Mustang RECENSIONE DI CATELLO MASULLO  

Da sx: Alessandra De Luca, moderatrice, Chime Youdon Gurung, Kasia Smutniak (regista/director),  Marella Bombini (sceneggiatrice/screenwriter) | Domenico Procacci, Manuela Cacciamani (produttori/producers). (Foto di Catello Masullo, Sala Petrassi, 19 ottobre 2026).

 

Mustang RECENSIONE DI CATELLO MASULLO  

Kasia SmutniakItalia2026105 min

19 ottobre 18:00 Sala Sinopoli

Sinossi

Nel 2003 Kasia e Pietro si conoscono quando, zaino in spalla e una piccola telecamera, partono per il Mustang, nel Nepal. Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventa parte di loro e lì si scambiano una promessa: tornare e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Ma il corso degli eventi cambia improvvisamente e insieme non ci torneranno più. Molti anni dopo la loro figlia Sophie riscopre le immagini di quel viaggio e di quelli che sua madre ha fatto con lei da bambina. È in questo percorso che incontra Kunzom, una donna speciale, e con lei si realizza la promessa fatta: costruire una scuola che consenta ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza abbandonare le loro famiglie. Attraverso la voce di Sophie, il racconto ripercorre oltre vent’anni di vita, tra memoria personale e storia collettiva, in un viaggio che attraversa il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quel flusso che in Mustang chiamano Samsara.

NOTE DI REGIA
Mustang è un film costruito nel tempo, attraverso immagini raccolte nell’arco di ventitré anni, molto prima che esistesse l’idea di realizzare questo documentario. Le prime riprese, girate nel 2003 con una videocamera MiniDV durante il mio primo viaggio con Pietro, sono diventate la memoria visiva di un legame con quel luogo. Negli anni ho continuato a filmare senza un progetto preciso, fino al 2024, quando nostra figlia Sophie, a 19 anni, è partita da sola per il Mustang con la vecchia videocamera del padre. In quel gesto ho riconosciuto un passaggio di testimone: il film ha trovato la sua forma attraverso il suo sguardo, diventato anche voce narrante. Sono tornata l’anno successivo per concludere il racconto, cercando la giusta distanza da una storia di cui ero intimamente parte. Il paesaggio sonoro, costruito tra canti rituali, suoni ambientali e musica elettronica, e le immagini aeree del Mustang ampliano infine la dimensione intima della storia.

Regia

 

Kasia Smutniak

Kasia Smutniak (Varsavia, 1979) è un’attrice e regista polacca naturalizzata italiana. Ha lavorato in oltre 50 progetti con registi italiani e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui 6 Nastri d’argento. Nel 2011 ha fondato l’Associazione Pietro Taricone per preservare la cultura tibetana attraverso l’educazione. Nel 2023 ha debuttato alla regia con il documentario Mur, premiato con il Nastro d’argento e candidato al David di Donatello. Mustang è la sua opera seconda.

Cast and Crew

Sceneggiatura:

Kasia Smutniak – Marella Bombini

Fotografia:

Paolo Pisacane

Montaggio:

Ilaria Fraioli

Musica:

Lorenzo Tomio

Suono:

Gianfranco Marongiu, Riccardo Gruppuso

Produttore:

Domenico Procacci, Laura Paolucci, Kasia Smutniak

Produzione:

Fandango in associazione con Luce Cinecittà

Distribuzione italiana:

Fandango Distribuzione

Distribuzione internazionale:

Fandango Sales

Cast:

Kasia Smutniak, Sophie Taricone, Pietro Taricone, Kunzom Thakuri, Chime Youdon Gurung.

 

RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:

Kasia Smutniak, grande e celebrata attrice, porta alla Festa di Roma un’opera epica, realizzata durante 23 anni della sua vita. Facendoci conoscere una regione del mondo davvero remota. A favore della quale si è spesa molto, prima con il suo compagno storico, Pietro Taricone, poi tragicamente scomparso, e, in seguito con la figlia avuta con lo stesso, che da anche la voce fuori campo del lungo racconto. Oltre ad aver dato lo spunto per riorganizzare un così copioso materiale filmato lungo un arco temporale che risale al 2003. Lavoro notevole, e di notevole qualità cinematografica, oltre che di elevato interesse sociologico e antropologico. Che lascia traccia.

Curiosità, ho chiesto alla regista: “come è nata la voglia di andare a visitare un antico regno nepalese al confine con il Tibet così difficile da raggiungere? Come ha curato la scelta dei brani musicali, così suggestivi? Ti è mai ventura la curiosità di esplorare la curiosa coincidenza con il nome di cavalli selvaggi americani?”. La risposta di Kasia Smutniak: “per i cavalli non lo so. questo posto lo ha scelto Pietro e non lo so perché. Il lavoro sulle musiche è stato molto bello e importante. Io comincio a lavorare partendo dalle musiche, anche nel mio lavoro da interprete. Il pezzo di Edi Weber  mi ha accompagnato in tutti il viaggio. Lotus Flower pure. Erano lì per forza di cosa. Con Lorenzo abbiamo lavorato tantissimo. Volevo creare un racconto che unisse due mondi. Di quei suoni che vengono da quella cultura e tradizione, mischiato con i suoni che appartengono a noi, elettronici, più moderni. Lorenzo ha lavorato con tracce di cose registrate sul posto. I riti giornalieri, le preghiere dei bambini. Facendolo diventare rua traccia sonora del film. Pe me le musiche sono importanti nella mia vita.

 

 

VALUTAZIONE SINTETICA : 7.5