I PREMI DELLA 83ESIMA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA INNESCANO UN DIBATTITO SUL CINEMA.  CONTRIBUTO N. 5, DI LUIGI MOSCOGIURI

I PREMI DELLA 83ESIMA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA INNESCANO UN DIBATTITO SUL CINEMA.  CONTRIBUTO N. 5, DI LUIGI MOSCOGIURI

Berlino, Cannes, Venezia, forse i tre tra i più importanti festival cinematografici internazionali, hanno visto quest’anno uscire incredibilmente il cinema italiano totalmente a mani vuote e senza premi…questo non è certo un dramma lo è già stato detto e lo ribadisco, ma è certamente un segnale serio e importante da analizzare profondamente e da tenere fortemente in considerazione e tantomeno da non sottovalutare. Il cinema italiano sappiamo, ha sempre avuto fortissimi legami con questi festival, specialmente con Venezia (essendo il festival di casa), e uscire a mani vuote come è accaduto in questo 2026, ha preoccupato e non poco tutta la filiera. Purtroppo il 2026 si è dimostrato essere l’anno della debacle del cinema italiano nelle rassegne importanti al contrario di quanto invece è avvenuto in controtendenza, con il cospicuo incremento dei biglietti venduti al botteghino.
La disamina eccellente di questa debacle fatta da illustri signori quali Gaetano Fierro e Armando Lostaglio, Catello Masullo, lascia davvero poco spazio ad altre e nuove interpretazioni.
Poco da aggiungere se non che uno dei possibili problemi a mio parere nasce a monte, cioè dall’idea, quella di proporre progetti sempre più credibili e coraggiosi, progetti che non per questo debbano per forza essere sostenuti con leve finanziarie pubbliche; abbiamo visto a Venezia che produzioni con budget abbastanza contenuti, possono ambire ad essere dei veri e propri capolavori, dunque non sempre occorre la leva pubblica (utililissima e necessaria), ma occorre anche il coraggio di investimenti dei produttori in progetti nuovi e soprattutto audaci. Spesso questa spinta viene proposta da autori giovani, da esordienti che trovano però grandissime difficoltà non solo nel produrre ma addirittura nel proporre le loro opere. Bisogna quindi aprire il mercato alle nuove proposte, bisogna aprire le porte ai nuovi autori, veicolare i loro progetti e soprattutto dare loro la possibilità di realizzarli. E poi c’è il sistema di valutazione pubblico delle varie linee di contributi pubblici, quali Tax Credit, selettivi, automatici, film commission, che forse andrebbe rivisto e rimodulato in sincronia tra i vari Enti ed anche alla luce delle grandi innovazioni tecnologiche che il mondo attuale ci fornisce.
Quello che conforta la cinematografia italiana tuttavia è che almeno a Venezia il Paese è stata rappresentata da un discreto numero di progetti italiani in coproduzione internazionale, quali SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE di Nanni Moretti, THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro, RITORNO A BUENOS AIRES di Marco BECHIS e infine L’ESTRANEA di Paolo Strippoli, due dei quali in coproduzione con Belgio e soprattutto con Francia, Paese presente con numerosissimi progetti in tutti le più importanti mostre cinematografiche, per cui salta evidente all’occhio, dai tanti progetti in concorso, come i nostri cugini francesi siano sempre più produttivi e con presenze di qualità, e questo forse anche spiega come la recente trasformazione che sembra ormai certa, della Direzione Generale Cinema del Mic in Agenzia autonoma del Cinema sul modello del CNC francese, sia davvero un primo passo molto importante che, se ben governata, potrebbe favorire una sperata rinascita ed una rapida ripresa del cinema italiano nel mondo, così come lo è stato in tempi passati. Luigi Moscogiuri