Un hiver russe RECENSIONE DI ROSSELLA POZZA

Un hiver russe RECENSIONE DI ROSSELLA POZZA

Patric Chiha, Francia, 2026, 87 min

16 ottobre 17:00  Maxxi

Sinossi

Per molti russi, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina del 2022, c’è stata la chiamata alle armi, la prigione o l’esilio. Chi, come Margarita e Yuri, non ha voluto rendersi complice del regime si è imbattuto nelle correnti contrarie della Storia, né è mai veramente approdato da qualche parte.

NOTA SUL FILM
Un film sull’emigrazione politica ma soprattutto su una generazione a cui la guerra ha sottratto la possibilità di immaginare con chiarezza il futuro.

NOTE DI REGIA
Questi uomini e donne fanno esperienza di una condizione inimmaginabile, ma i loro volti parlano della fragilità e violenza del mondo; così, in queste storie russe e di russi e nelle domande che loro, bloccati in un eterno presente, fanno a se stessi, io, che penso all’Europa, ritrovo le mie paure.

Regia

 

Patric Chiha

Patric Chiha è un regista austriaco di origini ungheresi e libanesi. Si è formato all’ESAA Duperré di Parigi e all’INSAS di Bruxelles, per spaziare poi dal cinema di finzione al documentario: sono suoi Domaine, del 2009; Boys Like Us, del 2014; Brüder der Nacht, del 2016; Si c’était de l’amour, del 2020; e La bestia nella giungla, del 2023. Ha presenziato a festival quali Venezia e la Berlinale.

Cast and Crew

Fotografia:

Céline Bozon

Montaggio:

Anna Riche

Musica:

Yuri Nosenko

Suono:

Pierre Bompy, Amaury Arboun, Matthieu Perrot

Produttore:

Katia Khazak, Charlotte Vincent

Produzione:

Aurora Films

Coproduzione:

Le Fresnoy – Studio National des Arts Contemporains

Distribuzione internazionale:

Best Friend Forever

 

RECENSIONE DI ROSSELLA POZZA

Vedendo questo film mi è venuto in mente (mi rendo conto che è un tantino derisorio, e me ne scuso con l’autore) il Nanni Moretti di Ecce Bombo, che è petulantemente inquisitorio verso una ragazza di cui non riusciva a capire come facesse a campare ed a mantenere un certo stile di vita senza svolgere una qualsiasi attività retribuita. Perché, effettivamente, non si capisce di che campino questi esponenti della emigrazione russa a seguito della invasione armata dell’Ucraina. Li vediamo ciondolare in vari paesi europei, frequentarne le spiagge, i locali turistici , in una perenne vacanza, senza mai impegnarsi in una qualunque attività lavorativa. Il film ha comunque il merito di mettere in luce un fenomeno migratorio non esattamente di pubblico dominio.

 

BALUTAZIONE SINTETICA: 7