Alla Camera dei Deputati il film “La banda muta”, dedicato al presenzialismo funebre e all’ossessione di apparire
Selfie ai funerali dei vip, presenzialismo funebre, scatti fotografici sui luoghi delle tragedie, da Rigopiano a Cogne e ossessione di apparire.
Questi sono alcuni dei temi trattati dalla regista Alessia Bottone (già Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2021 con il precedente documentario di montaggio “La Napoli di mio padre) con il cortometraggio “La banda muta” che si apre proprio con alcuni scatti ANSA di selfie ai funerali del Papa e di Costanzo con la vedova Maria De Filippi.
La prima del film si terrà alla Camera dei Deputati mercoledì 18 novembre 2026 alle ore 10:30, nella Sala Giacomo Matteotti in Piazza del Parlamento, 19 – Roma.
A introdurre l’Onorevole Toni Ricciardi, Vice Presidente Gruppo PD alla Camera, il quale ha fortemente voluto ospitare la presentazione con la regista per la valenza culturale dell’opera e per raccontare una tradizione poco conosciuta, quella della banda muta, una storia che riguarda tutto il nostro Paese, da sempre caratterizzato da antichi rituali funebri.
A presentare e moderare l’evento Pedro Armocida, giornalista, Presidente Associazione Festival Italiani di Cinema e Vice Presidente Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani che darà la parola al giornalista cinematografico e membro del Consiglio Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani Fabio Falzone e alla Professoressa Ivelise Perniola, Ordinaria di storia e critica del cinema all’Università Roma Tre per una riflessione intorno alla forza del cinema documentario quale atto di resistenza in tempi di alterazione dell’immagine e della realtà e alla regista, sceneggiatrice e giornalista Alessia Bottone per un’introduzione sulla genesi del film fino alla lavorazione.
L’occasione vuole essere anche un momento di riflessione per un’analisi dei nostri tempi
sull’ossessione di apparire che impernia nella nostra quotidianità fino ad intaccare anche il momento del lutto, a cura del Dott. Domenico Barrilà, psicoterapeuta, il quale analizzerà il crescente desiderio di lasciare una traccia di noi, a qualunque costo.
A seguire la proiezione del cortometraggio – ispirato all’omonimo racconto dello scrittore e giornalista siciliano Gaetano Savatteri – il cui titolo ci riporta alla sconosciuta tradizione delle “bande mute”, un tempo in uso in Sicilia, chiamate a seguire in corteo i funerali senza però suonare una nota per rispetto del dolore dei cari. Oggi, all’indomani delle guerre di mafia degli anni Ottanta e Novanta, di bande silenziose non ce n’è più traccia. Al loro posto c’è però un rumore che la regista racconta per far dialogare due epoche agli antipodi: il silenzio della banda muta e il caos – anche visivo – dei funerali odierni, spiattellati sui social e partecipati a volte solo per poter dire «Io c’ero», e non per salutare una persona cara appena scomparsa.
Al centro della storia – raccontata in due tempi, in parte con una storia immaginata con la macchina da presa e in parte con un mondo raccontato attraverso le immagini d’archivio dell’Istituto Luce – c’è Manfredi (Piero Nicosia), un uomo anziano e suo malgrado costretto dagli eventi a dare l’ultimo saluto al fraterno amico Elio, durante un funerale in cui tutti i presenti non fanno altro che parlare di cose futili e comportarsi come se fossero invitati a un
evento mondano. Non c’è più spazio per il cordoglio, e al posto del dolore vaga per la chiesa, sotto varie forme, solo l’ego dei partecipanti. La tradizione della “banda muta” viene così evocata dal protagonista per riportare l’ordine tra i presenti e lasciare che nelle loro coscienze – e in quelle degli spettatori – ritrovi posto il silenzio.
«“Se non esiste in TV, una cosa non esiste” è una frase che tanti anni fa mi colpì molto – dice la regista Alessia Bottone – e che oggi a mio avviso vale per i social: se la gente non posta non esiste.Quando ho pensato a questo film però non pensavo che saremmo andati oltre lo scattarsi un selfie nei luoghi della tragedia di Rigopiano, o davanti la salma del Papa, o al funerale di un vip come Maurizio Costanzo. E invece è successo, ad esempio con il video pubblicato tempo fa sui social dal ragazzo che commentava la morte di una coetanea come se fosse una gag comica con gli amici. Temo che il mondo virtuale abbia portato le persone a credere che ogni situazione è potenzialmente utile per diventare ricchi e famosi».
A condividere la riflessione della regista è anche l’autore del racconto da cui è tratto il
cortometraggio, Gaetano Savatteri, felice della trasposizione. «Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista – dice lo scrittore – sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta s’ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto coi miei occhi a Racalmuto, il paese natale di Leonardo Sciascia. Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando peraltro com’è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro».
Il cortometraggio – prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio Film e distribuito da Norah – ha usufruito del contributo di Nuovo IMAIE – Bando cortometraggi 2025, in collaborazione con la fondazione Home Movies Archivio Nazionale del film di famiglia e con il premio Panalight 2025, conferito da Manuela Pasqualetti in occasione del Pop Corn Film Festival, vinto da Alessia Bottone con il precedente cortometraggio “Sette minuti”.
Il film è stato realizzato utilizzando anche le immagini d’archivio dell’Istituto Luce – Archivio audiovisivo movimento operaio e democratico e Home Movies di Bologna. Anche se ambientato in una Sicilia contemporanea e arcaica al tempo stesso, il cortometraggio è stato interamente girato a Roma, con un cast che vede nei ruoli principali gli attori Piero Nicosia (già in “Alla luce del sole” di Roberto Faenza e in “Diario di un vizio” di Marco Ferreri), Adele Abballe (“Primavera” di Damiano Michieletto), Nadia Perciabosco (“I leoni di Sicilia, “La mafia uccide solo d’estate”), Giovanni Galati (“Ammazzare stanca” di Daniele Vicari, “Anime nere” di Francesco Munzi), Chiara Barbagallo e Gaetano Lizzio.
P.S. una recensione del film è pubblicata su questa testata giornalistica al seguente link: https://www.cinecircoloromano.it/2026/08/qui-cinema-luglio-2026/la-banda-muta-recensione-di-catello-masullo/
