Nemico pubblico N. 1 – L’istinto di morte
(“L’Instinct de mort”)
Genere: azione
Nazione: Francia
Anno produzione: 2008
Durata: 113’
Regia: Jean-François Richet
Cast: Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu
Produzione: La Petite Reine
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri. Tratto dal romanzo autobiografico di Jacques Mesrine (1936 – 1979), L’Instinct de mort (1977)
Genesi di un malvivente-icona
Assetato di potere e in cerca di denaro facile, il giovane Jacques Mesrine torna in Francia dopo la traumatica esperienza della Guerra d’Algeria (1954 – 1962), trovando una società che sembra non essersi nemmeno accorta della sofferenza patita da quella porzione di Maghreb che fino all’altro ieri i francesi consideravano, assurdamente, Francia a tutti gli effetti (Départements Français d’Algérie [1848 – 1957]). In questa società ipocrita e vecchia, Jacques si sente fuori posto. La famiglia gli trova un lavoro “onesto”, ma il giovane si accorge subito che quella vita non fa per lui. Si mette dunque sotto la protezione di Guido (Depardieu), il boss a capo della malavita locale. Da qui la sua scalata al crimine che lo spingerà a essere braccato da Parigi fino a Montréal…
Una Francia che non si conosce bene
Il primo di due film, intesi però come un unico progetto sul personaggio Mesrine, getta le fondamenta per il racconto di una lunga sequenza di atti criminosi, che parte con la scena dell’iniziazione di Mesrine all’efferata violenza, durante un interrogatorio a un prigioniero in Algeria.
Ispirato al romanzo autobiografico dello stesso Mesrine, scritto in carcere poco prima della sua clamorosa evasione, il film di Jean-François Richet segue l’ascesa del criminale da soldato dell’Esercito, a spietato protagonista nelle strade di Parigi. Da notare che i due film sono stati girati simultaneamente.
La recitazione da parte degli attori principali è ottima: a un Cassel ormai chiaramente perfetto in questi ruoli, fa da buon contraltare uno stanco e lento, ma pur sempre carismatico Depardieu. Il buon ritmo narrativo fa sì che il prodotto si avvicini, per dinamicità e qualità delle immagini, più a una pellicola di stampo americano; a dimostrazione che se per contenuti spesso il cinema italiano e francese soffrono di una sterilità alquanto simile, tuttavia Oltralpe hanno da tempo raggiunto una qualità tecnica che gli consente di girare scene d’azione che da noi sono quasi impensabili.
Un elemento davvero interessante dell’opera lo si individua nella accurata ricostruzione del sottobosco parigino dell’epoca. La vicenda di una “Francia Criminale”, fatta di prevaricazioni urbane, non è mai giunta nel nostro Paese con grande chiarezza. La storia non mostra dunque quella Ville Lumière patinata e idolatrata, spesso a sproposito, da molti nostri compatrioti, bensì una città piccolo-borghese e crudele, in qualche modo simile alla Milano degli anni ’60 di cui magistralmente scriveva Giorgio Scerbanenco (1911 – 1969).
Riccardo Rosati
Conferenza stampa
Interviene alla conferenza stampa del film, tenutasi presso alla Casa del Cinema a Roma, l’attore francese Vincent Cassel.
Che idea ti sei fatto del personaggio principale del film?
Il personaggio di Mesrine è molto conosciuto tuttora nel mio Paese, specialmente tra i giovani delle banlieue più disagiate, quelle periferie dove ha attecchito una certa cultura tanto amata dai ragazzi di origine araba e africana. Per loro Mesrine rappresenta una icona ribelle, un uomo che ha lottato contro il Potere, tanto che il suo nome da noi ricorre spesso nella musica contemporanea.
Come è stato accolto il film in Francia, visto che gli altri film di Richet hanno spesso suscitato polemiche tra la critica transalpina?
Benissimo! Personalmente non ho mai ricevuto così tanti consensi per un film. La pellicola è candidata a ben dieci César. Nessun altro film in concorso ha avuto tante candidature. Se vinco il César (è il maggior riconoscimento cinematografico in Francia assegnato annualmente dal 1976 dalla Académie des Arts et Techniques du Cinéma, N.d.A.), sarò ripagato di tutta la sofferenza causatami dall’aver dovuto ingrassare di ben venti chili! Per quanto riguarda Richet, come molti buoni registi, la sua forza sta nel fatto di sapere ciò che vuole e ciò che non vuole, rimanendo allo stesso tempo aperto nei confronti di quello che accade attorno a lui. Se qualcuno gli dà un suggerimento, si prende sempre del tempo per pensarci su. In nove mesi di riprese, non c’è mai stata tensione tra di noi. Ha esperienza, stile, una grande conoscenza della storia del cinema. È curioso di tutto, è sicuro di sé a livello tecnico, ed essendo stato un montatore, mantiene sempre la giusta prospettiva per vedere la direzione da seguire. È un regista nel fior fiore dei suoi anni ed è una vera gioia lavorare con lui.
A proposito parlaci di come hai vissuto l’aumento di peso?
Per interpretare questa parte era chiaro che sarei dovuto ingrassare di venti chili. Non avevo compreso quanto ciò potesse cambiarmi la vita. Non si agisce allo stesso modo quando si è venti chili più pesanti. Cambia il modo in cui ti muovi, cammini, respiri e anche il modo in cui parli. È tutto diverso. Li ho messi su in quattro mesi prima delle riprese e li ho persi in nove mesi durante le riprese. Abbiamo girato al contrario perché sapevo che non sarei mai riuscito a mettere su un solo chilo mentre lavoravo. Lo stress sul set mi fa sempre dimagrire molto. Ma questa è l’ultima volta che sottometto il mio corpo a un’altalena del genere.
Lo giudichi un film attendibile per quanto concerne la vera vita di Mesrine?
Mesrine era un gran bugiardo. È stato accusato di aver assassinato più di quaranta persone, ma non si hanno le prove di nemmeno uno di questi omicidi. Credo che sia probabile che egli non abbia mai ucciso nessuno in tutta la sua vita; ciò non toglie che si tratti comunque di un personaggio limite. In Francia è quasi un “eroe”, giustiziato senza pietà dalla polizia in pieno centro a Parigi. A parer mio, Mesrine più che un gangster era una specie di divo affascinato dai media; un po’ come lo sono io. Noi non volevamo fare un documentario sulla sua vita, tanto a chi sarebbe importato? Ci siamo limitati a raccogliere tutto il materiale possibile su di lui e abbiamo cercato di creare una specie di foto istantanea della Francia dell’epoca.
Sei contento del modo in cui viene presentata al pubblico la figura del protagonista?
Sì. in passato mi ero rifiutato di prendere parte a un precedente progetto che intendeva glorificare troppo un uomo come Mesrine. Questo film mi piace, perché il pubblico è sempre diviso nel modo in cui giudicarlo da una scena all’altra. Mi piacciono i film senza un vero cattivo e in cui dei delinquenti viene mostrato sia il lato violento, che quello umano.
Il secondo episodio in che modo si riallaccerà al primo?
Innanzitutto, non si tratta di un seguito, ma di un film a sé stante. Questo film parla della vita di Mesrine dal periodo della Guerra d’Algeria fino alla sua ascesa criminale. Il prossimo si concentra sugli anni ’70, in cui esce fuori l’anima clownesca di quest’uomo. Abbiamo girato entrambi i film insieme, ma cronologicamente dalla fine all’inizio, a causa della mia difficoltà a mantenere quei venti chili in più. Non credevo che sarei riuscito a restare concentrato per tutto quel tempo, essendo abituato a girare al massimo per tre mesi. Ma alla fine delle riprese non riuscivo più a staccarmi dalla parte. Sebbene i due film rispettino l’ordine cronologico degli eventi della vita di Mesrine, fin dall’inizio sapevamo che sarebbero stati diversi. Richet non ha utilizzato le stesse tecniche per entrambi, che, come detto, mostrano due periodi storici diversi. Gli anni ’50 e ’60 sono completamente diversi dai ’70. Le macchine sono diverse, così come lo stile delle acconciature e la musica. Soprattutto gli atteggiamenti cambiano molto. Ciascuno dei film sviluppa un tema che completa l’altro: NEMICO PUBBLICO N. 1 – L’Istinto di Morte racconta di un giovane alla ricerca della sua identità. NEMICO PUBBLICO N. 1 – L’Ora della Fuga parla di un uomo conscio della direzione verso la quale lo porteranno le sue scelte. Il primo film è quasi una pellicola di genere, un buon poliziesco. Il secondo è più che altro un Thriller psicologico.
