Da sx: Alessandra De Luca (moderatrice), Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Claudia Pandolfi, Paolo Genovese (regista), Emanuela Fanelli, Claudio Santamaria, Lino Musella, Edoardo Pesce. (foto di Catello Masullo)
Il rumore delle cose nuove RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Paolo Genovese Italia 114 min
Credits e sinossi: https://filmguide.romacinemafest.org/it/detail/?id=14878
13 ottobre 19:00 Sala Petrassi Pub Acc Ingresso con biglietto
Sinossi
Tre coppie diverse e sconosciute tra di loro hanno in comune la gabbia che si sono costruite nella vita – per paura di trovare chissà cosa là fuori – e un reticolato fitto che ha relegato i loro sentimenti in un perimetro tranquillo e rassicurante. Fino a quando un evento inatteso non le coinvolgerà tutte, costringendole a riordinare cuore e anima, a rivedere la loro esistenza e a gettare tutto ciò che forse è di troppo.
NOTE DI REGIA
Il rumore delle cose nuove nasce da una domanda semplice: quanto conosciamo davvero le persone che amiamo? Mi interessava raccontare quel territorio fragile in cui la curiosità diventa bisogno di sapere e la verità, invece di liberarci, può cambiare per sempre lo sguardo su chi ci sta accanto. Ho cercato di farlo seguendo vite che si sfiorano e si contaminano, senza giudicarle, lasciando convivere dolore, ironia e contraddizioni. La regia resta vicina ai personaggi, ai loro silenzi e alle piccole crepe della quotidianità, perché spesso sono proprio le cose che non diciamo a fare più rumore. E le cose nuove, quando arrivano, non chiedono permesso: rompono un equilibrio, ma forse ci costringono finalmente a guardarci davvero.
Regia
Paolo Genovese
Nato a Roma nel 1966, Paolo Genovese ha ottenuto nella sua carriera da regista importanti riconoscimenti e successi di pubblico. Nel 2016 Perfetti sconosciuti ha vinto due David di Donatello e il premio per la sceneggiatura al Tribeca Film Festival, affermandosi anche a livello internazionale. Nel 2025 FolleMente ha superato i 17 milioni di euro al box office italiano, diventando uno dei maggiori successi della sua carriera. È autore di tre romanzi di successo.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Paolo Genovese, Igor Artibani
Fotografia:
Fabrizio Lucci
Montaggio:
Consuelo Catucci
Scenografia:
Chiara Balducci
Costumi:
Gemma Mascagni
Musica:
Daprinsky
Suono:
Umberto Montesanti
Produttore:
Raffaella Leone, Andrea Leone
Produzione:
Lotus Production
Coproduzione:
Rai Cinema, Vice Pictures
Distribuzione italiana:
01 Distribution
Distribuzione internazionale:
Rai Cinema International Distribution
Cast:
Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Claudio Santamaria, Edoardo Vitalone, Rolando Ravello
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Il film si apre con un monologo fuori campo posto ad esergo, le cui prime parole, un po’, svelano il senso del titolo: “molti amano il silenzio, ma è nel rumore che c’è la vita” (e non a caso uno dei sei protagonisti di mestiere fa il rumorista per i film). Paolo Genovese mette in campo la riconosciuta abilità nell’analisi delle vicende e dei caratteri di coppie e di gruppi di persone che interagiscono. Si sofferma, questa volta, sull’anelito a scoprire le verità nascoste, i segreti che albergano gli animi, che vengono tenuti taciuti perfino ai partner, e, perfino, a volte, a sé stessi. Genovese conferma di essere un maestro nella scelta e nella direzione di splendidi attori e della messa in scena. Usa lenti speciali per i flashback che forniscono suggestive immagini sfocate, con un riuscito effetto straniante, per mettere in luce episodi che sono successi e che sono restati, lavorando in sotterraneo per poi riemergere in seguito. Apprezzabili i momenti di alleggerimento: “meglio uscire dai gruppi whattsapp prima che ne facciano un altro senza di te” (Claudio Santamaria a Emanuela Fanelli); “uno dice: pe’ i 25 anni de matrimonio ho portato mi’ moglie a le Maldive. E l’altro: e, allora, pe’ i 50 anni che je fai? ‘A vado a riprenne!” (Edoardo Pesce a Eleonora Fanelli). Il film è sottile, molto articolato in molteplici snodi narrativi ad incastro. A volte il meccanismo mostra uno slittamento verso un complesso schema a scatole cinesi che potrebbe disorientare gli spettatori meno attenti. Genovese non raggiunge le vette dei capolavori del recente passato, ma si tratta in ogni caso di cinema di qualità.
Curiosità, ho chiesto al regista: “Paolo nel tuo film dimostri che ti interessa molto scoprire la verità, scoprire quello che non si vede, che è nascosto, ma allo stesso tempo sembra che ti interroghi anche sulla bugia, sono due facce della stessa medaglia della realtà che ti interessano?”. La risposta di Paolo Genovese: “sinceramente mi interessano le conseguenze della verità e della bugia. I segreti e le bugie ti costringono a dei comportamenti che non vorresti avere. Il falso condiziona le azioni della tua esistenza, questo mi interessa molto nell’esistenza”.
VALUTAZIONE SINTETICA : 7/7.5
