Fruit Gathering RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Fruit Gathering
Aung Phyoe, Myanmar, Repubblica Ceca, Francia, 2026, 97 min
15 ottobre 20:30 Teatro Studio Gianni Borgna
Sinossi
Nella città industriale di Yangon, in Myanmar, la giovane operaia San Kyi sogna di tornare al suo villaggio natale. Il legame con la collega Theint Theint Oo si allenta, incrinato da aspettative diverse sul futuro. Tra lavoro estenuante, repressione sociale e incertezza economica, le due donne cercano riscatto e intimità. San Kyi si scontra con le pressioni familiari, la confusione emotiva e il desiderio di una vita dignitosa.
NOTA SUL FILM
Aung Phyoe parte dalle coordinate del realismo sociale (il lavoro femminile, la precarietà, l’oppressione politica e le convenzioni familiari) ma preferisce affidarsi ai dettagli più piccoli e sorprendenti. L’amore diventa qui una richiesta di libertà, tanto più forte poiché espressa in un Paese dove il desiderio privato e il controllo sociale sono difficili da separare. E il sentimento non rappresenta una fuga dal mondo, ma forse il primo modo possibile per immaginarne uno diverso.
NOTE DI REGIA
Credo che ogni autore – ogni regista che scrive le proprie sceneggiature – sia un osservatore, un outsider. Non può essere altrimenti. Non esiste altro modo di scrivere o di raccontare se non restando fuori: ai margini, a guardare dentro, con una prospettiva e una distanza. Ma poi, quando inizi a costruire una storia tua, una parte della tua personalità e delle tue esperienze si dissolve in quelle osservazioni, dando loro vita. Per arrivare alla verità emotiva, la ricerca, la percezione e un pezzo di te stesso devono trovare, tutti insieme, il loro posto. È un processo difficile e misterioso, per me, e resta solo un’intuizione soggettiva – la sensazione che qualcosa sia giusto.
Regia
Aung Phyoe
Aung Phyoe è sceneggiatore, regista e montatore, con base a Yangon, in Myanmar. Diplomato in montaggio alla Whistling Woods International, ha presentato il cortometraggio Cobalt Blue nella sezione Pardi di Domani del Locarno Film Festival, mentre Evening Clouds ha debuttato al Singapore Film Festival. Parallelamente al cinema, si dedica anche alla traduzione letteraria e alla scrittura di racconti.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Aung Phyoe
Fotografia:
Thaiddhi
Montaggio:
Emily Swe
Scenografia:
Mg Moore Phyu
Costumi:
Akari Dirako
Suono:
Jan Richtr
Produttore:
Thu Thu Shein, Thaiddhi
Produzione:
Third Floor Film
Coproduttore:
Vít Janeček, Michal Mocňák
Coproduzione:
D1 Film, Rur
Cast:
Nandar Myat Aung, Nandar Myint Lwin, Thida Soe Khant, Tin Tin Ei, Min Nyo
NOTA : CANDIDATO AL SORRISO DIVERSO ROMA AWARD 2026
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
La cinematografia del Myanmar (la ex Birmania) arriva da noi raramente in sala. Più facilmente all’interno di rassegne festivaliere meritorie, come la Festa del Cinema di Roma. Questo film mette in luce la difficoltà di essere donna di ceto popolare in quel paese, dove lo sfruttamento dei lavoratori, ed in particolare delle lavoratrici, è la regola, e dove la autodeterminazione delle donne è una chimera. La protagonista reagisce con uno scatto d’ira alla proposta di sua madre di darla in moglie ad un “buon partito”, dichiarandosi indisponibile a passare la sua intera esistenza con un uomo che la domini e la schiavizzi. Trova momenti di dolcezza e di corrispondenza con la sua collega di lavoro/amica, che però, a sua volta, la manipola e la sfrutta ai suoi fini egoistici. La messa in scena segue i canoni classici del cinema orientale, senza assurgere, però, ai vertici espressivi e qualitativi delle altre cinematografie della regione.
VALUTAZIONE SINTETICA : 6.5/7
