Il delitto del 3° piano, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Credits e sinossi da cinematografo.it e AntonioGenna.net
Il delitto del 3° piano
FRANCIA 2026
SINOSSI: Colette è un’appassionata di cinema hitchcockiano; suo marito Pierre è un celebre autore di thriller. Vivono in un elegante palazzo borghese, immersi in una quotidianità raffinata ma logorata dalla routine. Passano le giornate a scrivere, correggere, limare parole… senza più riuscire a parlarsi davvero. Finché qualcosa cambia. Dalle finestre del loro appartamento iniziano a osservare i nuovi vicini: una coppia inquieta, nervosa, sempre sul punto di esplodere. Quello che nasce come un gioco voyeuristico si trasforma presto in un’ossessione. Una scomparsa improvvisa, un orologio macchiato di sangue, occhiali spia, rumori nel cuore della notte: ogni indizio sembra gridare che qualcosa di terribile sia avvenuto proprio lì, nell’appartamento del 3° piano. Convinti di trovarsi davanti a un vero delitto, Colette e Pierre si spingono in un’indagine pericolosa, fatta di sospetti incrociati, fantasie noir e paure molto reali. E più si avvicinano alla verità, più il confine tra il thriller che scrivono e la vita che vivono inizia a sfumare.
Regia: Rémi Bezançon
Attori:
| PERSONAGGI | INTERPRETI | DOPPIATORI |
| FRANÇOIS TARNOWSKI / GUILLAUME MARCHENVILLE | Gilles Lellouche | FRANCO MANNELLA |
| COLETTE COURREAU / REBECCA DAUMAS-GASSAC | Laetitia Casta | BEATRICE CAGGIULA |
| YANN KERBEC | Guillaume Gallienne | LUCA GHIGNONE |
| EMMA | Isabel Aimé Gonzalez Sola | VALENTINA STREDINI |
| NATHALIE KERBEC | Jenna Knafo | |
| IDA | Katayoon Latif | KATIA SORRENTINO |
| SAM FREMONT | Matthias Jacquin | MARCO BENEDETTI |
| SOPHIE FREMONT | Bénédicte Choisnet | BENEDETTA PONTICELLI |
| ALFRED HITCHCOCK | Jacques-Yves Dorges Guy Harris (voce) |
PAOLO LOMBARDI |
Durata: 104
Colore: C
Produzione: Eric Jehelmann, Philippe Rousselet
Distribuzione: Notorious Pictures
Data uscita: 2026-04-16
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Sir Alfred Hitchcock è unanimemente ritenuto il Maestro dei maestri di cinema, dato che intere generazioni di cineasti si sono abbeverati alle sue tecniche innovative ed al suo modo di mettere in scena le sue storie. Ben vengano, quindi, film come questo. Dichiarati omaggi, che, forse, potranno contribuire a far conoscere, apprezzare, e, magari, recuperare il genio dei suoi film/capolavoro ai più giovani, che lo hanno poco o nulla frequentato. Questo film è infatti un dichiarato e palese omaggio a quel cinema. Divertente e divertito. Con dialoghi e citazioni fulminanti: “Jean-Luc Godard sui Cahiers du Cinema scrisse che Hitchcock è il regista della coppia” (Casta agli allievi). “La verità è in cammino e niente la fermerà” (Casta legge bigliettino del biscotto della fortuna). “Si chiama paranoia, hai visto troppo Hitchcock, La Finestra sul Cortile!”. (Lellouche a Casta). “Quando guardiamo altri è perché non guardiamo abbastanza noi stessi… oppure perché abbiamo bisogno di attrarre l’attenzione degli altri” (Guillaume Gallienne a Casta). E ancora: “Il McGuffin può essere un oggetto, o qualcosa inesistente. In effetti è un pretesto per portare avanti la storia” (Casta a Lellouche). “Chi tende una trappola agli altri finisce per caderci dentro” (Lellouche legge bigliettino del biscotto della fortuna a Casta). “Sai perché nei film di Hitchcock non chiamano mai la polizia? / Perché altrimenti la polizia arriva e il film finisce!” (Casta e Lellouche). “Chi vive deve morire, è Shakespeare!” (Guillaume Gallienne a Casta). “Il Cinema è manipolazione del tempo e delle emozioni. La suspence genera emozioni. Per creare la suspence, il pubblico deve sapere più dei personaggi!” (Hitchcock, in un falso documentario mostrato dalla Casta ai suoi allievi). “Il Delitto del 3° Piano” è un vero manuale a pronta beva del cinema di Hitchcock. Ironico, con irresistibili gag comiche, come quella in cui Lellouche inquadra con gli occhiali registratori. Oppure quella della scena madre dell’Amleto di Shakespeare, dell’Essere non Essere, recitato alla “Ridolini”, a velocità supersonica per affrettarne la fine, dato che Casta si è alzata dalla sua poltrona e sta curiosando nel teatro. Gustosissima la sigla musicale dei celeberrimi telefilm di Hitchcock, “Morte funèbre d’une marionnette”. E poi, una chicca: nella scena madre finale l’acconciatura della Casta è quella di Kim Novak in “Vertigo”, di Hitchcock, del 1954. Da non mancare.
VALUTAZIONE SINTETICA: 8
