Dau RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

Dau RECENSIONE DI CATELLO MASULLO

Venezia 83 Concorso

Credits e sinossi: https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/dau

Regia: Ilya Khrzhanovsky
Produzione: Phenomen Berlin (Ilya Khrzhanovsky, Svetlana Dragayeva), Essential Films & Parisienne de Production (Philippe Bober, Solal Coutard, Susanne Marian), Plattform Produktion (Erik Hemmendorff), Leonid Lebedev, Arte France Cinéma, Westdeutscher Rundfunk
Durata: 195’ + 15’ di intervallo
Lingua: Russo, Inglese, Greco
Paesi: Germania, Francia, Svezia
Interpreti: Teodor Currentzis, Radmila Shchogolieva, Anatoly Vasiliev, Maria Nafpliotou, Vladimir Azhippo, Dmitri Tcherniakov, Dmitry Cheglakov, Demian Kudryavtsev, Ekaterina Andreeva, Victoriia Skytska, Konstantin Leshan
Sceneggiatura: Ilya Khrzhanovsky, con Susanne Marian, Vladimir Sorokin, Ilia Permyakov
Fotografia: Jürgen Jürges, Manuel Alberto Claro, Lol Crawley
Montaggio: Ilya Permyakov, Rob Myers
Scenografia: Denis Shibanov, Olga Gurevich, Boris Shapovalov
Costumi: Lyubov Mingazitinova, Irina Tsvetkova, Alexandra Timofeeva, Alexandra Smolina-Rozanova, Stefania Graurogkayte, Elena Bekritskaya, Olga Bekritskaya
Suono: Kirill Vasilenko, Guillaume Bouchateau, Maksym Demydenko, Elena Gurvich, Rob Myers

 

Makeup: Jekatarina Oertel
Con performance di: Carsten Höller, Marina Abramović, Romeo Castellucci

Sinossi

Ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica, DAU segue il percorso di un brillante fisico di origine greca dal 1928 in Unione Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene chiamato al servizio dello Stato per creare una delle armi più letali della storia. In un istituto di ricerca segreto, la vita è regolata dall’ambizione scientifica, dal potere, dalla sorveglianza e dal privilegio. Mentre la sua libertà individuale si riduce, Dau cerca altrove, al di fuori del matrimonio, una forma di liberazione attraverso una serie di relazioni, finendo per smarrire se stesso e la propria capacità di amare. Ritratto intimo di un uomo alla ricerca della felicità e della libertà, e insieme vasto affresco di una società fondata sulla violenza e sull’ideologia, DAU racconta i compromessi che plasmano un’esistenza e finiscono per cambiare il corso della storia.

Commento del regista

DAU è il risultato di oltre vent’anni di lavoro: un’opera che riunisce immagini girate quindici anni fa e scene recenti in un’esperienza cinematografica possibile solo oggi. Il punto di partenza è stato il mio interesse per gli esseri umani: la loro capacità di amare, creare, essere liberi, compiere scelte morali e cercare la felicità in un mondo in cui un sistema totalitario trasforma la natura stessa delle persone. Ho scelto come protagonista un uomo greco: appartenendo a una civiltà precristiana, i Greci avevano una concezione morale diversa dalla nostra. Nella tragedia greca, destino e libertà sono inseparabili, e il destino si compie attraverso innumerevoli azioni umane. La fisica contemporanea è stata il nucleo concettuale del progetto, da cui è emerso il linguaggio del film. Suddiviso in parti, DAU ha permesso a tre direttori della fotografia, scenografi e costumisti di creare tre mondi visivi autonomi. Documentario, sogno, visione e memoria diventano stati equivalenti di un’unica realtà, non più lineare né immutabile, in sintonia con i principi della fisica quantistica. Anche il casting ha seguito la stessa logica: realizzato nell’arco di quattro anni con migliaia di comparse, il film ha fatto della fisicità, delle parole e dei silenzi dei suoi interpreti elementi drammaturgici importanti quanto la sceneggiatura stessa. DAU costruisce il proprio universo con precisione archeologica, obbedendo al tempo stesso alle leggi libere dell’arte: un’opera destinata a continuare a vivere nella mente dello spettatore anche dopo la fine del film.

Produzione/Distribuzione

PRODUZIONE 1:
Phenomen Berlin – Ilya Khrzhanovsky, Svetlana Dragayeva
Großbeerenstr. 174 – 184
12277 Berlin, Germany
Tel: +44 7429338416
E-mail: info@phenomenfilms.com
Social Media: @ilyakhrzhanovskiy – Instagram, @svetlanadragayeva – Instagram

PRODUZIONE 2:
Essential Films / Parisienne de Production – Philippe Bober, Solal Coutard, Susanne Marian
Strausberger Platz 17
10243 Berlin, Germany
Tel: +33 33658729061
E-mail: solal@coproductionoffice.eu
Social Media: @coproduction_office – Instagram, @solalcoutard – Instagram, Philippe Bober – LinkedIn, Solal Coutard – LinkedIn

PRODUZIONE 3:
Plattform Produktion – Erik Hemmendorff
Vallgatan 9D
411 16 Göteborg, Sweden
Tel: +46 46 705 75 04 63
E-mail: erik@plattformproduktion.se
Social Media: @plattformproduktion – Instagram, @erik_hemmendorff – Instagram

UFFICIO STAMPA:
Barbara Van Lombeek – THE PR FACTORY
Tel: +32 486 54 64 80
E-mail: barbara@theprfactory.com

Marie-France Dupagne – THE PR FACTORY
Tel: +32 477 62 67 70
E-mail: mariefrance@theprfactory.com

DDA
Email: DAU@ddaglobal.com

 

RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:

Uno scambio di battute tra due studentesse che, da lontano, guardano altri studenti, ci fanno capire di cosa parla il film: “Il corpo femminile non li interessa. / Ma sono gay? / No. Sono fisici!”. Un film epico, che attraversa almeno 4 decenni di storia della Unione Sovietica, a cavallo della seconda guerra mondiale, dagli anni ‘30 agli anni ’70. Venti anni di preparazione, quattro anni di realizzazione, 3 ore e un quarto di durata. Il film comincia con riprese con macchina a mano brandeggiante e riprese ravvicinate (quelle che non ti fanno capire cosa vorrebbe essere inquadrato e raccontato e che ti fanno venire il mal di mare se sei in prima fila in sala). Racconta, con sguardo critico, le tante assurdità sovietiche (un esempio di una ripresa ben riuscita: una bufera di vento fa turbinare in aria migliaia di foglie morte, mentre decine di spazzini cercano, tuttavia, di spazzare via le foglie dalla strada, come svuotare l’oceano con un cucchiaino). Non mancano spunti di interesse e riflessioni apprezzabili, come quando Dau, il protagonista, dice a Nora: “C’è una frase: hai il diritto di distruggere il presente e il futuro. Ma non hai il diritto di uccidere il passato”. Ci sono alcune scenografie visionarie di sicuro effetto, come la sottile struttura metallica multipiano, sulla quale il capo degli scienziati chiede a Dau di realizzare la bomba atomica. Ci sono scelte registiche apprezzabili, ma il Leone d’argento per la migliore regia sembra un po’ troppo generoso. La durata del film pare eccessiva, ad esempio gli innumerevoli corteggiamenti da parte del protagonista avrebbero potuto essere sintetizzati, di molto. Un uso delle forbici più generoso avrebbe probabilmente giovato alla qualità del film. E, in definitiva, nessun cineasta dovrebbe ignorare la saggezza dei consigli del Maestro dei Maestri, Sir Alfred Hitchcock, uno che di cinema se ne intendeva, e in particolare quello secondo il quale la durata di un film non dovrebbe mai eccedere la capacità di ritenzione di una vescica umana.

 

VALUTAZIONE SINTETICA : 7/7.5