Da sx: il regista Emmanuel Marre, Marco Pontecorvo (grande direttore della fotografia e regista a sua volta), che gli consegna il Premio intitolato a suo padre Gillo (prima edizione), Paola Malanga, direttore artistico della Festa del Cinema di Roma. (Foto di Catello Masullo, Sala Petrassi, 24 ottobre 2026)
Notre salut RECENSIONE DI ROSSELLA POZZA
Emmanuel Marre, Francia, Belgio, 2026, 158 min
24 ottobre 20:00 Sala Petrassi
Sinossi
Settembre 1940. Henri Marre arriva solo a Vichy, mentre si insedia il regime collaborazionista del maresciallo Pétain. Convinto di poter contribuire a risollevare la Francia dalla sconfitta, Henri si mette al servizio della nuova amministrazione e ne fa propri i metodi, cercando di diventare indispensabile. Ma forse cerca qualcosa di più urgente: sfuggire alla propria rovina.
NOTA SUL FILM
La prima volta che incontriamo il protagonista è a una festa: appare un po’ spaesato, ripreso in primissimo piano, una scelta che il regista Emmanuel Marre manterrà quasi per tutto il film. È una prospettiva che si estende agli altri personaggi, agli sguardi, ai gesti, alle delazioni e alle paure con cui tutti paiono affrontare un mondo soffocante e sospettoso. Un film che indaga con lucidità su un pezzo di storia che la Francia ha spesso ignorato.
NOTE DI REGIA
Il film racconta il funzionamento di una dittatura, mostrando come opportunismo, convinzioni ideologiche e umiliazioni personali possano intrecciarsi fino a trasformare un uomo in ingranaggio del sistema. Non un processo, ma l’analisi di un percorso umano, senza fascinazione per il male.
Regia
Emmanuel Marre
Emmanuel Marre vive e lavora tra Bruxelles e Parigi. Dopo il corto Le film de l’été, accolto con interesse alla Berlinale 2017, nel 2018 inaugura la collaborazione con Julie Lecoustre per D’un château l’autre, Pardino d’oro a Locarno. Nel 2020 hanno codiretto Rien à foutre, presentato alla Semaine de la Critique 2021. Il suo primo lungometraggio in solitaria, Notre Salut, è stato in concorso a Cannes nel 2026.
Cast and Crew
Sceneggiatura:
Emmanuel Marre, Julie Lecoustre
Fotografia:
Olivier Boonjing
Montaggio:
Nicolas Rumpl
Scenografia:
Anna Falguères
Costumi:
Prunelle Rulens
Suono:
Antoine Bailly
Produttore:
Sébastien Andres, Jules Grange, Alice Lemaire, Alexandre Perrier
Produzione:
Kidam, Michigan Films, Condor Distribution, Les Films Pelléas, Unité, Les Films de Pierre, France 2 Cinéma, The Ink Connection, RTBF, Be TV, Orange Proximus
Coproduttore:
Xavier Gens, Grégoire Gensollen
Distribuzione italiana:
I Wonder Pictures
Distribuzione internazionale:
Charades
Cast:
Swann Arlaud, Sandrine Blancke, Mathieu Perotto, Harpo Guit, Mathilde Abd-El-Kader, Jean-Baptiste Marre
RECENSIONE DI ROSSELLA POZZA
Emmanuel Marre ha ritrovato un corposo scambio di lettere dei suoi bisnonni che gli ha consentito di fare nuova luce su una delle pagine più buie della storia francese, quella del governo collaborazionista con gli invasori nazisti, basato a Vichy, sotto la guida del dittatore maresciallo Pétain. Il materiale è stato integrato con corpose ricerche d’archivio, mettendo in evidenza il meccanismo diabolico della formazione e perpetuazione di una dittatura. Più che alla banalità del male di Anna Arendt, siamo di fronte ad una esemplificazione del male della banalità. Di come tante persone, apparentemente comuni, apparentemente brave persone, possano dare luogo al male assoluto. Scritto con la precisione dell’anatomopatologo, il film ha guadagnato, meritatamente, il premio per la migiore sceneggiatura a Cannes e il Premio Gillo Pontecorvo, prima edizione, alla Festa di Roma. Memorabile.
VALUTAZIONE SINTETICA: 7.5
