Rogue – Il solitario
(“War”)
Genere: azione
Nazione: USA
Anno produzione: 2007
Durata: 103’
Regia: Philip G. Atwell
Cast: Jet Li, Jason Statham, John Lone, Devon Aoki, Luis Guzmán, Ryō Ishibaishi
Produzione: Steven Chasman, Christopher Petzle, Jim Thompson
Sceneggiatura: Lee Anthony Smith, Gregory J. Bradley
Uno vuole giustizia; l’altro vendetta
Quando il suo collega viene brutalmente giustiziato insieme a moglie e figlia dal misterioso e formidabile sicario chiamato il Solitario (Rogue: in inglese vuol dire, “furfante”, benché i madrelingua solitamente intendano la parola con la accezione di, “vagabondo” o “solitario” per l’appunto), l’agente dell’FBI (Federal Bureau of Investigation) John Crawford giura di catturare lo spietato assassino e di fargliela pagare una volta per tutte. Ma costui sembra introvabile, almeno fino a quando non ricompare tre anni dopo, alimentando la sanguinosa guerra tra le Triadi (organizzazioni criminali cinesi di antichissima origine. Per ulteriori nozioni al riguardo, cfr. il nostro scritto: https://www.journalofitalianstudies.com/it/benoit-favre-le-societa-segrete-in-cina-origine-e-ruolo-storico-roma-edizioni-mediterranee-2019-160-pp-2/) e la Yakuza (la Mafia Giapponese) che infiamma alcune parti di San Francisco. Desideroso di mettere le mani addosso al Solitario, Crawford si getta anima e corpo nelle indagini, servendosi spesso e volentieri di metodi tutt’altro che ortodossi.
Colpi di scena, ma poca azione convincente
Questo action movie, ambientato nell’oscuro e indecifrabile mondo della malavita asiatica in America, esamina quanto lontano un uomo sia pronto a spingersi pur di riuscire a vendicarsi e ottenere così una giustizia negata. All’atto pratico, notiamo una serie infinita di cliché ripetuti fino alla nausea, e degli attori un po’ svogliati. Tuttavia, l’azione è gestita con sobrietà, dote rarissima nel cinema USA degli ultimi anni, lasciando allo spettatore il tempo di rifiatare tra un inseguimento e una sparatoria. Nulla da dire, su questo punto il regista Atwell si dimostra molto più maturo di tanti suoi colleghi, benché venga dall’ambito effimero dei video musicali. La trama, sebbene a tratti non lineare e penalizzata da un inizio veramente troppo banale, regala un buon colpo di scena finale, il quale sorprende, poiché nasce da un intreccio sciatto e figlio della più tipica retorica del cinema d’azione dei nostri giorni.
Da segnalare infine come gli sceneggiatori del film, da tempo fan accaniti di Jet Li, abbiano pensato di creare il personaggio del Solitario espressamente per il loro idolo: “È una di quelle rare occasioni in cui gli sceneggiatori avevano già in mente una visione precisa, avevano in mente una persona in particolare e abbiamo fatto sì che tutto ciò diventasse possibile”, racconta entusiasta uno dei produttori Jim Thompson. A tal proposito, poniamo la seguente domanda: anche se è degno di lode un utilizzo cosi parco dell’adrenalina, perché allora scegliere un attore come Jet Li, al quale se uno toglie calci e pugni resta veramente nulla? Questo è forse l’aspetto della pellicola che delude di più.
Riccardo Rosati
