Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio
Genere: commedia
Nazione: Italia
Anno produzione: 2010
Durata: 96’
Regia: Isotta Toso
Cast: Con Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Serra Yilmaz, Ahmed Hafiene, Marco Rossetti
Produzione: Maura Vespini, Sandro Silvestri
Distribuzione: Bolero Film
Sceneggiatura: Maura Vespini e Isotta Toso, con la collaborazione di Andrea Cotti. Tratto dal romanzo omonimo dello scrittore algerino Amara Lakhous
Un condominio difficile
Roma, piazza Vittorio è il cuore dell’Esquilino, storico rione romano, residenza borghese della burocrazia di fine Ottocento. Circondata da turismo e mondanità, nonché la vicinanza alla stazione centrale (Termini), questa zona dell’Urbe è divenuta negli anni un variegato luogo di approdo e di stratificazione etnica e culturale.
In un vecchio palazzo in stile sabaudo si snodano le vicende di un eterogeneo gruppo di inquilini, una piccola “folla multietnica” segnata da forti differenze culturali, di provenienza, di religione, di modi di intendere la vita. Nell’ambiente chiuso dell’edificio si consuma lo “scontro di civiltà” in cui tali diversità emergono prepotentemente nel quotidiano e generano malintesi, piccole prevaricazioni, diffidenze.
La Cina non è vicina!
Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio presenta storie di personaggi che seguono i propri percorsi, incrociandosi l’un l’altro in ragione di una condivisione forzata dello spazio, del quartiere, del palazzo, e persino dell’ascensore; quest’ultimo puntualmente all’origine di numerose dispute condominiali. Ognuno di loro esprime un particolare tipo di solitudine, che però risulta essere alla fine un male di vivere, in una società fatta ormai di troppi muri e di poche “piazze” dove incontrarsi e condividere le proprie esperienze. Un film distratto quello di Isotta Toso, visto che la famosa, talvolta persino famigerata, piazza Vittorio dà sì il titolo all’opera, per poi quasi sparire, relegata a mera scenografia urbana.
Tutto è drammaticamente finto e poco credibile in questa pellicola. Tra le tante sbavature, notiamo nel cast un uomo di chiara origine magrebina (interpretato da Hamed Hafiene) che si finge del Sud Italia, “sconvolgendo” chi lo conosce quando si verrà a scoprire la sua vera identità (“mascherata” con un doppiaggio orribile, laddove gli altri attori recitano in presa diretta).
Certo, bisogna ammettere che la regia è più che buona per una esordiente e che questo prodotto ha sicuramente il merito di aver finalmente costretto l’Italia a interrogarsi, sebbene con ironia, sulla sua nuova società metropolitana, fatta di conflitti non solo tra italiani e stranieri, ma persino tra gli stessi italiani, a causa di governanti chiusi in “fortezze politiche” inaccessibili, e con il Popolo sovente vittima delle speculazioni dei mercati finanziari, e con nessuno a difenderlo. Tutto questo crea una infinita disperazione nella gente più semplice, la quale vive in luoghi come piazza Vittorio (a dire il vero, esistono delle zone di Roma assai più precarie di questa). Dunque, è senz’altro positivo affrontare il tema con sarcasmo, ma sarebbe stato doveroso non perdersi nella ormai trita e ritrita visione radical chic che mostra sempre una pertinace simpatia verso la cultura islamica, snobbando tutte le altre etnie che compongono il dissonante panorama degli immigrati di Roma e d’Italia. Molti critici, e siamo convinti anche buona parte degli spettatori, sono stufi di questo buonismo terzomondista a senso unico: raccontare gli arabi è forse più interessante che mostrare i disagi di albanesi, bengalesi o coreani?
Inoltre, se la Toso, ripetiamo brava alla regia, si fosse trovata uno sceneggiatore degno di questo nome (categoria quasi estinta nel Belpaese), poteva poi almeno evitare l’errore più grave, ovvero quel ridicolo e banale affresco della comunità cinese, che avrebbe, per converso, dovuto essere il vero cuore della narrazione, e che viene liquidata col solito stereotipo che i cinesi vivono in venti in un singolo appartamento e non socializzano con nessuno.
Rimane comunque per i romani e gli amanti in generale della Città Eterna il gran piacere di ammirare quel meraviglioso stile architettonico rappresentato dalla Roma Umbertina.
Riccardo Rosati
Conferenza stampa
Intervengono alla conferenza stampa, tenutasi presso la Casa del Cinema di Roma, la regista Isotta Toso insieme a parte del cast.
Quali sono state le difficoltà del passaggio dal libro al film?
Isotta Toso: non moltissime, visto che non c’è una vera trama nel romanzo [sic!], composto in buona parte dalle deposizioni degli inquilini, dove vien fuori poi lo scontro di civiltà di cui parla la pellicola.
Amara Lakhous: (L’autore è intervenuto con un video messaggio): È un bel “tradimento” quello di questo film. Per me il cinema è da sempre una fonte di ispirazione, nelle mie storie ci sono spesso riferimenti al cinema. Ho apprezzato molto il lavoro di Isotta e di tutti gli attori.
Come giudichi il personaggio di Giulia, visto che poi tu sei straniera, mentre lei è italiana?
Kasia Smutniak: Esso rappresenta la mia generazione che vive in un vero limbo. Una generazione che oggi esiste nelle grandi città e che trovo in fondo molto noiosa.
Cosa pensi di un possibile nuovo clima di xenofobia in Italia?
Isotta Toso: Non credo che ci sia una esplosione di razzismo nel nostro Paese. Sono solo venuti al pettine i nodi di un problema. La questione vera è quella della grossa ostilità tra la gente nella nostra società. Questa colpisce tutte le persone e non riguarda solo gli immigrati.
E tu Ahmed, che ne pensi?
Ahmed Hafiene: Per risolvere questo problema, c’è bisogno di molto dialogo. Vengo da una cultura francofona e trovo che in Italia ci sia un certo provincialismo. Questo film parla proprio di questo: scontri di dialoghi, tra persone di culture molto diverse.
Da romano come ti sei sentito a girare in un luogo difficile come piazza Vittorio
Francesco Pannofino: Per prima cosa, non mi sono sentito affatto a disagio, tanto meno “straniero”! Certo, questa parte di Roma è diversa da tutte le altre, ma io ho il vantaggio di sentirmi a casa un po’ ovunque.
