Sinisgalli poeta e il cinema , di Armando Lostaglio

Sinisgalli poeta e il cinema

 

di Armando Lostaglio

 

Il recente ritrovamento di un suo libricino datato 1936 rimane un evento: “18 poesie di Leonardo Sinisgalli” edito da Scheiwiller (Milano), premia la volontà della Fondazione Sinisgalli di averlo cercato per arricchire il già ricco patrimonio che ha luogo nella sua Casa delle Muse a Montemurro, il paesino lucano dove il poeta ingegnere nacque nel 1908. Dicevamo un libricino, poco più grande di un francobollo, dimensioni 8 cm. X 10, una rarità editoriale che contiene la fervida “Monete rosse”. Tante le attestazioni di stima verso questo poeta (morirà a Roma nel 1981) che la critica colloca fra l’ermetismo e Ungaretti. Mondadori ha da poco pubblicato due corposi volumi di Racconti e Tutte le poesie. Una personalità di respiro moderno, capace di coniugare, anche con la rivista “Civiltà delle macchine”, tradizione e modernità, effetti umanistici e tecnologia. Era infatti ingegnere, oltre che poeta e scrittore. Ed anche regista. Un percorso culturale di peculiare sensibilità quello di Leonardo Sinisgalli, riscoperto cineasta grazie a puntuali citazioni sulla rivista cinematografica “Cabiria” (in precedenza era “Ciemme”) edita da Cinit (Cineforum Italiano) con sede a Venezia. Il poeta di Montemurro aveva infatti partecipato al progetto “Documento mensile”, ideato dall’allora futuro regista Marco Ferreri e da Riccardo Ghione. Si trattava di un tentativo di far realizzare dei cinegiornali non a degli anonimi registi, bensì ai maggiori cineasti, intellettuali e poeti italiani. L’ambizioso progetto, purtroppo, (siamo nei primi anni ’50), non prese mai corpo del tutto a causa della censura, che non decretò il visto ai cortometraggi e quindi non ne consentì la diffusione. Pertanto, i due numeri realizzati, il primo da Alberto Moravia e Vittorio De Sica, il secondo da Luchino Visconti e Carlo Levi, oltre ai singoli contributi di Guttuso, Rossellini e Sinisgalli, rimasero nel chiuso dei magazzini e non hanno mai potuto circolare.

L’idea di fondo di “Documento mensile” – ci conferma il direttore di “Cabiria” Marco Vanelli – era quella di paragonare il cinema alla “terza pagina” di un quotidiano, usando la cinepresa così come uno scrittore o un intellettuale avrebbe utilizzato la macchina da scrivere. Inoltre, essi avrebbero dato un maggiore contributo nel migliorare la qualità dei Cinegiornali che allora erano addirittura obbligatori prima delle proiezioni cinematografiche.

Tornando a Sinisgalli, afferma Riccardo Ghione in un’intervista: «Il suo pezzo era piuttosto curioso, anche se nessuno ne parla in quanto nessuno lo aveva visto. Il poeta lucano era andato a Bra, in Piemonte in un solaio di una vecchia casa ed aveva trovato una grande quantità di ricordi ottocenteschi […]. Sinisgalli ha usato un metodo diremmo “gozzaniano”, girando le immagini come una elegia. Alternava, nelle riprese, sei metri e tre metri di pellicola per volta… Era un tentativo di creare un “verso” cinematografico, di trovare cioè una corrispondenza con la metrica poetica. Il film di Sinisgalli si intitolava Vita silenziosa per la durata di due minuti». A Bra era in contatto con l’intellettuale Velso Mucci, ospite della famiglia Alberti.

Con Lezione di geometria, Sinisgalli è stato premiato nel 1948 alla Mostra di Venezia dall’Ufficio Centrale di Cinematografia per il miglior cortometraggio italiano. Il breve e importante esperimento fu realizzato in collaborazione col regista Virgilio Sabel, con fotografi di Mario Bava, musicato da Goffredo Petrassi e prodotto da Carlo Ponti. Sinisgalli tornerà a Venezia due anni dopo, sempre insieme a Virgilio Sabel e ancora una volta vincitore (Premio Internazionale per il Cortometraggio), questa volta con Millesimo di millimetro.

Sinisgalli esalta la sua particolare attenzione alla geometria, alle scienze esatte, che non si pone in contrapposizione con il mondo della poesia e della creazione. L’occhio del poeta, anzi, riesce a cogliere una rivelazione metafisica nella geometria dell’universo, lamentando proprio che l’arte contemporanea si «sgeometrizza, si sgeometrizza la poesia» (Le età della luna, 1956-1962). E in questo suo approccio anche il cinema col suo linguaggio entra prepotentemente, sia perché offre, come in questi documentari, la possibilità di un’osservazione più oggettiva, scientifica, sia perché si presta a nuove sperimentazioni poetiche, come nel caso del perduto Vita silenziosa.

Per completare il breve ma intenso rapporto di Sinisgalli col cinema dobbiamo ricordare anche la sua collaborazione alla sceneggiatura di un film fondamentale del regista da poco scomparso Alberto Lattuada. Stiamo parlando de Il cappotto, il riuscitissimo tentativo di combinare la nostra tradizione di commedia italiana con un classico della letteratura umoristica russa, in questo caso Gogol. La pellicola del 1952, premiata al V Festival di Cannes, fu l’occasione per il piccolo Renato Rascel per dimostrare la sua grande capacità di interprete a tutto tondo.