Da sx: Andrea Occhipinti, Gabrielle Tana (produttori/producers), la traduttrice, Simon Stone (regista/director), Alessandra De Luca (moderatrice). (Foto di Catello Masullo, sala meeting, 14 ottobre 2026)
Elsinore RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Simon Stone Regno Unito 2026 112 min
14 ottobre 18:30 Sala Sinopoli
Sinossi
Londra, 1989. Ian Charleson, attore scozzese di talento e carisma (è stato Eric Liddell in Momenti di gloria), è insoddisfatto dei ruoli che gli vengono offerti quando arriva l’occasione della vita: interpretare Amleto al National Theatre, subentrando a Daniel Day-Lewis che ha improvvisamente abbandonato il palcoscenico. Ma Charleson sta combattendo contro l’AIDS e la malattia sta consumando il suo corpo. Nonostante le cure e gli avvertimenti della dottoressa Margaret Johnson, Ian decide di dedicarsi alla parte fino in fondo. Durante le prove e le rappresentazioni l’attore trasforma la propria lotta contro la morte in una delle sue più grandi interpretazioni.
NOTA SUL FILM Elsinore racconta una storia vera di trionfo di fronte alla tragedia: quella di un giovane uomo che, guardando la morte negli occhi, ha la forza di scegliere il teatro, la vita e gli altri.
NOTE DI REGIA Ian Charleson ci ha insegnato che si può guardare dritto nell’abisso con fiducia. C’è un che di immortale nell’atto di toccare la vita di un’altra persona, e tutti coloro che erano là seduti in teatro in una di quelle famose ventiquattro serate al National, mentre Ian condivideva ciò che aveva capito della vita e della morte, sono suoi eredi. Il film omaggia appunto la sua eredità, il suo lascito; c’è poi stato il miracolo di ricevere da Ian qualcosa in più, qualcosa nell’etere che ha vissuto di vita propria ed è entrato in Andrew Scott durante il lavoro. In breve, troverete un’esplorazione anche politica di cosa voleva dire essere omosessuali nel 1989, e di cosa vuol dire fare dell’arte.
Regia
Simon Stone
Simon Stone, nato a Basilea nel 1984, è un autore e regista di teatro, d’opera e di cinema. Ha lavorato con le più note compagnie teatrali: il National Theatre e il Young Vic di Londra, l’Internationaal Theater di Amsterdam, il Burgtheater di Vienna, l’Odéon di Parigi, il Berliner Ensemble, il Theater Basel, il LGA Arts di Seoul. In ambito cinematografico, ci basti citare il penultimo lavoro: La donna della cabina numero 10, con Keira Knightly e Guy Pearce, distribuito su Netflix nel 2025.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Stephen Beresford
Fotografia:
Mike Eley
Montaggio:
Valerio Bonelli
Scenografia:
Helen Scott
Costumi:
Mel Page
Musica:
Stefan Gregory
Suono:
Paul Carter
Produttore:
Andrea Occhipinti, Gabrielle Tana, Pete Shilaimon, Mickey Liddell, Stefano Massenzi, Carolyn Marks Blackwood, Andrew Scott
Produzione:
StudioCanal, LD Entertainment, Lucky Red, Magnolia Mae Films
Distribuzione italiana:
Lucky Red
Distribuzione internazionale:
StudioCanal
Cast:
Andrew Scott, Olivia Colman, Billie Piper, Johnny Flynn
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Un film che porta le emozioni al diapason, come pochi. E non perché parla di malattia e di morte, che sono cose naturali e di tutti i giorni. Anzi, evita accuratamente i ricatti emotivi. Ma perché ha la potenza della storia vera di un grandissimo attore, Ian Charleson (quelli inglesi sono i migliori del mondo, e questo film ne è solo ennesima dimostrazione), il quale, invece di seguire i consigli della sua bravissima dottoressa (una insuperabile Olivia Colman), sceglie di sfidare la morte per un fine nobilissimo, per la sua totale dedizione al teatro ed ai suoi spettatori, suoi cari compresi. Un saggio di arte attoriale di rara perfezione. Riferimenti coltissimi, frutto di ricerche accuratissime ed il coinvolgimento diretto nella preparazione del film di artisti che hanno conosciuto e collaborato con il vero, compianto, Ian Charleson. Una preparazione durata più di un quarto di secolo, a cominciare dai primi contatti avuti da Andrea Occhipinti, il primo produttore originario, con la sua Lucky Red, fin dall’anno 2000. Un imperdibile capolavoro d’arte cinematografica.
Curiosità, ho chiesto al regista: “Simon, come hai lavorato al montaggio con Valerio Bonelli, un montaggio/capolavoro, specie nelle sequenze dei montaggi alternati su più piani temporali su una stessa banda sonora, una tecnica non originalissima, ma in questo film con una straordinaria capacità di gestire e trasmettere allo spettatore emozioni intensissime?”. La Risposta di Simon Stone: “i montaggi sono una mia idea. Valerio Bonelli ha avuto la pazienza di stare sugli attori. Quando Amleto guarda verso l’alto, ma non si sa dove sta guardando. Dato che sta morendo, a volte non si rende conto di essere sul palcoscenico. Il messaggio che ci ha lasciato è che più ti alleni, più diventi bravo. Se ti alleni a morire molte volte sulla scena, quando il momento arriva, lo fai benissimo”.
VALUTAZIONE SINTETICA : 9
