Role Models
Genere: comico
Nazione: USA
Anno produzione: 2008
Durata: 99’
Regia: David Wain
Cast: Seann William Scott, Paul Rudd, Elizabeth Banks, Christopher Mintz-Plasse, Bobb’e J. Thompson, Jane Lynch
Sceneggiatura: David Wain, Paul Rudd, Ken Marino, Timothy Dowling
Distribuzione: Universal Pictures
Una vita senza prospettive
Quando Danny viene abbandonato dalla fidanzata perché è troppo depresso e ha perso la gioia di vivere, lui si lascia andare a un colpo di testa con il suo amico e collega Wheeler che li porta dritti in prigione. Evitata la galera vera per un soffio, un giudice li condanna a partecipare a un programma di servizio comunitario con una associazione atta a reclutare adulti per trascorrere del tempo con ragazzini problematici. Malgrado un inizio traumatico, i due si accorgono presto come tali a dir poco eccentrici fanciulli gli stiano facendo riscoprire una parte importantissima di loro stessi e che avevano dimenticato di avere.
Spesso siamo meglio di quello che crediamo di essere
Role Models (il termine inglese significa: “esempio”, perlopiù associato a una persona e il suo modo di essere e fare) è un buon film comico, si ride tanto e di gusto. Forse esso presenta alcune piccole volgarità, ma se siamo capaci di tollerare la nefanda televisione italiana su “modello berlusconiano” di oggi, non avremmo sicuramente problema a sentire qualche discorso ben farcito di aneddoti e riferimenti sessuali. E come potrebbe mai non essere così quando uno dei protagonisti risponde al nome di Seann William Scott, alias Stifler: l’indomabile arrapato della goliardica e a tratti demenziale serie American Pie. I fan dello “Stifmeister” saranno contenti di ritrovare parte di quella vitalità dissacrante, autoironica e sessuocentrica, quest’ultimo un neologismo coniato dalle scienze psichiatriche e sociali di chiara ispirazione freudiana, che ha reso celebre tale strambo personaggio cinematografico. Tuttavia, gli anni son passati e stavolta Scott si è dovuto calare nei panni di un uomo maturo e non, come in passato, di un liceale in preda a onde di testosterone. Ciò malgrado, il tocco del grande Stifler è sempre presente, regalandoci momenti di grande ilarità.
In generale, tutto il cast porta con dignità a casa la propria parte, con delle punte di eccellenza nei due giovani interpreti (C. Mintz-Plasse e Bobb’e J. Thompson), i quali, e in maniera diametralmente opposta, riescono a dar forma a una coppia alquanto esuberante di mocciosi.
Per quanto concerne gli aspetti narrativi, è da apprezzare la riflessione leggera, ma non banale, sul rapporto tra adulti e bambini nella società americana, e nella quale si stigmatizza la solitudine e la voglia di non ascoltare i propri figli che genera poi disturbi nei giovani. L’idea proposta in questa pellicola va oltre la semplice sfera della Settima Arte, attestandosi come un consiglio prezioso per un qualsiasi adulto che debba relazionarsi con un ragazzino. Sarebbe a dire, che ogni tanto dovremmo smettere di prenderci così caparbiamente sul serio e seguire bambini e adolescenti nelle loro piccole follie, abbattendo così il muro di superiorità che noi stessi creiamo, per difenderci dalla franchezza tipica dei ragazzi. D’altronde, l’opera teatrale: Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere (“Peter Pan; or, the Boy Who Wouldn’t Grow Up”, 1904) e poi il romanzo (del 1911, col semplice titolo, Peter and Wendy) di J. M. Barrie (1860 – 1937) non trattano per l’appunto di questo?
Riccardo Rosati
