricevuto una prestigiosa selezione al Festival di Cannes (78-esima edizione, 2025) con questo “Fuori”, forse il suo film più ambizioso e ricercato. Come Sir Alfred Hitchcock può contare su una consorte, Ippolita di Maio; che concepisce i soggetti e che scrive le sceneggiature a quattro mani con lui. Una vera marcia in più. I due autori, in felice sodalizio artistico (oltre che meta artistico), prendono lo spunto da un periodo breve, particolare, ma fondamentale della vita di Goliarda Sapienza, riconosciuta, solo postuma, come una delle scrittrici più importanti del ‘900. Si tratta del 1980, l’anno in cui la Sapienza fa l’esperienza del carcere per furto. La scoperta dell’universo del carcere femminile di Rebibbia è occasione di rinascita e rifondazione. Potente la metafora del carcere come unico luogo di reale libertà dall’ergastolo della metropoli, che tutto soffoca e costringe con l’allucinazione lisergica dell’immanenza urbanistica. Magnificamente colta dalla fotografia creativa di Paolo Carnera. Interpretazioni magistrali di Valeria Golino (la quale curiosamente, ma anche virtuosamente, quasi contemporaneamente alle riprese del film, curava la regia di una riuscita serie tv tratta da “L’Arte della Gioia”, il libro più osannato di Goliarda Sapienza), di Matilda De Angelis e di Elodie. Confezione superlativa, con le ricostruzioni filologiche di Carmine Guarino, i costumi di Loredana Buscemi. Menzione particolare al lavoro sulle musiche di Valerio Vigliar, che si alternano sapientemente alla voce di Robert Wyatt, con cinque brani, tra i quali il notevolissimo “Little Red Riding Hood Hit The Road” (dall’album Rock Bottom) con la inimitabile tromba di Mongezi Feza, durante la scena del furto dei gioielli, nonché il brano “Memories”, nella versione del ’74, registrata qualche tempo dopo il drammatico incidente che lo rese paraplegico, e che segnò la fase di rinascita e rifondazione, esattamente come arrivò a Goliarda Sapienza dopo l’esperienza carceraria. Da non perdere.
VALUTAZIONE SINTETICA: 7.5/8
