AMARGA NAVIDAD, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

AMARGA NAVIDAD, RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

Credits e sinossi da cinematografo.it e AntonioGenna.net  

Amarga Navidad

SPAGNA 2026

SINOSSI: Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a una lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente.

Regia: Pedro Almodóvar

Attori: 

PERSONAGGI INTERPRETI DOPPIATORI
ELSA Bárbara Lennie CHIARA GIONCARDI
RAUL Leonardo Sbaraglia SANDRO ACERBO
MONICA Aitana Sánchez-Gijón EMANUELA ROSSI
PATRICIA Victoria Luengo LUCREZIA MARRICCHI
BONIFACIO ‘BEAU’ Patrick Criado MANUEL MELI
NATALIA Milena Smit JOY SALTARELLI
SANTI Quim Gutiérrez  
GABRIELA Rossy de Palma  
DOTT.SSA GARCIA Carmen Machi  
DOTT.SSA PATRICIA OTERO María Morales  

Sceneggiatura: Pedro Almodóvar

Fotografia: Pau Esteve Birba

Musiche: Alberto Iglesias

Montaggio: Teresa Font

Scenografia: Antxón Gómez

Durata: 111

Colore: C

Produzione: Agustín Almodóvar

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Data uscita: 2026-05-21

NOTE

– IN CONCORSO AL 79. FESTIVAL DI CANNES (2026).

 

 RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:

Almòdovar non sbaglia mai un film. Impagabile, ci mette sempre dentro tutto sé stesso. Con tutta la sua carica di sublime autoironia (all’inizio la giovane regista dice alla dottoressa ospedaliera: “Io ho diretto solo due film. Dicono siano di culto. Significa che non sono molto piaciuti a molti, ma ci sono poche persone che li adorano. Questo sono i film di culto!”. Oppure il botta e risposta tra la giovane collaboratrice, Monica, e il regista affermato: “Senza quella parte il tuo film durerà un’ora. Lo puoi vendere a Netflix, che da tempo ci chiede un film. Sarà un tuo film minore. Col tempo sarà apprezzato, come i film minori di Fellini e Bergman…/ Ma Fellini e Bergman sono morti!”). Almòdovar, per costruire i suoi labirinti di svelamento, di interpretazione di comprensione e di catarsi da dolori di profonde e antiche cicatrici, questa volta si serve dell’arte cinematografica pura. Rappresentata nel momento più alto, quello creativo. Un cinema che filma ed analizza sé stesso. Un cinema del cinema nel cinema. Una sorta di scatola cinese cinefila. Un Almòdovar doc, nuovo ed originale, ma che negli ingredienti cita e usa tutta la sua storia del e nel fare cinema. Un film che a tratti spiazza lo spettatore, con una prima parte apparentemente faticosa, che serve come pretesto per una sua prodigiosa riscrittura. Alto livello.

VALUTAZIONE SINTETICA: 7.5/8