I PREMI DELLA 83ESIMA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA INNESCANO UN DIBATTITO SUL CINEMA.  CONTRIBUTO N. 2, DI ARMANDO LOSTAGLIO

I PREMI DELLA 83ESIMA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA INNESCANO UN DIBATTITO SUL CINEMA.  CONTRIBUTO N. 2, DI ARMANDO LOSTAGLIO

Grazie Gaetano, hai scritto una analisi pressoché impeccabile, da specialista direi.
Hai posto grandi quesiti, ma non saprei da dove cominciare. Vedendo e analizzando come in ogni Mostra di Venezia (da 38 anni in qua) almeno una quarantina di opere delle più diverse nazionalità (di più non si può, fisicamente) ti accorgi che le nostre, di casa nostra, sono nella media, talvolta nella mediocrità, salvo autori e attori che riconosciamo di livello Internazionale, da Sorrentino a Martone a Garrone, attori come Favino e pochi altri. Tu citi pure il ruolo delle Film Commission: quelle di alcune regioni sono spesso citate in alcuni film italiani (Piemonte, Lazio, Toscana, Campania…) e dunque i territori investono risorse, sperando abbiano ricadute d’immagine e non solo. Sono sempre in grado di scegliere quali film finanziare?
Rimane un problema endemico, la scrittura, le sceneggiature, i cast, lo studio delle immagini e delle sequenze da montare, e su tutto la regia che basta poco (penso al film dell’iraniano Ali Asgari in concorso, semplicemente un capolavoro) per fare un buon film, che probabilmente il pubblico di massa non recepira’. Non già solo un problema di classi dirigenti e neppure di talenti. Un problema sistemico, da noi.
(Ne accennavo con Marco Tardelli, presente a Venezia, a proposito delle 4 stelle sulla maglietta azzurra della Nazionale cacciata per 3 volte consecutive dai Mondiali di calcio).
Facciamocene una ragione, per ora è chissà per quanto abbiamo da esprimere ben poco, e non è solo un fatto di capacità di incentivi e investimenti, o peggio di familismo amorale. La Storia, la nostra, probabilmente non paga più.

Armando Lostaglio