TSN 2022: Critiche a cura di Massimo Nardin

Critiche a cura di Massimo Nardin

 

AU regia di OLGA KACHUGINA

AU applica quelli che sono i fondamenti del buon documentario: mettersi da parte, dietro una

quinta, e lasciar parlare i protagonisti e gli ambienti, senza spiegarli né tanto meno commentarli (al

massimo, qualche inserto musicale che funge – anche – da stacco e respiro), tanto nei luoghi e negli

incontri pubblici quanto nel privato e nell’intimità. Il compito dell’autore si limita quindi alla

semplice e preziosa creazione di corrispondenze, di pause e accelerazioni, fughe di senso e rime con

l’altro, così lontano – raggiungibile solo telefonicamente – eppure intimamente vicino. Nella frase

della madre di Tima, il senso del film: “È così” (“Sic est”, verrebbe da dire mutuando il titolo di un

altro documentario in concorso). Punto.

 

BRÉTEMA regia di GEMA MÍGUEZ

L’approccio dell’autore di BRÉTEMA è guidato dal massimo rispetto, il suo sguardo parte da

lontano e, quadro dopo quadro, si avvicina al microcosmo della comunità penetrando al suo interno,

finché la luce non viene spenta (assieme alla narrazione) da uno degli stessi protagonisti. Gema

Míguez lascia parlare i gesti, i lavori, l’interazione con la natura. Così, indagandola alla giusta

distanza, sa restituire lo spirito della comunità stessa: l’auspicio di una perfetta integrazione tra

l’uomo e il suo ambiente, tra muro e roccia, fuoco e farina, artificiale a naturale, senza che un

elemento abbia il sopravvento sugli altri ma orbiti sempre dentro una fragile e potente armonia.

 

C’ERAVAMO TANTO ARMATI regia di Arber Marra e Sander Marra; artista FRANCESCO RAINERO

Amore e guerra, amarsi e “aRmarsi”, un parallelo stilizzato, incalzante e “a spirale”, foriero di

suggestioni intelligenti e fecondamente ironiche su un’attualità tragica. Sullo sfondo della

“simulazione”, ad aprire fessure di verità e speranza, gli “angoli della spiritualità” immortalati nel

bianconero degli scatti di Andrea Ulivi.

 

DADALOVE regia di CHIARA AGNELLO

Con DADALOVE Chiara Agnello, per il “fondativo” tramite di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi,

raggiunge la finalità più alta di un documentario: squarciare il velo e portare uno sguardo inedito su

quello che si dà per “acquisito” attraverso il ribaltamento degli opposti. Gli autori permettono infatti

d’esprimersi compiutamente a quelli che il pregiudizio definisce “diversi” affinché questi ultimi

mettano in luce (e in crisi) la limitatezza di quello stesso pregiudizio, aprendo nuove e feconde vie

di senso non solo per chi voglia essere autenticamente “attore”, ma per la comunità umana nella sua

interezza.

 

FILTRO regia di FEDERICO FALCIONI artista GIULIANO CRUPI

Il racconto intimo, fresco, attento ai dettagli e alle corrispondenze (amorose e innanzitutto

identitarie) di un incontro, uno dei milioni di nuovi incontri che – con la complicità dei “social” –

accadono ogni giorno nelle nostre città. Tra una ragazza bloccata dalla propria stessa immagine e un

ragazzo, un artista, che sembra aspettarla da sempre, se è vero che il “farsi” dello spartito e del

racconto audiovisivo coincide con lei e la aiuterà a rivelarsi in tutto il suo autentico splendore.

L’ARMÉE ROUGE regia di LUCA CIRIELLO

L’ARMÉE ROUGE riesce a trasmettere la fluidità di un’unione impossibile eppure perseguita ogni

giorno dai protagonisti, che le indicibili privazioni patite hanno forgiato trasmettendo loro una

invincibile positività. Le terre da cui provengono sono lontane non solo geograficamente, ma in

fatto di esperienze, di approccio alla vita, ai valori e alle finalità dell’esistenza, di strategie per

convivere con la sofferenza superandola in un’arte spontanea, gioiosa e collettiva. E così i suoni e

gli echi di quelle origini si mescolano con una città da sempre luogo multiculturale d’incontro e

interscambio, gli uni arricchiscono l’altra e viceversa. L’autore rimane a fianco dei suoi personaggi

consentendo loro di esprimere al meglio se stessi e, parimenti, cogliendo fratture di verità sotto la

superficie “audiovisiva” che tiene unita l’“armata”.

 

OH MAMA MAMA regia di ANDREA AGLIERI; artista NINO WOLF

Narrazione secca e profonda che lascia intravedere una speranza senza dare risposte, limitandosi a

tracciare le tappe del rapporto difficile e forse compromesso tra una madre indurita dal dolore e un

figlio che, per fare soldi, ha scelto una via facile e pericolosa.

 

PROPAGANDA regia di COSIMO ALEMÀ artisti FABRI FIBRA, COLAPESCE e DIMARTINO

Vicenda kafkiana magnificamente girata da un autore talentuoso ed esperto, che qui si confronta

con tre campioni della nostra musica. I quali mutuano alla perfezione lo spirito ironico e surreale

della storia, esprimendosi “col” e “sul” testo della canzone. Che va ben oltre la “propaganda” e ci

parla di noi, dei nostri tempi, delle nostre identità frammentate, depotenziate e addirittura

intercambiabili, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata. Un piccolo gioiello da vedere e

ascoltare in continuazione, in un loop (kafkiano) che apre la mente e gratifica il cuore

RITROVATA regia di GUGLIELMO SERGIO; artista LAPARD

Una piccola storia di formazione che, da un “sogno” “privato”, solipsistico ed infantile, conduce –

con il necessario passaggio attraverso gli scontri e gli incontri della “realtà” – ad un nuovo “sogno”,

“sociale” e allargato, sancito dall’abbraccio con l’altro e con l’arte. Molto apprezzabile la fluidità

della narrazione, una progressione delicata dall’indistinto bosco dell’innocenza all’organizzato eppur

sempre sorprendente teatro della vita.

 

SETA regia di ATTILIO CUSANI ed ELISA, artista ELISA

L’autore integra con discrezione e coerenza il versante desolatamente “normale” delle

prevaricazioni subite da una ragazza con il portato sovrannaturale e, al contempo, altrettanto

naturale insito in lei e in ogni altra donna. Un carattere che può trasformare il rame in seta e

viceversa.

 

SIC EST regia di FLAVIO RICCI

I ragazzi di SIC EST dimostrano davanti alla videocamera dell’autore la stessa disinvoltura che

hanno quotidianamente interagendo con i propri smartphone. Il merito del documentario consiste

proprio in questo: sfruttare tale agio per offrire ai giovani protagonisti l’opportunità di aprirsi e

connettere dentro un abbozzo di racconto i frammenti della propria esistenza. Le varie storie, nel

loro andirivieni, sembrano pertanto dialogare l’una con l’altra. “Sic est” è il reportage di una presa di

coscienza collettiva che valorizza ogni singola individualità. Nel finale, le maschere cadono e una

“istantanea in movimento” illumina nuovi sguardi al di là delle parole