Da Sx: Pietro Sermonti, Luca Vendruscolo (regista), Pif, Giacomo Ciarrapico (regista), Alessandra Mastronardi, Corrado Guzzanti. (Foto di Catello Masullo, Sala Petrassi, 16 ottobre 2026)
Il Ministero dell’Amore RECENSIONE DI CATELLO MASULLO
Il Ministero dell’Amore
Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo, Italia, 2026, 106 min
16 ottobre 19:00 Sala Sinopoli
Sinossi
Aldo è un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei Ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell’anima. Quando la storia d’amore con Claudia inizia a vacillare, il “Governo Aldo” precipita nella sua più grande crisi.
NOTE DI REGIA
Il film è iberamente ispirato al monologo teatrale Stare meglio oggi, scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e portato in scena da Carlo De Ruggieri dal 2013, e il passaggio dal palcoscenico alla macchina da presa è stato per noi naturale. Molte volte ci troviamo a lamentarci del nostro Paese, dei governi, del modo italiano di affrontare le cose. Allo stesso modo, ci capita di lamentarci di come siamo fatti e immaginiamo come vorremmo essere. Il Ministero dell’Amore nasce da questo parallelismo, tra la nostra società e il modo in cui l’individuo ne fa parte, che poi è l’elemento che pensiamo gli permetta di arrivare al pubblico. Insieme ad uno straordinario cast che ha abbracciato il progetto e ci ha creduto.
Film fruibile in modalità accessibile tramite l’App Movie Reading (MR), con audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti e sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche
Regia
Giacomo Ciarrapico
Nato a Roma nel 1971, è regista e sceneggiatore. Diplomato al Centro Sperimentale, è tra gli autori e registi di Buttafuori e Boris, da cui nasce anche Boris – Il Film. Ha firmato e diretto, insieme a Torre e Vendruscolo Ogni maledetto Natale e, con Vendruscolo, la sitcom Liberi Tutti .
Luca Vendruscolo
Regista e sceneggiatore nato a Udine nel 1966, si diploma in sceneggiatura al Centro Sperimentale. Dopo l’esordio con Piovono Mucche, firma con Ciarrapico e Mattia Torre Buttafuori, la serie Boris e Boris – Il Film e, insieme a Ciarrapico, la sitcom Rai Liberi tutti.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo (basato sulla piéce teatrale / based on the stage place Stare meglio oggi di / by Giacomo Ciarrapico
Fotografia:
Alfredo Betrò
Montaggio:
Clelio Benevento
Scenografia:
Sonia Peng
Costumi:
Susanna Mastroianni
Musica:
Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Suono:
Filippo Porcari
Produttore:
Claudio Saraceni, Federico Saraceni, Jacopo Saraceni
Produzione:
Ideacinema
Coproduzione:
Amazon MGM Studios
Distribuzione italiana:
Prime Video
Cast:
Pif, Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro, Alessandra Mastronardi, Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo, Andrea Pennacchi
RECENSIONE DI CATELLO MASULLO:
Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo formavano un terzetto formidabile con il compianto Mattia Torre. Dalle loro felicissime penne sono uscite le cose più spassose dell’ultimo trentennio, almeno, su tutto l’irresistibile Boris (sia serie che film). Genialità comica allo stato puro. Non poteva che essere alla stessa altezza questo Il Ministero dell’Amore. Originale, spassosissimo, corrosivo, quanto basta, grottesco al diapason. Una satira sul nostro ceto politico che coniuga in modo oltremodo intelligente e sublime tutti gli stereotipi più gustosi che già conosciamo e ne coniuga di nuovi in numero spropositato. Valga, ad esempio, la esilarante spiegazione che l’impiegato veterano del Ministero dell’Amore del titolo, interpretato magistralmente da Andrea Pennacchi, fornisce alla nuova recluta, Zeno, appena arrivata: “Non hai capito un cazzo! L’Amore non esiste, ma dobbiamo fare finta che ci sia, altrimenti la vita non ha senso. È come la democrazia, non esiste, ma bisogna far finta che esista, altrimenti il paese è morto!”. E lo scambio di battute, successive, sempre tra i due: “Cosa hai capito? / Che questo paese non cambierà mai. / Porca boia, sei diventato vecchio in mezza giornata!”. Le gag e le battute si susseguono a ritmo incessante. Spesso sfiorando il sopra le righe, senza mai oltrepassarlo davvero. Gli interpreti sono maiuscoli, tutti. Ma al solo, inarrivabile, Corrado Guzzanti (presidente del consiglio per tutte le stagioni, da iscrivere forse al partito degli “Ignavi per la Democrazia”…) è stata concessa libertà di improvvisazione (nella sceneggiatura, al solito d’acciaio, i dialoghi erano già inarrivabili) (sul set, in una giornata di lavorazione andata particolarmente spedita, avendo finito mezz’ora prima del previsto, i registi hanno chiesto a Guzzanti di improvvisare qualche improbabile e creativa serie di promesse elettorali da disattendere puntualmente: hanno dovuto cancellare dall’audio registrato le risate di tutta la troupe che si è sganasciata per tutto il tempo…). Pregevoli tutti i reparti, anche la messa in scena, la cura dei particolari, gli arredi, e, soprattutto la pasta cromatica, un perfetto vintage anni ’70, con la dominante beige (come il maglione di Pif) a sancire l’immobilismo più inscalfibilmente lapideo di quella Italia, con la durata media dei governi che non superava gli 11 mesi, e che si riformavano dopo ogni crisi con le stesse facce, ma in posti alternati. Imperdibile.
Curiosità, ho chiesto ai registi: “Luca, Giacomo, vedendo il film pensavo a Mattia (Mattia Torre, n.d.r.), ne sentivo la presenza. Voi lo sentite ancora presente? Anche per questo film? Se lo aveste scritto con lui sarebbe stato diverso?”. La risposta di Luca Vendruscolo: “si, Mattia è sempre con noi. Vorrei che ridesse delle cose che scriviamo e facciamo. Naturalmente sarebbe venuto meglio se ci fosse stato anche lui”. Ha poi chiosato anche Pietro Sermonti: “A proposito di Mattia Torre, ho la sensazione di sentire parlare delle voci in testa da oltre 30 anni, dalla prima a cosa che ho fatto con loro. Mettere in scena le voci che ci abitano. Penso a loro due e a Mattia. Lascio una donna perché ho fatto un referendum “Cinzia exit”…
VALUTAZIONE SINTETICA : 8
