CONFERENZA STAMPA IL MONDO A SCATTI SETT 21 A cura di Anna Piccini

CONFERENZA STAMPA IL MONDO A SCATTI SETT 21

A cura di Anna Piccini

 

Regista Paolo Pisanelli: grazie alle Gda, in preapertura, una bellissima esperienza. Invito accanto a me Matteo Gherardini, il montatore del film, che è stato indispensabile. Un film infinito, cominciato nel 2016. L’idea era di fare un viaggio nel mondo delle immagini. Io e Cecilia da fotografi siamo diventati filmakers. Matteo è stato dietro ad un grande numero di ore di girato. Ad un certo punto ho capito che sarebbe stato meglio che Cecilia fosse stata la narratrice. L’immagine è misteriosa e magica. Da una idea di lentezza e di sviluppo, di un tempo per ottenere una immagine, lo scatto, lo sviluppo, il negativo, la stampa. Anche Cecilia ha sfidato pure il cellulare, ma non le piaceva. Lei usava una Pentax superinconta. Il viaggio nei reportage, backstage di film, dal Canada a Teheran, Parigi, Berlino, per presentare i film di Cecilia. Partendo a volte da copie non eccezionali. Abbiamo scoperto, più all’estero, la grande attenzione al lavoro di Cecilia. Il cui lavoro è stato molto importante. Poche le donne fotografe. Pochissime le registe.

 

Matteo, montatore: Ha detto tutto Paolo. La cosa impressionante dal mio punto di vista è che da questo film ne sono usciti due, forse tre. Che sono usciti prima di questo film. È stato un viaggio nei viaggi. Sia di Cecilia di allora che di oggi. È un film che poteva non finire. Ma dovevamo mettere un punto. Cecilia è stata quasi sempre con noi al montaggio. Aveva una attenzione maniacale per riquadrare ogni singola foto. Facendo anche un montaggio di 4 o 5 tagli diversi di una singola foto.

 

Fabio Amadei: ricordo DUE SCATOLE DIMENTICATE, che presentammo quando stavo facendo una retrospettiva su Agnes Varda.

 

Catello Masullo: Paolo, vedendo il film sembra più che un film di Cecilia Magini, seppure con te come co-regista, un film su Cecilia Magini, che è un valore aggiunto. Quanto è scritto, quanto è improvvisato? Quanto è condiviso tra voi due? Per essere impertinenti, quanto è di Cecilia e quanto è tuo?

 

Regista Paolo Pisanelli: la scrittura è quello che succede a volte. Molto aperti anche al caso ed all’inaspettato. Quanto è di Cecilia e quanto mio. E quanto è su Cecilia. Spero vedremo anche Grazia Deledda la rivoluzionaria. Abbiamo preparato tante volte scalette. Poi puntualmente tradivamo la scaletta e si improvvisava sul discorso. Questo credo abbia dato molta vivacità. A Cecilia interessava molto il taglio delle foto e delle immagini. A volte decidevamo assieme. Un viaggio a Divino Amore non lo abbiamo montato, ci aveva fatto un documentario bellissimo. È vero che abbiamo montato insieme fino all’80%, è vero che lasciava fare. Lei era più narratrice ed io più occhio. Non sapevo neanche io cosa era che documentavo. Tante cose le abbiamo volute. Laboratorio bellissimo che abbiamo fatto a Nuoro, dovevamo essere 15, si sono iscritte 115 persone. Dopo ave proiettato le facce, lei era molto divertita che la trasformassimo in tante persone con le maschere, che è diventata il manifesto di cinema del reale. Si metteva in gioco. Lei diventa la modella. Mai stata vanitosa, da essere il fuoco dell’azione di tanti fotografi. Glielo ho proposto e lei è stata al gioco. Molte immagini le ha scattate lei con il cellulare, che non le piaceva. Siamo partiti da una grande amicizia senza sapere cosa saremmo andati a fare, ne sono nati due viaggi , Grazia Deledda, confronto tra la grande scrittrici con Cecilia che è la prima  donna del cinema. È stata una bella avventura. Siamo andati insieme a girare in Sardegna. Poi ci siamo un po’ fermati.

 

D: hai fatto parlare Cecilia nel suo diventare donna. Non fosse la protagonista, ma ci ha raccontato cosa è stata per lei la fotografia. E come è diventata donna sentendosi negata dalle cose. In una intervista ha detto che per anni ha dovuto vivere come un uomo. Ed ha detto cose non antifemministe, ma antiumane. La narrazione di sé stessa che è rispettata nel montaggio. Una parola mi ha colpito, in tutte queste risposte lei usa la parola immagina. La abbiniamo alla fotografia, al cinema, al mistero, e capiamo come abbia vissuto il neorealismo. La realtà da pedinare. Scopriamo il mestiere di fotografa. Ogni cosa che prepara Cecilia, non l’ho mai avvertita fuori delle situazioni, ed è perché è molto amata, entra subito nell’essenza delle cose che fotografa. In ogni situazione, le donne di Teheran con il velo, subito un abbraccio con la realtà.

 

Regista Paolo Pisanelli: in questo film dovevamo chiarire subito nella scelta. Affrontare l’opera di Cecilia significava mettere sullo stesso piano fotografia e cinema. Ma il cinema ci avrebbe schiacciato. C’era tanto materiale di cinema. Siamo riamasti a ragionare sull’immagine. Dobbiamo poi parlare di Cecilia e Lino del Frà, coppia inseparabile, e con Egisto Macchi. Molte le cose fatte assieme. Cecilia sapeva che nel lavoro sulle immagini ci doveva essere anche Egisto. Siamo andati a guardare il modo di mettere in quadro di Cecilia, anche Cecilia amava lo sperimentalismo russo. Molta critica non la conosceva. Cecilia l’ho scoperta nel 2004. A Galatone. Non conoscevo nemmeno Lino. Poi è scoppiata una amicizia fortissima. Dal lavoro di questo gruppo di persone sono usciti lavori bellissimi. Lei è sempre stata molto generosa. Non si è chiusa nei film che ha fatto. Si è confrontata con i registi, con quelli che facevano le tesi. Si passava ore a scrivere le riposte alle domande che le arrivavano. Si confrontava sempre anche con me che l’ho tormentata. Per fare questo film ho dovuto fare molti aperitivi con lei portando il vino ed i taralli. Ballava con Agnes Varda sul terrazzo. Una grande forza. Loro non si conoscevano. Sono due grandi registe fotografe. C’era grande corrispondenza. William Klima, a Corigliano facemmo la mostra. Sentiva che lui era un maestro. Ma in realtà era lei anche una grande maestra.