L’ULTIMO FILM DI WOODY ALLEN È UN ROMANZO Catello Masullo

L’ULTIMO FILM DI WOODY ALLEN È UN ROMANZO

Catello Masullo

 

Woody Allen è un genio assoluto. Compiuti 90 anni il 30 novembre 2025, 58 film da regista, 83 da sceneggiatore, 51 da attore, 145 premi, cui 4 Premi Oscar, 224 nominations. I 58 film li ha diretti (ed anche scritti, ovviamente) dal 1966 (anno di creazione del Cinecircolo Romano, il caso fa bene le cose…) al 2023, cioè in 57 anni, una media di un film l’anno, anzi qualcosa in più, se si considera che alcuni film, pur diretti da altri sono da considerare “suoi” a (quasi) tutti gli effetti. Come il caso del celeberrimo “Provaci Ancora Sam”, del 1972, tratto da una sua pièce teatrale, sceneggiato interamente da lui, interpretato da lui, ma diretto da Herbert Ross. Woody Allen è un filmaker dalla assoluta regolarità, senza mai sbagliare un film, tutti gioielli di arte cinematografica. Una macchina da guerra praticamente inarrestabile (si veda, su questo stesso sito, la presentazione della più completa ed esaustiva “enciclopedia”/libro biografico su Woody Allen mai scritta in Italia, da Enrico Giacovelli, con numerosi pregevoli interventi di studiosi cinefili, pubblicato da Gremese per i 90 anni di Allen, quasi 700 pagine, che ho di recente organizzato al Cinecircolo Romano, a questo link: https://www.cinecircoloromano.it/2025/12/eventi-dibattiti/piero-spila-catello-masullo-sncci-e-leditore-gianni-gremese-presentano-il-libro-tutto-woody-allen-di-enrico-giacovelli/ ).

Ma, incredibilmente, il meccanismo si è inceppato nel 2023. Né nel 2024, né nel 2025, c’è stato l’immancabile film di Woody Allen. Come mai? A causa di un generalizzato fenomeno di ostracismo creato da un puritanesimo superstizioso, tipico degli USA, alimentato dalla vendetta della ex moglie, Mia Farrow, che lo ha accusato di molestie sessuali verso sua figlia Dylan, all’epoca bambina. Nonostante due diversi tribunali, a seguito di due diverse, indipendenti e inoppugnabili inchieste abbiamo dimostrato la assoluta infondatezza di tale infamante accusa, la macchina produttiva americana ha deciso che far fare film a Woody Allen porta sfiga. Arrivando a pressioni irresistibili su una star emergente e lanciatissima come Timothée Chalamet affinché rinnegasse, anni dopo, la sua partecipazione a “Un Giorno di Pioggia a New York” del 2019. Quel sistema è fatto così, se non ti adegui, non lavori più. E, anche se Chalamet, come tutti gli altri attori americani, all’epoca avrebbe dato un braccio, pur di lavorare con il grande Woody Allen, si è dovuto piegare al diktat generale, così pressantemente consigliato dai suoi agenti.

Questo sistema, ci ha negato di godere dei capolavori che il grande comico ebreo di Manhattan che con tutta probabilità avrebbe continuato a sfornare. Ed allora Woody Allen, non potendo fare quello che gli piace di più, fare il suo prossimo film, si è messo a scrivere il suo primo romanzo: “Che succede a Baum?”, edizioni La Nave di Teseo, Settembre 2025, 184 pagine, euro 20. Godibilissimo. Scritto, sicuramente, con la sua inseparabile macchina da scrivere, una Olimpia, tedesca, acquistata di seconda mano quando aveva 16 anni e scriveva battute per i giornali dell’epoca, chiedendo al venditore se fosse abbastanza robusta e ricevendo in risposta: “questa macchina durerà più di te!”, e fu vero profeta, dato che, da allora, il 1951, tutto quello che ha scritto, tutti i suoi film, articoli, saggi, pensieri e idee estemporanei, compresa la recente autobiografia, è stato scritto su quella macchina da scrivere. Perché “L’Ultimo film di Woody Allen è un romanzo”? Perché è scritto come uno dei suoi film. Scrivendo del protagonista Baum, leggo (pag. 73): “Alla fine arrivò un po’ di sonno, e con esso un sogno in cui Baum avevo un cancro molto aggressivo che si diffondeva ai linfonodi, al pancreas, al cervello, e poi alla poltrona di pelle del suo studio, alla sua scrivania, e a tutti i suoi maglioni di cashmere”. E chi potrebbe mai essere Baum se non uno dei tanti alter ego di Woody Allen dei suoi tantissimi film, con tutte le sue inseparabili fobie? Ad esempio quello, interpretato da lui stesso, come spesso accadeva, in “Harry a pezzi”, del 1997, in cui diceva: “le parole più belle che ti possono dire nella tua vita, non sono “ti amo”, ma “è benigno!”. Il primo romanzo di Woody Allen è un vero film. Te lo figuri benissimo davanti agli occhi quando lo leggi. Ci vedi il Woody Allen di tutti i suoi grandi film, un omino mingherlino, smunto, insicurezza fatta persona, fobico, intellettuale in purezza, amante solo di cieli plumbei, capace di battute fulminanti di inarrivabile ironia, tipiche dell’umorismo ebraico. In questo romanzo, a solo titolo di esempio, riferito al fratello (pag 37): ”Si è preso i pochi geni buoni, pensò Baum. A me sono toccati solo i calcoli biliari di papà e la deprimente visione del mondo di mamma”.  Ed ancora (pag 55): “Dopo aver dato la carta al commesso di Bloomingdale per pagare, notò che diversi dipendenti lo fissavano e sussurravano tra loro. Pochi istanti dopo due guardie di sicurezza lo scortarono in un ufficio del negozio e venne arrestato. L’uomo che aveva perso la carta era Gregory Peck”. Pag 73: “Eravamo decisamente una specie fallita, venuta dalle scimmie, ma non abbastanza evoluta da fare la differenza”. Pag 94: “Mentre Baum lasciava la festa e si dirigeva verso la sua auto, si immaginò non in una vignetta, ma in un quadro di Edvard Munch, con le mani sulle orecchie e la bocca spalancata”. E così via, senza soluzioni di continuità, scena dopo scena, fotogramma dopo fotogramma, fino a pagina 184, ultima. Semplicemente imperdibile.