TSN 2022 : Critiche a cura di Catello Masullo

Critiche a cura di Catello Masullo

BURNT regia di ANDRÉS SEARA

“Terzine sognate per un necessario addio. Da un ricordo altrui”. Da questo verso, posto a esergo iniziale del film, scaturisce la riflessione e, forse, anche la poetica di questo racconto. Scandito in sei stagioni consecutive, questo cortometraggio ci propone in modo suggestivo e autoriale un tema mai risolto, quello della autodeterminazione della donna, della parità di genere, della violenza di genere, della mancanza di rispetto dell’uomo verso la donna. Tutte facce della stessa medaglia di ancestrali pregiudizi, difficili da sradicare, in quasi tutte le società. Fondamentalmente per la mancanza di cultura. Che siano quindi benvenute tutte le espressioni artistiche, come questa, a colmare questo enorme vuoto, soprattutto nelle più ricettive menti dei giovani.

ED È SUBITO SERA regia di LORENZO MAUGERI

“Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”. Da questo profondo verso di Salvatore Quasimodo scaturisce il titolo e la riflessione di questo film. Totalmente riuscito. Con una costruzione sapiente, che “inganna” mirabilmente lo spettatore (quasi) fino alla fine, e che fa riflettere sulla esistenza umana. Interpretazioni di livello. E pregevoli raffinatezze stilistiche, come l’ombra asincrona del protagonista, nell’ultima scena, che è evidente proiezione di altro da sé.  

 

EROI PERDUTI regia di LORENZO GIROFFI

“Eroi Perduti” di Lorenzo Giroffi è un film sorprendente. Per la forte originalità. Per la forza espressiva. Per la capacità di raccontare in soli quattordici minuti la storia di una complessa e sofferta presa di coscienza. Per un apparato produttivo imponente per un cortometraggio, con una accurata ricostruzione storica in un film in costume, inusuale per un cortometraggio indipendente.

L’idea di cortometraggio risultò vincitrice di un bando promosso dalla Film Commission Regione Campania. Lunia Film, casa di produzione di Luca Ciriello, ha deciso di completare la sua fase produttiva lanciando una campagna di raccolta fondi a sostegno della migliore realizzazione possibile del progetto, che si è conclusa con un incasso di 5201 euro provenienti da 99 sostenitori.

La forte originalità risiede nella ricerca del concetto universale di resistenza. Per una volta lontano dalla retorica apologetica di tanti, troppi, film sulla resistenza partigiana in epoca bellica della Seconda Guerra Mondiale. Che trova le radici molto lontano dall’Italia, nelle invase e massacrate colonie italiane in Africa (“dove la notte è ancora più notte”). Un concetto universale che trova il suo manifesto nella bella e significativa frase, posta ad esergo finale dei film, pronunciata fuori campo dal protagonista: “Qui ho visto come si fa a difendere la propria terra. Qui ho imparato la resistenza, essere ribelli. Non sotto una bandiera, no, ma sotto il proprio cielo!”.

Una vicenda di forte impatto, epica, edificante, esemplare. Raccontata da un film imperdibile.

 

GIOVANNI regia di MARCO DI GERLANDO e LUDOVICA GIBELLI

Una delle cose più difficili da smontare in una società sono i pregiudizi che derivano da stereotipi. Specie se stereotipi di genere, secondo i quali un maschietto non dovrebbe mai giocare con un bambolotto che rappresenta un neonato da accudire. Fulminante il modo in cui, con la semplicità inattaccabile e disarmante del ragionamento di un bambino di 6 anni, Giovanni gela il signore della panchina che gli faceva osservare che sono le femmine che giocano a fare le mamme: “Forse sei tu che non hai capito, io non sono la mamma, sono il papà!”. Idea geniale per un film sorprendente, che in soli 5 minuti assesta un colpo ai pregiudizi più efficace di cento trattati politically correct.

IL SEME DELLA SPERANZA regia di NANDO MORRA

Tra tutti gli “-ismi”, i più odiosi sono il razzismo ed il bullismo, specie se si manifestano assieme, in una miscela dagli effetti devastanti. Ne fornisce una pregevole esemplificazione il film breve “Il Seme della Speranza”, di Nando Morra, autore anche della sceneggiatura, a 4 mani con Marta Gervasutti.  Congegnato con una struttura magistrale, che porta lo spettatore all’interno della storia e del tema con efficace immediatezza. Tratteggia mirabilmente i caratteri a tinte forti e conduce rapidamente verso un finale fulminante. Meritevole di citazione la lezione del maestro in classe: “Voi siete il seme della speranza. La speranza di avere un mondo senza guerre, senza distinzioni. Avete il potere di diventare degli adulti migliori, di noi!”.

ÖLÜMLÜ DÜNYA regia di ALI ATAY

“Ölümlü Dünya” in italiano si può tradurre come “Mondo Mortale”. Appropriato, in teoria, per un film che ha per protagonisti i membri di una famiglia di killer professionisti. Molto meno nella specie, dato che si tratta di un film irresistibilmente comico. Di una deliziosa comicità surreale, “nonsense”. Fatta di gag fisiche e di gag verbali. Il riferimento ideale è all’inimitabile cinema dei fratelli Marx. Degli inseguimenti e degli omicidi in stile slapstick. Delle situazioni di comico imbarazzo, come nella scena da antologia della famiglia al completo che si presenta, in estate, in abiti da settimana bianca a casa dei genitori della promessa sposa di uno dei rampolli e si ingolfa nel corridoio di ingresso. Con una citazione omaggio di quella mitica di “Una Notte all’Opera” dei Fratelli Marx, in cui 13 persone si aggrovigliano entrando mano a mano tutti in una minuscola cabina navale da 2 persone. Ali Atay è alla sua seconda regia, ma si è già assicurata la primazia nella commedia turca, con un film originale e un po’ folle che inaugura, speriamo, un nuovo filone tutto da gustare.

Curiosità: per questo film Feyyaz Yigit, per il ruolo di Serbest, ha ricevuto il premio per miglior attore non protagonista al Sadri Alisik Theatre and Cinema Awards 2018, e Ali Atay ha ottenuto la nomination al premio per miglior regista al Golden Palm Awards 2018.

 

LO SCHERMO NERO regia di THANAT PAGLIANI

L’hikikomori è uno dei fenomeni più preoccupanti per i giovani di oggi, che si è accentuato con le restrizioni della pandemia e che sconfina spesso in vere e temibili patologie. Questo film ne fornisce una rappresentazione plastica ed efficace. Analizzandone con semplicità e compiutezza le origini e gli effetti. Fornendo anche possibili, piacevoli e risolutivi anticorpi.

 

L’IMPIANTO UMANO regia di ANDREA SBARBARO

Da una idea di base semplice quanto geniale, il film sviluppa la storia in modo brillante, tramite il fil rouge di una voce narrante che invece di essere fuori campo è (molto) in campo. Con momenti di comicità irresistibile, e grandi trovate, come l’asocial, il primo social per asociali. Ben scritto, diretto ed interpretato.