Al centro della foto, la regista dello spettacolo teatrale, e co-sceneggiatrice del film, Andrée Ruth Shammah. (Foto di Catello Masullo, Maxxi, 19 ottobre 2026)
L’ultimo abbraccio “Chi come me” RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Michele Mally, Italia, 2026, 72 min
19 ottobre 17:15 Maxxi
Sinossi
Uno spettacolo sull’adolescenza diventato un fenomeno di culto, con trecento repliche e continui sold out. Definito dal pubblico “molto più di uno spettacolo”, “un’esperienza di vita”, “un percorso emozionale e di conoscenza”, Chi come me ha rivelato una rara capacità di prolungarsi oltre il palcoscenico, assumendo i contorni di un caso eccezionale, capace di unire diverse generazioni e di vivere oltre la scena. Diretto da Andrée Ruth Shammah su testo del drammaturgo israeliano Roy Chen e basato su un’esperienza reale, Chi come me ci porta all’interno di un centro di salute mentale. Cinque adolescenti isolati, fragili, ma attraversati da un urgente e comune bisogno di vivere, trovano nelle lezioni di teatro un varco verso se stessi. Le loro storie toccano un nervo scoperto della nostra società e un senso di identificazione e commozione di cui il documentario indaga le ragioni a partire dall’ultima replica al Teatro Franco Parenti di Milano.
NOTE DI REGIA
Dalla prima volta che ho visto lo spettacolo ho pensato che Chi come me avrebbe dovuto diventare un film: per la sua compiutezza formale, per i suoi tempi musicali, perfetti, per i piani d’ascolto degli attori, studiati fino all’ultima espressione, all’ultimo silenzio. E perché non c’era un palcoscenico, ma uno spazio condiviso col pubblico, quindi segreto, ideale per la macchina da presa. Infine perché, di fronte a quei ragazzi e ai loro genitori, e insieme a chiunque fosse in sala, avevo vissuto un momento di vita, non di intrattenimento. Così quando ho potuto realizzare il documentario, non ho dovuto fare nulla: solo prendere la camera, e respirare con gli attori, seguire Andrée, ascoltare le voci e le emozioni di tutti.
Regia
Michele Mally
Regista e sceneggiatore, ha diretto decine di documentari e programmi di carattere culturale. Tra i suoi successi più recenti, il docufilm Klimt & Schiele, Eros e Psiche, del 2018 e #AnneFrank, vite parallele, con Helen Mirren, del 2019. Nel 2020 ha diretto il docufilm Ermitage – Il potere dell’Arte, con Toni Servillo e nel 2021 ha presentato alla Festa di Roma Scalfari. A Sentimental Journey, che vince uno speciale Nastro d’argento. Nel 2024, sempre alla Festa, ha presentato Scarrozzanti e spiritelli. 50 anni di vita del Teatro Franco Parenti.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Andrée Ruth Shammah, Matteo Moneta, Michele Mally
Fotografia:
Lorenzo Giromini
Montaggio:
Sol Capasso
Produzione:
3D Produzioni, Teatro Franco Parenti
Coproduzione:
Sky Arte
Distribuzione italiana:
3D Produzioni
Cast:
Sara Bertelà, Paolo Briguglia, Fausto Cabra, Giovanni Crippa, Elena Lietti, Silvia Giulia Mendola, Pietro Micci, Bea Barret, Amy Boda, Federico De Giacomo, Chiara Ferrara, Roberta Filannino, Daniele Santoro, Alia Stegani
NOTA : CANDIDATO AL SORRISO DIVERSO ROMA AWARD 2026
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Come illustrato dalla sinossi, note di regia e dalla ampia intervista che riporto integralmente di seguito, questo film documenta lo straordinario successo dello spettacolo teatrale Chi come me, che è diventato un vero fenomeno cult ed ha sviluppato un incredibile passa-parola. La regista dello spettacolo teatrale, Andrée Ruth Shammah, nel film dichiara: “Un regista lo sa, che la bellezza non è quella che seduce, ma quella che commuove!”. Come non concordare. E, per la specie, le parti del film che più toccano le corde del cuore, sono proprio i brevi estratti delle registrazioni dello spettacolo dal vivo. Che ci emozionano di più, che ci fanno capire le cause del fenomeno di ripetuti sold-out, e, soprattutto, ci fanno venire voglia di fare questa esperienza immersiva e coinvolgente di andare a vedere una prossima rappresentazione dal vivo. Oltre la grande qualità del testo, e del film, si apprezza l’alto valore sociale della operazione. Come meglio e più diffusamente illustrato nella intervista che segue . Da non perdere.
Curiosità, la regista dello spettacolo teatrale, e co-sceneggiatrice del film, Andrée Ruth Shammah, che ringrazio per la sua gentile, squisita e apprezzata disponibilità, ha accettato di rilasciarmi una intervista ad hoc, in occasione della presentazione del film alla Festa del Cinema di Roma, rispondendo alle seguenti mie domande:
Come è nato il progetto?
Ho conosciuto il drammaturgo israeliano Roy Chen alla presentazione di un suo romanzo al Teatro Franco Parenti. Sono poi andata a Tel Aviv, per vedere il suo Gesher Theater e per assistere allo spettacolo, ho capito subito che quella storia dovevo assolutamente portarla a Milano.
Da quanto tempo viene rappresentato in teatro?
Al Gesher lo spettacolo è in scena da sei anni, mentre al Teatro Franco Parenti ha debuttato il 5 Aprile 2024. Ricordo ancora quella prima, davvero memorabile, anche per una fortunata coincidenza di presenze: da Giorgio Armani a Ornella Vanoni, personalità che, colpite dallo spettacolo, hanno contribuito a farne parlare. In sala quella sera c’era anche Giuseppe Caprotti che se n’è innamorato e ha deciso di sostenerlo. Ma il vero successo è arrivato dopo, grazie a un passaparola straordinario e a un rapporto con il pubblico che si è fatto, replica dopo replica, sempre più intenso.
Come è nata l’idea della trasposizione cinematografica?
Non è una trasposizione cinematografica di Chi come me, è piuttosto il racconto di ciò che questo spettacolo ha generato, del legame profondo, che si è creato tra il palcoscenico e la platea, quell’abbraccio tra gli attori e gli spettatori che non si esaurisce con la fine dello spettacolo, ma continua a vivere nelle persone.
Come sono stati scelti i brani dello spettacolo teatrale da riproporre nel film?
La scelta dei frammenti non rispondeva all’esigenza di ricostruire la trama dello spettacolo, ma a quella, molto più difficile, di restituirne la magia.
Lo spettacolo è stato realizzato anche in case di cura? Ha avuto effetto sui tempi di guarigione dei pazienti che vi hanno assistito?
Lo spettacolo non è stato rappresentato nelle case di cura e non possiamo naturalmente parlare di ‘guarigione’ in senso stretto. Eppure, credo che Chi come me abbia avuto una capacità di cura. Lo testimoniano le tante lettere ricevute da ragazzi e genitori, spesso commoventi; genitori che ci raccontano di aver cambiato il modo di guardare ai propri figli, di ascoltarli, di entrare in relazione con loro dopo aver assistito allo spettacolo. E ragazzi che, attraverso le storie rappresentate, hanno trovato parole per esprimere sentimenti e difficoltà che prima non riuscivano a comunicare. Chi come me è riuscito a fare qualcosa di altretanto prezioso: aprire un dialogo, riconoscersi nell’altro, ritrovarsi e anche questa, in fondo, è una forma di cura.
VALUTAZIONE SINTETICA : 7.5
