ROMA XIV (2019) : L’uomo senza gravità (recensione di Catello Masullo)

ROMA XIV (2019) : L’uomo senza gravità (recensione di Catello Masullo)

ITALIA, BELGIO – 2019

Oscar viene alla luce in una notte tempestosa, nell’ospedale di un piccolo paese, e da subito si capisce che c’è qualcosa di straordinario in lui: non obbedisce alla legge di gravità. Fluttua in aria più leggero di un palloncino, di fronte allo sguardo incredulo della madre e della nonna. Le due donne fuggono con il neonato e decidono di tenerlo nascosto agli occhi del mondo per molti anni. Solo la piccola Agata conosce il suo segreto. Fino al giorno in cui Oscar decide che tutto il mondo deve conoscere chi è “L’Uomo senza gravità”.

  • Regia:

Marco Bonfanti

  • Attori:
  • Elio Germanoas Oscar
  • Michela Cesconas Natalia
  • Elena Cottaas Alina
  • Silvia D’Amico as Agata
  • Vincent Scarito as David
  • Pietro Pescara as Young Oscar
  • Jennifer Brokshi as Young Agata
  • Andrea Pennacchi as Andrea
  • Cristina Donadio as Lucy
  • Dieter-Michael Grohmann as Lukas
  • Dominique Lombardo as Piero
  • Francesco Procopioas Marshal
  • Salvio Simeoli as TV Presenter
  • Agnieszka Jania as Vlady
  • Balkissa Souley Maiga as Sissy
  • Durata: 107”
  • Colore: C
  • Genere: FIABA MODERNA / COMMEDIA
  • Produzione: ISARIA PRODUCTIONS, ZAGORA, IN COPRODUZIONE CON CLIMAX FILMS (BELGIO) CON IL SOSTEGNO DEL MIBACT, DELLA REGIONE LAZIO, E DELL’IDM SÜDTIROL – ALTO ADIGE, CON IL SOSTEGNO DEL GOVERNO FEDERALE BELGA BNP PARIBAS FORTIS FILM FINANCE
  • Distribuzione: NETFLIX
  • Data uscita 21 Ottobre 2019

NOTE

– PREAPERTURA DELLA XIV FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2019)

 

Recensione di Catello Masullo : La Festa di Roma ci ha abituato a pre-aperture originali e non banali. Che spesso ci offrono interessanti opere del cinema giovane italiano. L’anno passato e’ stata la volta di “L’uomo che Comprò la Luna” di Paolo Zucca, e di “In Viaggio con Adele” di Alessandro Capitani. Questo anno l’opera di esordio di Marco Bonfanti, “L’Uomo senza Gravità”. Un esordio più che riuscito. Con uno spunto da Oscar  (e’ il caso di dirlo, visto che il protagonista così si chiama…). Che e’ potentissima e geniale metafora. Un personaggio ispirato alla leggerezza di Italo Calvino. Che si scontra con questa società votata alla pesantezza, alla violenza, alla impossibilità di essere liberi di essere se stessi. Questo uomo trova la libertà di essere sé stesso. La leggerezza e’ una chiave che da la possibilità’ di affrontare le tragedie quotidiane guardandole dall’alto senza farci influenzare. Lui non si fa scalfire, perché’ e’ più forte degli altri. Molto del peso del film e’ sulle spalle di Elio Germano e della sua eccezionale performance in termini di linguaggio del corpo. Sempre chiuso nelle spalle, in sé stesso. Cammina sulle punte, come se dovesse sempre volare via da un momento all’altro. Straordinario l’accento bergamasco delle montagne, perfetto. Non sono da meno le grandissime Elena Cotta, Michela Cescon e Silvia D’Amico. Effetti speciali che non hanno nulla da invidiare ai film americani. Da non perdere.

 

Curiosità, ho chiesto al regista : “Marco, ritenendo che i tuoi film precedenti, compreso “L’Ultimo pastore” siano dei documentari, questo film e’ da considerare come il tuo film di esordio al lungometraggio di finzione. Gli esordi sono sempre difficili in tutte le cinematografie del mondo. Ed in Italia in particolare. Ci racconti come hai convinto i produttori e i tanti notevoli artisti a prendere parte a questa impresa?”. Questa la risposta del regista : “grazie della domanda. Stavamo ridendo con Michela che le ho messo 10 chili addosso per farla muovere come una anziana. Il film e’ stato veramente complesso; effetti speciali, girato in 3500 locations. Grandissimo lavoro di scenografia e fotografia. Loro aprivano la porta di casa a Calvenzano, entravano ed erano a Cinecittà, dove era tutto ricostruito. Avviamo girato in  Belgio, a Bruxelles, a Mons, in Alto Adige. C’e un pony fucsia, bambini da dirigere. 6 o 7 ore di trucco al giorno per Michela. Il lavoro e’ stato che la complicazione  non si dovesse vedere. Più noi ci ammazziamo di lavoro, meno voi vedete le cose e le cose vanno fluide. Per la follia vi dirà  Isabella  il produttore. Netflix ci teneva moltissimo che gli effetti speciali fossero bene integrati nella storia. Se gli effetti speciali non funzionano non ci credi più. Elio Germano doveva prendere veramente il volo. Abbiamo usato tre case di effetti, Italia, Belgio e Los Angeles. Che aveva realizzato “Ad Astra”, con il maco moto, il braccio speciale. . Ci sono solo tre bracci al mondo, usato anche in “Gravity”.

Ha aggiunto Anna : “la società di effetti speciali di Milano ha guidato tutti gli effetti speciali, la preparazione ed il braccio. Dimostrazione che in Italia c’e’ un altissimo livello. Eccellenze assolute. I team stranieri sono rimasti molto meravigliati della nostra efficienza. “. E poi Isabella, la Produttrice : “tre anni fa una mail di Marco. Era una idea semplice da leggere. Poi e’ diventata molto grande. In questo percorso di follia ci ha seguito l’idea di base. Con coproduttori belgi. Ero molto incinta. Gli ho detto c’e’ un film in cui un uomo gravita. Sei sicura? Mi hanno detto. Un bellissimo percorso. Abbiamo ricevuto il contributo di Lazio Innova, ecc. E; stato più semplice di quello che sembra”.

Valutazione sintetica : 7.5