Se domani non torno RECENSIONE DI CATELLO MASULLO  

Da sx: Alessandra De Luca, moderatrice, Tommaso Allione,  Sabrina Martina, Tecla Bossi, Paola Randi (regista/director),  Filippo Timi,  Lisa Nur Sultan (sceneggiatrice/screenwriter), Guglielmo Marchetti (produttore/producer). (Foto di Catello Masullo, Sala Petrassi, 23 ottobre 2026)

 

Se domani non torno RECENSIONE DI CATELLO MASULLO  

Se domani non torno

Paola Randi, Italia, 2026, 107 min

23 ottobre 18:30 Sala Sinopoli

Sinossi

Una famiglia come tante nella provincia del Nordest. Gino Cecchettin e i suoi figli: il più piccolo Davide al liceo, la grande Elena che è all’estero a studiare e Giulia che sta per laurearsi. Potrebbe essere la nostra. Ma l’11 novembre 2023 Giulia scompare e niente è più come prima. Inizia un incubo che non credevano potesse accadere a loro. Questa è la storia di un’assenza gigantesca e di come una famiglia come tante trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perché storie come questa non debbano più essere raccontate.

NOTE DI REGIA
Da principio ero titubante: come raccontare qualcosa di così doloroso e immenso? Poi ho letto il libro di Gino Cecchettin e trovato la chiave: l’assenza. Giulia non c’è, eppure è sempre presente, nei disegni, nei ricordi, nelle sensazioni. Gino ed Elena hanno raccontato “buchi” e “vuoti” nella memoria, frammenti cancellati o sfumati. Vorrei abitare la memoria emotiva di ciascuno e raccontare ciò che accade sotto la pelle di chi vive questa assenza. Il lutto trasforma la famiglia, ma può diventare il coraggio di alzare la testa e agire. E quando diecimila persone fanno rumore con le chiavi, questo film diventa il nostro modo di fare rumore. Per Giulia. Perché non accada più.

Film fruibile in modalità accessibile tramite l’App Movie Reading (MR), con audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti e sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche

Regia

 

Paola Randi

Paola Randi ha esordito nel lungometraggio nel 2010 con Into Paradiso, presentato a Venezia e candidato a quattro David di Donatello. Nel 2018 ha diretto Tito e gli alieni, premiato al Torino Film Festival e vincitore di un Nastro d’argento. Tra i suoi lavori successivi, La befana vien di notte II – Le origini, Beata te e La storia del Frank e della Nina. Ha inoltre diretto episodi delle serie Netflix Luna Nera e Zero. Insegna regia e sceneggiatura in numerose università e accademie italiane e internazionali.

Cast and Crew

Sceneggiatura:

Lisa Nur Sultan, Paola Randi (liberamente ispirato all’opera letteraria / loosely inspired by the literary work Cara Giulia di / by Gino Cecchettin, Marco Franzoso)

Fotografia:

Guido Michelotti

Montaggio:

Andrea Maguolo

Scenografia:

Sergio Tribastone

Costumi:

Daniela Ciancio

Musica:

Michele Braga

Suono:

Guilhem Donzel, Matteo Di Simone

Produttore:

Guglielmo Marchetti

Produzione:

Notorious Pictures

Distribuzione italiana:

Notorious Pictures

Cast:

Filippo Timi, Tecla Bossi, Sabrina Martina, Tommaso Allione, Rossana Mortara, Lia Grieco, Denis Fasolo, Boris Vecchio, Giovanni Cannata, Beniamino Marcone, Ignazio Oliva, Elisabetta De Palo, Linda Carid

 

RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:

Paola Randi continua a migliorare ad ogni film. Questo sesto film è il suo migliore di sempre. Si avvicina a grandi passi al capolavoro. Il dramma di Giulia Cecchettin, che ha sconvolto l’Italia intera, non era facile da portare sul grande schermo. Paola Randi ha accettato la sfida solo quando ha trovato la chiave per raccontare la storia. L’ha trovata nel libro di Gino Cecchettin (che ha autorizzato il film ed è venuto personalmente ad accompagnarlo alla Festa di Roma) : l’assenza. L’assenza improvvisa di una persona, per la specie una persona bellissima, solare e dal sorriso irresistibile, come Giulia, è sempre dirompente in qualsiasi famiglia. Ma la grandezza della statura della famiglia di Giulia ha saputo utilizzare questo dolore indicibile in uno straordinario impegno sociale, con la creazione di una fondazione che porta il nome della vittima, con il progetto molto ambizioso di cambiare la realtà italiana, con la cultura e la istruzione. La potentissima lezione contro i femminicidi è venuta in primis da Elena, la sorella di Giulia, che, senza urlare, senza disperarsi, con una lucidità da gigante del pensiero, da’ a tutti noi una altissima lezione di civiltà. Il problema è nel sistema patriarcale che si è formato in almeno tremila anni di storia di una società formata ad uso e consumo solo degli esseri di sesso maschile. La soluzione ad un problema sistemico non può che essere sistemica. Il sistema va cambiato. Se fino a 30 anni fa lo stupro era considerato solo una offesa alla morale e non un grave reato penale contro la persona, c’è’ qualcosa da cambiare nel profondo. Cominciando con lo spiegare ai maschietti, in età scolare e anche pre-scolare, che le femminucce non sono “oggetti” da possedere, ma sono “soggetti”, esseri umani con i loro stessi diritti, primo tra tutti, il diritto ad essere rispettate. Le stesse ritualità, come nel matrimonio, quando la donna è portata all’altare da un maschio adulto che la consegna ad un altro maschio, quasi fosse il passaggio di proprietà di un’auto, di un oggetto da possedere e da cedere, possibile non si possa trovare qualcosa di nuovo e di più rispettoso per le donne? Questo ci dice questo grande film. Nel quale non si vede una sola scena di violenza. L’assassino non viene mai fatto vedere, né mai nominato. Esattamente come avviene nel libro di Gino Cecchettin. Che tratta solo degli ultimi giorni di Giulia e della sua assenza e di cosa fare perché tali eventi non abbiano a ripetersi. Questo è un film potentissimo, urgente, necessario. Da far vedere il più possibile, anche e soprattutto nelle scuole, per diventare tutti agenti di cambiamento.  Non solo per il messaggio meritorio e altissimo, ma anche perché si tratta di grande cinema, che sa toccare le più profonde corde dell’anima. Da non perdere.

Il titolo del film deriva dagli ultimi versi di una lettera/poesia/manifesto scritta dalla poetessa peruviana Cristina Torre Cáceres, utilizzati nelle manifestazioni del movimento Ni una menos nato in Argentina nel 2015: “Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto. / Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. Nel caso di Giulia Cecchettin, la sorella Elena l’ha citata alla stampa con la locuzione “per Giulia non fate un minuto di silenzio, ma bruciate tutto”, metaforica, poi tramutata in “per Giulia, fate rumore”, chiara incitazione alla rivoluzione culturale necessaria per porre fine agli inaccettabili ed esecrandi “femminicidi”. Bellissima fu la manifestazione per Giulia di diecimila persone che fecero rumore, all’unisono, agitando mazzi di chiavi metalliche. Le cui immagini di repertorio sono state opportunamente inserite nel film di Paola Randi.

Curiosità, ho chiesto alla regista: “Paola, come hai lavorato alla partitura musicale con Michele Braga? È sempre impeccabile, ma qui sfiora il capolavoro, con musiche che non sono mai invadenti, ma sempre presenti al servizio della storia e dei suoi vari momenti, con grande varietà di accenti: musiche di trepidazione, di attesa, struggenti, che incalzano, che ricordano con una chitarra dolce in crescendo alla vista degli oggetti della memoria, perfino un tango all’irrompere dei giornalisti e al ritorno a casa dall’estero di Elena, sorella di Giulia”. La risposta di Paola Randi: “grazie, sono contenta che le hai notate. Abbiamo chiesto le musiche di repertorio alla famiglia. Con Michele (Braga, n.d.r.) facciamo un tandem. Io gli do un partitura emotiva. Lui lavora sulle immagini. Una cosa che si fa pochissimo. Io do una partitura emotiva di accenti che il musicista interpetra. Il tango è di repertorio, di una giovane musicista/violinista che fa musica gitana. Il tango è il ballo che ci aveva dato Gino (Cecchettin, n.d.r.). Aveva previsto un valzer all’inizio, poi mi ha detto: il tango!. Lui è bravissimo a ballarlo. Il tango introduce l’arrivo di Elena. Abbiamo cercato di raccontare i nostri personaggi con gradualità. Lo vedi e non lo vedi. Per accompagnare lo spettatore ad abbracciare le persone reali. Grazie, che bella domanda!”.

 

VALUTAZIONE SINTETICA : 9