Il giorno più caldo degli ultimi 14 anni a New York (Casey Neistat), recensione di Riccardo Favara Pedarsi

Dalla riforma all’accordo (Saga delle CdC, parte 2)

Continua la storia della riforma che ha messo tutti d’accordo (cioè contro)

Hey, ciao!
La scorsa settimana ho iniziato a raccontare la storia recente delle Case della Comunità (CdC) ossia quelle che saranno, nelle parole del ministro della salute Schillaci: “la terza gamba del Sistema Sanitario Nazionale”. Considerando quanto l’hanno presa bene i medici di base (← Ironia), e cosa comporta per loro questo nuovo accordo, credo che la figura evocata sia perfettamente calzante.
Per riuscire a darvi un po’ di contesto la scorsa volta l’ho presa un po’ alla lontana, quindi ora vado diretto alla storia più recente degli ultimi 2 mesi (se non sapete di cosa sto parlando, potete recuperarla qui).
Il 28 Aprile 2026 il ministro Schillaci presenta una poderosa riforma della medicina generale, sorprendendo tutti: cittadini, sindacati, medici, università, parlamentari… nessuno ne sapeva nulla. I punti erano diversi, ma diciamo i più importanti (e controversi) erano tre, che erano il punto forte e innovativo della proposta e sono stati anche la causa del suo fallimento. Cerco di elencarli in breve.
1- Istituzione del doppio canale:
I medici sul territorio non saranno più solo liberi professionisti, ma anche dipendenti pubblici assunti direttamente dal SSN, esattamente come gli ospedalieri.
Certo, lo stato non si può certo permettere di assumere TUTTI i i medici si base, quindi l’idea era prendere solo quelli che abbiano conseguito la specializzazione in medicina generale. “Ma non esiste nessuna specializzazione simile!” diranno i più attenti di voi, e infatti questo problema lo vediamo tra poco.
Questo punto importante era destinato a fallire perchè hanno pestato i piedi all’unico punto sostenuto da sempre e con orgoglio dal sindacato maggioritario, la FIMMG, senza neanche provare a consultarli. Gli altri due invece, SNAMI e SMI, non erano affatto contrari a questa possibilità, ma purtroppo per loro contano come coppe e denara quando regna bastoni.
2- Creazione di una specializzazione in medicina generale
Anche questo è un punto che si sente vociferare nei corridoi da decenni, ma che nessuno ha mai veramente provato a realizzare. In Italia siamo gli unici in Europa a non avere la dignità di una specializzazione, ma siamo dei semplici titolari di un “corso regionale di formazione specifica”.
E’ più o meno la stessa cosa: 3 anni passati a imparare e lavorare prima di diventare autonomi. Inoltre formalmente è a tutti gli effetti un requisito per ottenere la titolarità dell’incarico. Però ha due grossi problemi: il primo è che viene pagata meno della metà di una specializzazione (800 euro al mese lordi, contro i 1600 non tassati della borsa di studio). Il secondo è che nei concorsi pubblici conta come carta straccia, e ad esempio io con attestato e 10 anni di esperienza conto quanto un neolaureato.
Nei piani della riforma questi medici di base “migliori”, con la specializzazione, sarebbero stati assunti e avrebbero fatto da dirigenti agli altri medici di base “di serie B” all’interno delle case di comunità.
Qui il problema è che è ignorato il sistema giurassico dell’università pubblica italiana, che posti di fronte a questa riforma deve ha risposto qualcosa tipo: “beh, non potete costringerci a fare nulla del genere, ovviamente. Ma oh, parliamone, se ci pagate abbastanza magari in 4-5 anni riusciamo a tirar su un corso sperimentale per una ventina di persone”.
Ma veniamo al dunque.
3- Case della Comunità come centro della Sanità Italiana
Tutto molto bello, ma questo era in realtà l’unico punto veramente importante: la riforma prevedeva di fare tutto questo in 60-180 giorni perché, come dicevo nella scorsa edizione, il 30/06/2026 scadeva il termine (già rimandato più volte) per attuare i piani del PNRR e bisognava fare qualcosa per non dover restrituire diversi miliardi indietro alla UE.
Non so come sia nata esattamente questa idea delle CdC, ma di sicuro l’obiettivo era un efficientamento delle risorse, giudicate troppo eterogenee e troppo dispersive nel modello attuale, mantenuto negli scorsi 50 anni.
La critica più ovvia è sorta immediatamente: questo modello può andar bene nelle grandi città, dove una singola clinica può servire comodamente un singolo quartiere ad alta densità. Ma nella gran parte del territorio, più rurale e disperso, la capillarità offerta dagli studi aperti dei singoli medici è inarrivabile. Come fa la salute a raggiungere i più anziani e fragili, se non tramite la prossimità?
La risposta è stata: beh, qual’è il problema. ‘Sti medici lavorano 15 ore a settimana, praticamente fanno il part time più pagato d’Italia, quindi semplicemente li metteremo a fare entrambe le cose. Per 15 ore pensano ai propri assistiti, poi per le restanti 23 andranno in CdC a servire tutti gli altri. Ah, isorisorse, ovviamente. I soldi ce li hanno dati solo per tirar su le palazzine, mica per gli stipendi.
Bisogna dire un’ultima cosa: questa idea di aumentare il carico di lavoro ad una intera classe di lavoratori non è una novità di questa riforma. E’ stata una tendenza emersa man mano che si aggravava la carenza di medici del SNN, sia specialisti che sul territorio. E’ un meccanismo noto, e piuttosto difficile da invertire: più il sistema pubblico perde di attrattività sul mercato del lavoro, più il problema ricade su chi rimane dentro. Ma questo a sua volta rende questo lavoro ancora più pesante, e aggrava quindi il problema dell’attrattività.
Ok, di nuovo mi fermo qui, non voglio scrivere romanzi troppo lunghi e vorrei mantenere queste newsletter sempre digeribili. A quanto pare questa diventerà un’opera in 3 parti, quindi ci vediamo nella terza e ultima puntata per raccontare l’accordo firmato all’inizio di questa settimana e fare un po’ di considerazioni finali.
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo

❤️ Le cose che ho amato di più:

📺 Video – Il giorno più caldo degli ultimi 14 anni a New York (Casey Neistat)
Lo so, ho già parlato dei vlog di Casey Neistat recentemente, e probabilmente non interessano a molti di voi, anche solo per il fatto che sono in lingua inglese. Ma che ci posso fare se la cosa più bella che ho visto questa settimana è stata Casey cuocere un uovo per terra in mezzo alla strada a New York, e poi andare a comprare un condizionatore? Per me vedere questi video è fonte di grande ispirazione e, purtroppo per voi, anche di emulazione. Al punto che sto pensando di fare solo dei vlog nelle prossime settimane e lasciare da parte i classici “spiegoni” per qualche tempo. Quanti insulti mi prenderò? Quanti spettatori perderà il canale? Non so, fatemi sapere cosa ne pensate rispondendo a questa email magari.

✍️ Citazione della settimana:

“Se il medico si troverà ancora pressato tra la richiesta del paziente di eseguire esami e l’insistenza del direttore dell’ospedale che pretende un aumento della produzione e una riduzione dei tempi, sarà difficile uscire dalla logica degli esami inutili e delle terapie ingiustificate.”
Troppa Medicina, Marco Bobbio
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